Il programma di Grillo: Tanto cuore ma poca testa

Il Movimento 5 Stelle (M5S) é un fenomeno che si avvia ad essere uno dei maggiori protagonisti delle prossime Elezioni politiche. Il movimento é incentrato sulla figura di Bepper Grillo che é alla base dell’iniziativa e senza di lui il movimento e le varie singolaritá non avrebbero né visibilitá né successo.

Il valore aggiunto del M5S é “l’effetto terremoto” che porterá nel mondo della politica considerando l’alta probabilitá di raggiungere percentuali non trascurabili in Parlamento. Molto probabilmente il suo effetto nel tempo si ridurrá fisiologicamente come sta avvenendo per movimenti simili in Europa dove la distanza tra le forti aspettative e i risultati concreti hanno inevitabilmente portato ad una delusione e la conseguente perdita di consensi.

Per un’analisi concreta delle idee del M5S é utile dare un’occhiata al NON-Programma disponibile e invariato da molti anni sul sito ufficiale di Beppe Grillo.

Il NON programma si divide in 7 sezioni: Stato e Cittadini, Energia, Informazione, Economia, Trasporti, Salute, Istruzione e per ognuna di esse vengono elencati i diversi punti.

Stato e Cittadini

Il grosso del programma é dedicato alla riduzione dei privilegi per le cariche pubbliche. E’ il manifesto “Anti-casta” che ha sempre contraddistinto il M5S e che ne fa il valore aggiunto primario. La questione dei privilegi é di fondamentale importanza per la ricostruzione della “moralitá politica” del paese. Un cambiamento drastico della politica é necessario nel nostro paese e il M5S é l’unica voce che costantemente lo richiama. L’impatto economico della riduzione dei privilegi invece non é cosí consistente sul debito pubblico come molti credono ma questo non viene mai esplicitato.

Alcune proposte della sezione come l’abolizione delle Province o l’accorpamento dei comuni  sono sicuramente positive ma bisogna dare qualche informazioni in piú sulle metodologie di applicazione. Tutti i Partiti hanno annunciato queste misure ma nessuno é stato in grado di applicarle.

La presenza di Internet e la partecipazione via Web dell’elettorato viene richiamata con insistenza ma non ha grossi vantaggi in termini democratici considerato lo scarso uso Italiano della rete e la copertura della banda larga.

Si chiede l’abolizione delle Authority senza capire che invece dovrebbero essere potenziate e de-politicizzate per combattere i monopoli e rendere il mercato piú competitivo. Il programma da un lato chiede di eliminare i monopoli dall’altro di cancellare l’arbitro, un controsenso.  Le Authority devono cambiare e separarsi dal controllo politico ma non é eliminandole che si migliora il mercato Italiano.

Energia

Il capitolo energetico sembra completamente e innegabilmente positivo. E’ molto forte infatti nel M5S l’attenzione per la cosiddetta Green Economy con una forte spinta verso il rinnovamento nella produzione di energia e il conseguente miglioramento della societá. Tutti principi corretti e condivisibili ma da una lettura piú attenta ci si accorge della presenza insistente della parola “Incentivazione”.  Il mercato delle energie rinnovabili ha giá dimostrato i suoi limiti in termini di costi per la collettivitá. Nel nuovo conto energia (versione 5.0) le incentivazioni arrivano a quasi 7 miliardi di Euro l’anno (tetto massimo annuo del Conto Energia). Questo meccanismo perverso di incentivazioni selvagge ha portato ad un incremento fortissimo e falsato del fotovoltaico e del numero di impianti istallati un pó ovunque (drogaggio di mercato) principalmente per convenienza economica.

Il risultato si é visto nel 2011 quando l’Italia (udite udite) ha superato la Germania in numero di istallazioni fotovoltaiche portandosi al primo posto a livello mondiale:

  1. Italia 6,9 GW
  2.  Germania 5,9 GW
  3. US 2,7 GW
  4. Cina 1,7 GW

Questa fantastica performance del popolo Italiano che non brilla per essere nativamente ecologista dimostra che c’é qualcosa di strano e che gli incentivi forse sono un pó troppo generosi.

Continuare a spingere sull’incentivazione di tutte le energie alternative non é la strada migliore perché:

  • Le risorse per le incentivazioni non fanno altro che gravare sulle imposte di tutta la collettivitá.
  • Il peso degli incentivi é alto. Basta considerare che la sola proposta di rimodulazione dell’IMU promessa da Bersani pesa 2 Miliardi all’anno mentre gli incentivi per il solo fotovoltaico sono 3 volte maggiori.
  • I risultati in termini di istallato previsti per il 2020 sono giá stati superati da molto tempo.
  • Se si considerano tutte le altre fonti rinnovabili a quanto puó salire il peso delle incentivazioni totali?
  • Gli incentivi drogano il mercato e lo distorgono con conseguenze sociali. Molte aziende italiane nel settore del fotovoltaico hanno investito molto negli anni del boom e adesso, con un mercato che rallenta e torna a livelli “non drogati”, si ritrovano in crisi con rischio licenziamenti. L’incentivo ha creato purtroppo il danno e non puó essere un’eterna cassa integrazione.
  • Esistono energie rinnovabili come le biomasse che non possono economicamente (ed ecologicamente) sopravvivere salvo rari casi. In quasi tutti i progetti di impianti per Biomasse (Energia termica prodotta bruciando fondamentalemente legname) la fattibilitá é legata alla presenza di finanziamenti pubblici. Non é accettabile avere una fonte di energia anche pulita che necessita costantemente di soldi pubblici. Le Biomasse per esempio lavorano bene per impianti piccoli che coprono qualche abitazione. La visione di molti peró é di usarle come centrali per aree piú estese e a controllo pubblico con la scusa della valorizzazione del territorio. La conseguenza é di un costo per la collettivitá ed un controllo pubblico e politico del mercato energetico.

L’incentivo statale ha un senso per la promozione di una tecnologia ma deve essere limitato nel tempo e controllato. Quando invece un fenomeno é artificialmente tenuto in vita dai soli incentivi statali, che generano spesso anche speculazioni, sarebbe bene riflettere e muoversi con cautela.

Il programma del M5S considera probabilmente risorse monetarie illimitate e gioca sul fatto che nessuno si permette di criticare un’energia rinnovabile semplicemente per ignoranza diffusa sui reali costi.

L’efficienza energetica degli edifici é un altro punto condivisibile del programma energetico. La trasformazione peró non puó essere fatta da un giorno all’altro perché avrebbe un impatto troppo alto sulle finanze dei singoli cittadini e dello stato.  In Italia dovremmo prima di tutto imparare a gestire i fondi giá a disposizione evitando pessime figure. Pretendere una cosí forte gestione pubblica (incentivazioni) dopo questi esempi di inefficienza non ha un senso pratico e logico.

La politica selvaggia di incentivazione vá fermata in questa forma e controllata in ogni sua voce. Servono numeri e progetti reali altrimenti si parla come sempre senza avere in testa le soluzioni vere.

L’attuale mancanza di risorse pubbliche non rende possibile il finanziamento di molti punti e quindi alcune promesse rimarrebbero scritte solo sulla carta o pubblicate sul Web (con conseguente consumo energetico dei server).

Informazione

Questo capitolo ha un punto molto importante e condivisibile: la cancellazione dei finanziamenti alle testate giornalistiche. La scarsa qualitá del giornalismo Italiano é il risultato del controllo totale da parte della politica. Nessuno si permette di criticare il proprio datore di lavoro e questo non puó che influire sulla libertá di informazione. In Italia non c’é un problema di libertá di stampa come molti credono ma un grosso problema di libertá di INFORMAZIONE. L’idea di finanziare tutti come segno di libertá di espressione é fondamentalmente sbagliata. Gli unici finanziatori della Stampa devono essere i suoi lettori e non tutti i cittadini Italiani attraverso le tasse.

La parte relativa all’informazione televisiva (divieto di possedere un certo numero di televisioni etc.) va in una direzione esplicitamente antiberlusconiana che potrebbe peró rivelarsi nociva per la libertá di mercato. Il tutto andrebbe calibrato e specificato. La rinegoziazione delle frequenze é corretta ma 5 anni sono un arco temporale corto per un ritorno degli investimenti e quindi solo pochi (e grandi) potrebbero permetterselo.

Un argomento molto caro al M5S é la rete. Molti dei suoi punti peró sono concettualmente sbagliati e non applicabili:

Internet gratis per tutti e copertura ADSL di tutto il territorio: La realtá é che dietro a questi due punti c’é qualcosa che si chiama “mercato delle telecomunicazioni” ed esistono dei soggetti chiamati “Operatori fissi” i quali vendono i loro servizi di accesso alla rete e non possono essere trascurati. Promettere Internet gratis per tutti vuol dire semplicemente che:

  • la connessione é pagata dallo Stato notoriamente non molto ricco e con i bilanci negativi
  • La concorrenza e gli operatori stessi sparirebbero insieme al mercato delle telecomunicazioni che verrebbe controllato al 100% dallo Stato con consistenti e inevitabili esuberi di personale (il mercato delle TLC ha una dimensione non trascurabile).

Stesso discorso per la copertura ADSL di tutto il territorio. Chi lavora nel settore sa benissimo che questi investimenti non sono piccoli, basta considerare che portare una fibra in cima ad una montagna non é a costo zero. Gli operatori non coprono tutte le aree per un problema di recupero degli investimenti. Il Ritorno degli investimenti (o profitto) non é una bestemmia ma la base del ciclo economico, senza questa “piccola” variabile si ferma tutto. Se un’azienda é costretta a fare investimenti senza recuperarli soffrirá di un conseguente aumento dei costi interni che in qualche modo dovrá essere riequilibrato. Se non si vuole invece far leva sui bilanci delle aziende allora gli investimenti dovrá farli lo Stato e si torna al solito discorso delle sovvenzioni quindi, abbiamo disponibilitá? NO.

Statalizzazione della rete di Telecom Italia e l’impegno da parte dello Stato di fornire gli stessi servizi a prezzi competitivi ad ogni operatore telefonico: E’ necessario considerare che tutto quello che passa allo Stato diventa automaticamente un costo dei cittadini. Sinceramente non credo che oltre al canone ci sia l’interesse di pagare nuovamente l’infrastruttura di rete Telecom Italia (perché se passa allo stato si pagherá 2 volte). L’attuale mercato delle telecomunicazioni obbliga giá adesso Telecom Italia a vendere a prezzo di costo (concetto non facilmente quantificabile) l’accesso alla sua rete. Questo serve per garantire la stessa possibilitá di copertura nazionale ad ogni operatore. Il  meccanismo é controllato dall’Authority e sfocia nell’offerta Telecom Italia chiamata Wholesale (vendita all’ingrosso). E’ il caso di gestire tutto pubblicamente sopratutto considerata la scarsa efficienza del nostro Stato? Come giá detto precedentemente é meglio migliorare le regole per la competizione di mercato attraverso un potenziamento delle Authority?

 Introduzione dei ripetitori Wimax per l’accesso mobile e diffuso alla Rete:  Come giá spiegato in un altro post la tecnologia LTE é la strada per l’accesso mobile. La tecnologia WiMax sembra aver preso un binario morto. A parte il discorso tecnologico chi dovrebbe pagare i “ripetitori”? sempre il solito Stato? Il grosso problema Italiano degli accessi Wireless non sono i ripetitori che sono investimenti infrastrutturali dell’operatore ma é la disponibilitá di frequenze. Liberalizzare le frequenze wireless ad oggi bloccate (almeno per il Wifi) é la strada per il miglioramento del mercato prima di istallare le antenne pubbliche. Ognuno faccia il suo mestiere, lo Stato faccia lo Stato e non l’operatore di rete.

Allineamento delle tariffe di connessione a Internet e telefoniche a quelle europee: La superficialitá di questo punto é disarmante. Le tariffe non cadono dal cielo o sono decise sulla base di scelte “tiranniche”ma rispondono a leggi di mercato che considerano costi, ricavi e competizione di mercato. I vari paesi Europei per condizioni di mercato diverso hanno ovviamente tariffe diverse. Chiedere un allineamento delle tariffe senza avere le stesse regole di mercato é impraticabile. Il mercato Italiano a differenza di altri paesi non aiuta la concorrenza ma preferisce organizzarla attraverso il controllo pubblico. Il risultato é che in Italia le tariffe non seguono regole di concorrenza vere ma regole di connivenza.

La strada non é allineare le tariffe ma allineare la libertá di mercato grazie al rafforzamento delle varie Authority. Le Authority servono anche per la diffusione della rete perché se ben fatte migliorano la competizione e quindi la possibilitá di investimenti differenziati (piú operatori anche locali) al posto di un controllo centralizzato (e politicizzato) di pochi.

Ad  esempio nel gruppo Vodafone, l’Italia é il paese che ha il margine operativo piú alto  cioé fa piú profitto rispetto agli altri paesi. I costi Italiani delle reti non sono piú elevati e allora come mai le tariffe sono piú alte nonostante i profitti abbondanti? Semplicemente manca la competizione vera. In Italia si preferiscono gli accordi fra i diversi operatori alla reale competizione in modo da mantenere profitti piú alti per tutti. Un Authority vera e forte é l’unica alternativa per abbattere questo vizio tipicamente Italiano e il mercato libero e la competizione sono gli unici metodi per abbattere le tariffe.

Economia

Il paragafo é alquanto imbarazzante. In mezzo alla piú grande crisi del secolo si dimostra di non avere la reale comprensione della gravitá del momento. E’altrettanto vero che in nessun programma di partito si riscontra una conoscenza economica all’altezza della situazione ma considerato che il M5S si propone come il nuovo, allora ci si aspetta che sia diverso e migliore.

Il Grillo-pensiero economico non fa altro che inventare favole con orchi cattivi vestiti da banche che hanno il 100% delle responsabilitá e devono essere sconfitti. La differenza fra Grillo e Berlusconi é praticamente nulla, nel caso del Cavaliere gli orchi hanno semplicemente un uniforme tedesca ma sostanzialmente sono anch’essi parte di un fantomatico complotto globale.

Notizie degli ultimi giorni sembrano dare ragione a Grillo e alla sua propaganda anti banche ma purtroppo sono solo la dimostrazione che nel mercato servono regole chiare e non la nazionalizzazione delle banche. Nel caso di MPS infatti il controllo politico locale (e quindi pubblico) é forte come in tutte le altre banche italiane ma nonostante questo non si sono evitati gli schianti. Il problema quindi non é nazionalizzare ma fare regole vere e controlli severi. E’ lo Stato che mediante la politica controlla le banche e non il contrario come tutti pensano, incluso Grillo, e i risultati si vedono.

Utilizzare il termine “Scatole Cinesi” nel programma é un pó troppo generico e diventa difficile identificare aziende che rientrino in questa categoria. Non vengono indicati invece quali sono le nuove regole da introdurre per la loro eliminazione o controllo.

L’abolizione dei Monopoli ha sicuramente un impatto positivo sull’economia ma forse bisogna ricordare a Grillo che letteralmente significa liberalizzare cioé lasciare tutto in mano al mercato (cattivo). Sentendo i discorsi pubblici del comico non sembra peró che le liberalizzazioni siano una prioritá per il M5S.

Evitare che la stessa persona faccia parte di diversi consigli di Amministrazione (specialmente per aziende in competizione) e anch’esso un elemento di liberalizzazione e per questo condivisibile e importante.

Sul discorso Debito pubblico invece il programma é nullo e questo non fa onore considerati gli attuali problemi.

Riduzione del debito pubblico con forti interventi sui costi dello Stato con il taglio degli sprechi: Non é una risposta seria ma solo generica se non viene accompagnata da numeri a sostegno. Qual’é la differenza fra Grillo e il Pifferaio magico di Arcore con questo tipo di argomentazioni? Se si vuole dimostrare di essere un’alternativa seria bisogna differenziarsi con proposte credibili e concrete. Non si puó parlare di riduzione dei costi quando nel resto del programma si distribuiscono incentivi, si acquistano reti di Telecomunicazioni oppure “ripetitori WiMax” in nome di una presunta equitá.

Il ricorso alle casse dello stato (che in Italia non sono propriamente colme di denaro) é ben rappresentato dai seguenti punti:

  • Favorire le produzioni locali
  • Sostenere le società no profit
  • Sussidio di disoccupazione garantito

Il programma finanzia tutto, lo Stato paga anche chi sul mercato non fa Profit. E come si fa a criticare qualcosa chiamato “No Profit”? Il profitto é il “male” e il No-Profit é il bene assoluto, giusto? No, é solo beneficenza pura e se rientra in un programma di economia nazionale richiede delle regole precise ed eque per le distribuzione di questi fondi (non illimitati). Serve identificare i soggetti destinatari con chiarezza per evitare il rischio di clientelarismi. Questo aspetto peró non viene ovviamente considerato.

Le produzioni locali dovranno anche loro essere finanziate ma aspettiamo Grillo e qualche spiegazione/numero in merito.

Il Sussidio di disoccupazione é la perla del programma economico, quasi pari al “ milione di posti di lavoro”. Una societá seria deve pensare prima a creare le migliori condizioni per il lavoro e non al sussidio per chi il lavoro non ce l’ha piú. I sussidi sono socialmente necessari ma non illimitatamente disponibili e questo bisogna dirlo alla gente, é trasparenza e correttezza morale.

Incuriosisce inoltre come un programma di economia nazionale consideri anche settori industriali non particolarmente importanti come la produzione di distributori di acqua in bottiglia. Ma questo rimarrá uno dei misteri irrisolti.

L’economia conta attualmente piú di qualunque altro aspetto, quando scarseggia le persone si impoveriscono e lo Stato di conseguenza non ha le risorse per gli aiuti (che arrivano dalle tasse e quindi dal lavoro). Nel programma del M5S l’economia é invece sottovalutata in termini di proposte fattibili, é il segno di una chiara impreparazione ad argomentare soluzioni con il risultato che almeno un 80% del programma risulta impraticabile.

Trasporti

Il capitolo dei trasporti segue ovviamente la linea “Green” indicando tutta una serie di azioni puntuali sull’incentivazione alla mobilitá ecologica. Tutto ragionevole nell’ottica di un “mondo piú sostenibile”. E’di sicuro effetto mettere le piste ciclabili come prioritá ma forse il loro sviluppo non si addice a programmi nazionali e le argomentazioni andrebbero discusse a livello regionale se non comunale.

La voce “corsie riservate per i mezzi pubblici” suona addirittura come un obbligo scritto sull’acqua. Immagino che molte aree urbane abbiano giá corsie riservate e il fatto che in alcune zone non esistano forse é legato piú a difficoltá costruttive/finanziarie piuttosto che ad un’anima “nera” delle amministrazioni locali.  Le infrastrutture hanno dei costi e in un momento di crisi sono difficili da applicare anche con la volontá.

Nei trasporti si ricorrere alle incentivazioni su quasi tutte le proposte. Ripeto: se si promette un servizio pubblico é necessario esplicitare il modo in cui si coprono i costi perché in un periodo di crisi potrebbe risultare impossibile rispettare la promessa. Il rischio é di parlare al vento con argomenti per greggi, non é il caso. La parola “deficit” fino a prova contraria ha ancora un significato nonostante alcune sconsiderate teorie monetarie , con cui Grillo simpatizza, lo considerino una via illimitata di sviluppo.

Il punto sulla TAV é esclusivamente politico. La TAV é condivisibile o meno a seconda delle proprie convinzioni sullo sviluppo di un paese. La materia é difficile da decodificare al 100% per il gran numero di interessi da entrambe le parti, NO-TAV e PRO.

La “Banda Larga” nei trasporti non é chiara, forse é legata alla voce “telelavoro” anche se é ovvio il legame fra le due cose. Il Telelavoro richiede secondo programma degli incentivi non ben definiti ma nella realtá ha bisogno solo di una regolamentazione e gli incentivi alle aziende arrivano direttamente dall’applicazione stessa del telelavoro senza bisogno di soldi pubblici.

Salute

Si promuove l’informazione sanitaria come mezzo di prevenzione. Tutto corretto se non fosse che non é un punto fondamentale della gestione sanitaria Italiana. Un cittadino Italiano non percepisce la carenza informativo-sanitaria come causa principale della “Mala-Sanitá”. Se l’informazione fosse l’unico problema sanitario Italiano saremmo giá ad un ottimo livello di servizio ma purtroppo le carenze sono altrove e ben piú importanti.

Nel programma Salute non compare invece alcun riferimento a problemi reali del sistema sanitario Nazionale e ogni singolo punto del programma si occupa di aspetti alquanto marginali. L’Introduzione di oppiacei per la cura del dolore per esempio non ha grossa influenza sul miglioramento generale della Sanitá Italiana. Sono elencati punti sicuramente condivisibili e utili ma ben lontani dal miglioramento dell’intero sistema, semplicemente opzioni secondarie di gestione.

La Sanitá Italiana come in tutti gli altri paesi Europei ha un peso molto forte sui costi generali dello Stato. Il problema Italiano é che questo grosso costo non viene percepito dai cittadini come servizio. Quello che serve é invece un programma per rendere le spese efficienti e liberare risorse per migliorare il servizio stesso. Ogni Ente sanitario non deve per esempio avere autonomia delle proprie forniture ma questo deve essere gestito centralmente in modo da ridurre i costi. In questo modo si evita di pagare una siringa in Sicilia il doppio di quello che si paga a Milano. E’ la teoria dei “Costi Standard”.

“Introduzione del reato di strage per danni sensibili e diffusi causati dalle politiche locali e nazionali“ non é sinonimo di serietá per un programma sanitario ma solo uno stimolo per forcaioli populisti in cerca di vendetta. Bisogna creare delle regole e dei controlli veri non aggiungere reati per giustiziare meglio i colpevoli.

Le discussioni reali non vengono affrontate dal M5S ma si preferisce elencare idee anche giuste ma che non hanno impatto nel miglioramento globale del sistema Sanitario Nazionale.

Istruzione

Due punti fra tutti importanti e condivisibili, l’abolizione del valore legale del titolo di studio e l’integrazione fra Aziende e Universitá anche se quest’ultima proposta andrebbe elaborata meglio.

Il continuo forzare su Internet e la rete é invece eccessivo. La rete non serve agli studenti per studiare ma l’informatizzazione dell’istruzione significa creare una rete di scuole su tutto il territorio in maniera piú efficiente di come viene fatto adesso (ottimizzare la spesa).

Internet non é il luogo dove risiede l’istruzione ma é solo un utile mezzo per recuperare rapidamente alcune informazioni. Internet non migliora l’istruzione é solo uno strumento alternativo di comunicazione.

I libri di testo elettronici possono essere un eventuale alternativa ma non capisco quale legame abbiano con la gratuitá. Il prezzo di un libro non é solamente carta e copertina ma anche diritti dell’autore. Credo che il lavoro per la scrittura di un libro debba essere riconosciuto con un prezzo oppure la sua diffusione gratuita una scelta dell’autore. Dire che é automatica con la diffusione in rete é solo un modo per giustificare la pirateria oppure per caricare lo Stato di costi aggiuntivi in caso debba pagare i libri.

Il sistema nazionale va riformato e reso piú efficiente, in generale deve essere valutato e valorizzato il lavoro di ogni singola scuola o Universitá. Ogni ente deve essere misurato (punto che esiste ma é blando) per i suoi risultati. I mezzi per misurare ci sono ed é possibile valutare interi istituti o singoli insegnanti. Le scuole devono essere in competizione fra di loro per accedere ai fondi statali e l’unico metro di misura sono i risultati didattici. Non é ammissibile far cadere dall’alto i finanziamenti senza distribuirli equamente sulla base di risultati. Bisogna premiare gli insegnanti e stimolarli a fare meglio creando strumenti di misura per la famosa meritocrazia.

Il programma M5S non contribuisce in tale senso ma decide solo di distribuire i soldi senza introdurre regole di valutazione.

Conclusioni

Il M5S é effettivamente l’UNICO movimento schierato contro i privilegi della “Casta” e questo ne fa il grosso valore aggiunto. L’impatto che il M5S avrá sulla moralitá politica sará sicuramente importantissimo e con risvolti positivi. Senza una classe politica morale é impossibile fare riforme.

Il valore del M5S e del suo programma peró non va oltre la lotta alla Casta.

L’organizzazione e i contenuti sono confusi , si passa da macro (abolizione province) a micro argomenti (spazi condominiali per le biciclette) senza una logica e dimostrando una certa superficialitá.

Non ci sono voci relative all’occupazione ma solo interventi per garantire sussidi alla disoccupazione e non é positivo considerato il periodo.

Il ricorso costante a finanziamenti statali sotto forma di incentivazioni, fondi pubblici o semplici acquisizioni statali di infrastrutture private rendono il programma ad alto rischio di fallimento per la quasi totalitá dei punti. Non si indica chiaramente come recuperare i soldi necessari agli investimenti ed é quindi scontato il ricorso a nuove imposte che andrebbero a gravare sui cittadini giá sottoposti ad una tassazione troppo elevata. Il “taglio degli sprechi”é un argomento troppo blando per il recupero dei fondi pubblici e nella realtá non puó coprire l’elevato sforzo imposto dal programma.

Il ricorso continuo al controllo statale di parti del mercato non fa altro che trasformare monopoli privati in monopoli pubblici con relativo peggioramento di prezzi e servizi per i cittadini. Mentre da un lato si chiede l’abbattimento di monopoli di fatto dall’altro si promuove il controllo dello Stato ovvero il monopolio per definizione.

Nel programma non sono indicate le iniziative per l’applicazione dei diversi punti. Se ci si presenta come una forza nuova e rivoluzionaria bisogna dimostrare di esserlo veramente anche in termini di contenuti altrimenti non si notano le differenze con l’attuale offerta politica.

Il M5S sfocia spesso per bocca di Grillo in assurde teorie economiche poi condivise passivamente dalla massa. Esse non hanno un razionale e sono la dimostrazione dell’assenza di conoscenze in materia. Questo non é accettabile per una novitá importante come il M5S in un periodo come questo, bisogna andare oltre la sola caccia alle streghe. Non serve trovare nemici serve risolvere i problemi.

Il M5S forse ha solo un problema di giovinezza …o forse anche no.

Liste Pulite

Nel nostro paese le cattive abitudini vanno sempre di moda. La nuova campagna elettorale del PdL é all’insegna dello spot “Liste Pulite” ma i primi segnali dimostrano che il nostro caro Silvio Berlusconi continua a preferire il solito vecchio baraccone piuttosto che la sobrietá.

Le scontate candidature per restituzione di favori dei clown Scilipoti e Razzi, il riciclaggio di Minzolini in Liguria e la meritata promozione in Parlamento di Renata Polverini, confermano la naturale propensione allo spettacolo Circense del PdL. Macchiette mediatiche da commedia dell’arte come migliori rappresentati della politica mercenaria Italiana del nuovo millennio.

E le famose Liste Pulite? Unico risultato l’esclusione dei volti noti dell’universo colluso PdL:Cosentino,Dell’Utri eMilanese.

La regola era chiara: l’esclusione dalle liste dei candidati inquisiti o condannati.

Quindi giustizia fatta e questione risolta? Anche no. In Lombardia la moralitá non arriva e nella lista troviamo ancora:

  • Salvatore Sciascia: Uomo Mediaset condannato definitivamente per corruzione
  • Paolo Romani: Ex ministro delle telecomunicazioni e uomo Mediaset inquisito dalla Procura di Monza per peculato e istigazione alla corruzione.
  • Silvio Berlusconi ma LUI non conta, LUI é il PdL e non possiamo pretendere l’auto esclusione.

Ma allora perché Cosentino fuori e Sciascia, Romani dentro? Ma le regole? Ma la moralitá? Ma gli elettori?

Appunto.

Le esclusioni di Cosentino e Dell’Utri valgono circa un 1,5% di consenso in piú ciascuna. Esposizione mediatica. La moralitá di un partito si misura sul consenso mediatico e tutto il resto chissenefrega.

Milanesi, Cosentino e Dell’Utri sono mediaticamente esposti e il patron Silvio, attento ai sondaggi, li ha lasciati fuori. Quale sará il prezzo dell’esclusione per la collettivitá non é noto ma qualche incarico pubblico ben stipendiato prima o poi apparirá.

Questa é la triste tradizione della nostra classe politica, vent’anni di scandali e immobilitá hanno affondato una nazione ma non hanno scalfito la mentalitá.

Leggo che il PdL viene dato ad uno stabile 20%.

Ma vi state rincoglionendo o vi va veramente bene cosí?

Se pensavate di fare un viaggio in Argentina, non scomodatevi a comprare i biglietti del volo non servono.

Perché Oscar Giannino é una scelta valida per l’Italia

Parto da lontano. Circa 4 anni fa entravo in contatto quasi casuale con il blog www.noisefromamerika.org nel quale si discute principalmente di economia e politica Italiana. Il blog é gestito da un gruppo di economisti Italiani molti dei quali insegnano in Universitá estere, per la precisione negli US (Michele Boldrin e Sandro Brusco fra tutti). A parte questo dettaglio la modalitá di discussione é molto differente rispetto alla media delle pubblicazioni web. Lo stampo degli articoli pubblicati cerca sempre di dare spiegazioni a fenomeni economici e politici in maniera analitica evitando di cadere in ideologie o peggio ancora in luoghi comuni. La grande differenza rispetto alle normali discussioni é che si spiega un argomento facendo sempre riferimento a numeri e statistiche. Un contributo,una tesi, se non validati da prove (numeriche) o analisi, sono ritenuti nulli. Come spesso ho ripetuto in altri post, i numeri non mentono ed evitano approcci di “pancia” molto comuni in Italia, ma che non sono costruttivi a discussioni di nessun genere.

Fra le righe e i commenti di noise from amerika ho conosciuto un modo diverso di fare informazione , diverso rispetto al modello classico dei giornali Italiani (tutti) e all’informazione TV dei talk show politici fatti di risse verbali fra qualunquisti e pressapochisti senza argomenti. Ero in una fase di profonda delusione verso chi governava il mio paese (la classe politica in termini generali) e non vedevo o sentivo nessuno in grado di dare spiegazioni razionali. Tutti erano impegnati in una continua campagna elettorale per il mantenimento dei propri privilegi e la stampa era ferma in un mutismo non giustificabile.

Proprio in questo periodo mi imbatto anche nel blog diretto da Oscar Giannino. Inizio a conoscere il personaggio e a seguirlo anche su radio24 nella sua trasmissione del mattino.

In quel periodo sia gli economisti di NfA che Oscar Giannino erano ben lontani da ogni impegno diretto per il paese. Ogni volta che leggevo e ascoltavo i loro commenti (erano gli anni bui dell’ultimo Berlusconi) non potevo che accorgermi quanto la realtá economica del periodo fosse ignorata da parte della classe politica che dai giornalisti in tutte le discussioni.

Arriva Monti, l’Italia si accorge che c’é la crisi e scopre la parola “Spread”. Dopo 1 anno di lacrime e sangue tira un sospiro di sollievo e si prepara alle successive elezioni del 2013. Considerata la scarsitá di programmi e proposte i miei Super-eroi del blog creano un movimento per proporsi come alternativa all’offerta politica del momento. Personalmente negli anni passati mi sono sempre chiesto: “Ma perché in Italia non abbiamo persone del genere che ci gestiscono?”   Et voilá “Fare per fermare il Declino”… e il mio voto é assicurato. La mia scelta é lontana da qualunque ideologia astratta ma motivata dalla sola concretezza dei contenuti.

Oscar Giannino e il suo movimento non sono paragonabili a nessuna delle offerte elettorali del momento, partiti o movimenti che siano. La loro preparazione va ben oltre quella di tutti i leader attualmente in corsa messi assieme. Non esagero, é sufficiente ascoltare Giannino con attenzione per capire che conosce molto bene la situazione del paese e ha delle idee concrete per provare a risolvere i problemi. Consiglio di guardare queste 3 parti della puntata di OMNIBUS su LA7 di Lunedí 14/01/2013 e di riflettere su quello che dice Giannino. Sfido a trovare punti sui quali dissentire.

La Patrimoniale dello Stato

Commenti su evasione fiscale e peso delle tasse.

Le liberalizzazioni:

Esiste una grossa differenza di approccio rispetto alle altre campagne elettorali. Io personalmente trovo abissale il semplice ricorso a spiegazioni numeriche e non a promesse astratte. Giannino ha l’onestá di dirvi che l’IMU non é cancellabile con “i giochi” che il nostro vecchio pagliaccio continua a ripetere. Oppure che é inutile lanciare richiami alla giustizia sociale sotto forma di tassazione dei ricchi quando a conti fatti si andrebbe a colpire uno 0,4% della popolazione (oltretutto in un periodo di tassazione ormai troppo elevata in generale). Non si risanano i conti in questo modo ma si raccontano solo un sacco di balle elettorali.

A parte la grande stima maturata in 4 anni di letture ci sono anche altri motivi per cui credo che FiD e il suo programma sia una valida scelta per il futuro del paese:

  • PREPARAZIONE: Oscar Giannino e le persone di FiD hanno uno spessore culturale e tecnico (economico) che va ben oltre qualunque offerta politica del momento. Propongono concetti chiari e ne spiegano le motivazioni e la loro applicabilitá numerica. Non cercano voti stimolando “la pancia” degli elettori.
  • COERENZA: FiD ha scelto di correre da solo con tutti i rischi di questa scelta: sotto il 4% é fuori. Giannino ha dichiarato di aver ricevuto offerte sia dal PD, dalla Destra che dal Centro di Monti. Da tutte le parti l’offerta era: “lascia stare il tuo programma, vieni con noi e avrai  posti garantiti“.  Questa é l’unica offerta della politica Italiana: “la cadrega” tutto il resto non conta. Giannino da persona onesta e convinta ha rifiutato perché le idee ed i programmi dovrebbero contare piú degli interessi politici ma purtroppo non é cosí per tutti (vedi: Fini, Casini, Storace, La Lega e molti altri).
  • IL PROGRAMMA E I SUOI DATI: FiD presenta un programma UNICO. Esso é infatti chiarito dettagliatamente ed é corredato dalle relative analisi sulla fattibilitá di ogni singolo punto. Tutte le informazioni sono consultabili sul loro sito (http://www.fermareildeclino.it/). Nell’attuale campagna elettorale nemmeno il professor Monti si é sognato di mettere i numeri nel suo programma ma ha mantenuto un perfetto stile generico di partito.
  • LE TASSE SONO GIA’ AL LIMITE: FiD non accetta in nessun modo di aumentare il carico fiscale poiché lo sforzo richiesto ai cittadini e alle aziende Italiane é giá a livelli troppo alti. FiD afferma che la patrimoniale deve essere pagata dallo Stato riducendo i propri costi anziché gravare nuovamente sul cittadino e sui suoi beni. Ogni tassa aggiuntiva é un furto all’economia nazionale e nel caso specifico Italiano lo Stato non trasforma mai in servizi ai cittadini quell’enorme massa di soldi che preleva ogni anno. Tasse come la Svezia ma servizi come la Turchia.
  • LO STATO DEVE RIDURRE I COSTI: FiD é l’unica delle forze in campo che indica chiaramente dove si deve tagliare o riorganizzare la spesa pubblica. Mentre un M5S non fa altro che battere disordinatamente e senza strategia sui soli salari e sussidi dei parlamentari (condivisibile ma limitato), FiD indica chiaramente dove la spesa Italiana é troppa e come va riorganizzata. Non dice che bisogna tagliare i servizi ma semplicemente organizzare in maniera piú efficiente la spesa degli enti pubblici.
  • MENO POLITICA: FiD é un movimento al di fuori di ogni schieramento di partito. Credo che l’autoalimentarsi della politica negli ultimi anni sia stato molto dannoso per il nostro paese. La politica non ha fatto altro che lavorare per se stessa senza preoccuparsi dei suoi cittadini se non fosse per il loro voto. Continua ad avere un costo in crescita e un valore aggiunto in decrescita. Questo sistema ha bisogno di una scossa che per forza deve arrivare dall’esterno. Non credo nella scossa del M5S semplicemente perché non é qualificata. Portare “il popolo” in Parlamento non significa risolvere i problemi perché sono tanti e difficili e hanno bisogno di qualitá e conoscenze. Casalinghe,disoccupati,  operai e tecnici dell’IT molto probabilmente mancano di queste capacitá altrimenti nella vita avrebbero fatto altro. Apprezzo la buona volontá del M5S ma non puó essere l’unico valore, serve qualitá.

Mi auguro in un successo di FiD anche se non mi aspetto di trovare Italiani pronti a votare diversamente da come hanno sempre votato. Continueranno a farsi trascinare da promesse impossibili (da Destra e da Sinistra) che poi saranno immancabilmente tradite.

Non voglio fare un discorso di anti-politica ma semplicemente noto che gli elettori non cercano piú di comprendere la qualitá di un programma, idea o contenuto, ma votano per istinto o per tifo. Ho visto delle statistiche che davano al 6% la lista di Ingroia e mi chiedevo come fosse possibile che una persona senza nemmeno un programma potesse avere giá tanto seguito. Se non é ragionare con la pancia questo.

La storia del nostro paese é molto singolare perché da noi un politico puó presentarsi alle elezioni  dopo comprovati fallimenti dei suoi anni di governo e si presenta con gli stessi e identici contenuti e tecniche del passato. Questa é un sintomo di superficialitá dell’elettore Italiano che nessun colore, bandiera o ideologia puó giustificare.

Oggi l’Italia é peró molto diversa dal passato, é piú povera e in continua caduta. Il bisogno di cambiamento é quanto di piú urgente necessita il paese. Non so se questa povertá aiuterá a ragionare meglio oppure tirerá fuori solo tanta rabbia nel voto. Mi piacerebbe vedere un segno di cambiamento perché ne va di mezzo il futuro del paese e personalmente parlando il mio ritorno in patria.

Bersani e la patrimoniale inapplicabile

Reputo Bersani un politico serio e sicuramente lontano dalla banda di qualunquisti che attualmente compone l’impresentabile destra e qualcuno al centro (Fini e Casini) che stanno facendo una campagna elettorale di basso livello regalando tagli impossibili di imposte oppure additando Euro e Germania come cause della decadenza italica. Proprio per questa serietá che lo contraddistingue mi aspetto da Bersani un atteggiamento piú ragionato sulle proposte e sui numeri alla base delle stesse.

Bersani ha passato molto tempo ad indicare la patrimoniale come un mezzo necessario per il riordino dei conti pubblici. Molte persone credono che la patrimoniale sia la via giusta senza peró ricordarsi che IMU e tasse sui depositi bancari sono giá delle patrimoniali e quindi mi chiedo che necessitá ci sia di aggiungere altri prelievi a cittadini giá ampiamente tartassati.

Bersani recentemente, accortosi dell’errore, ha aggiustato il tiro dicendo che l’IMU é giá una patrimoniale e che quindi non é sua intenzione aggiungerne un’altra. Bene. Ha anche correttamente affermato che non é possibile cancellare l’IMU (giusto) e la sua idea é quella di rimodularla. Precisamente ridurla per le fasce basse (chi paga meno di 500Euro di tassa) e aumentarla per patrimoni (immobiliari) oltre 1/1,5 Milioni di Euro. Bene.

Un interessante articolo del sito www.lavoce.info che trovate qui , ha fatto una simulazione della proposta di Bersani che vi riassumo di seguito.

Secondo I dati di Bankitalia del 2010, considerando solo le abitazioni ad uso residenziale (gruppo catastale A) il totale degli immobili in Italia é pari a 30 Milioni appartenenti a 17 Milioni di Famiglie. L’esenzione per chi paga meno di 500Euro porterebbe ad una perdita di gettito di circa 2 Miliardi di euro. Bersani stimava 2,5/2,6 Miliardi. Ci siamo, bene.

Come si copre questa perdita?

In Italia il 10% delle famiglie piú abbienti (immobiliarmente) possiede il 41% del patrimonio immobiliare e per la precisione :

  • 458000 unitá oltre il Milione  di Euro (1,9% delle famiglie)
  • 200000 unitá oltre 1,5 Milioni di euro (0,8% delle famiglie)

Con questi numeri, considerando i valori di mercato degli immobili, bisognerebbe aggiungere a queste famiglie un ulteriore prelievo di:

  • 4,4 per mille se si vogliono tassare in piú gli immobili oltre 1 Milione
  • 2,7 per mille se si vogliono tassare quelli oltre 1,5 Milioni

Queste percentuali sarebbero aggiuntive all’IMU esistente.

Sembrerebbe quasi una tassa equa senonché questa simulazione considera I valori di mercato mentre il caro Bersani ultimamente ha dichiarato che la sua idea si basa sui valori catastali degli immobili  in modo che le soglie di 1/1,5 Milioni sicuramente andrebbero ad incidere su persone effettivamente abbienti. Bene, ma anche no.

Il valore di Mercato é stimato essere circa 2,3 volte il valore catastale nonostante la rivalutazione del 60% introdotta da Monti.

Quali aliquote si dovrebbero quindi applicare per coprire questi 2Miliardi di gettito mancato?

  • 3,5% per patrimoni oltre 1,5Milioni
  • 2,1% per patrimoni oltre 1Milione

Faccio notare che i valori sono: “per cento” e non piú “per mille”ovvero 10 volte di piú. Se paghi 4000 Euro di IMU ne andresti a pagare 40000. Equo? No.

Questi valori non possono essere chiamate imposte ma bensí espropri e non sono applicabili in un sistema democratico.

L’unica strada possibile é il valore di mercato ma questo é molto diverso da quello catastale e non é costante sul territorio nazionale generando differenze e ingiustizie nel valore delle imposte da pagare. Quindi la proposta non é fattibile a meno che qualcuno non faccia chiarrezza sui metodi. Ma questo é sempre un dettaglio in campagna elettorale.

Credo che quando un leader come Bersani avanza delle proposte del genere deve per correttezza spiegare come intende applicarle evitando di stimolare solo l’appetito dei soliti noti per cui “ricco é una colpa e quindi paga” perché alla fine pagano sempre gli stessi e non sono quasi mai i “ricconi cattivi”.

Aggiungo inoltre che sarebbe piú onesto in questo periodo ridurre i costi pubblici invece di continuare a spremere la gente ormai esausta (e povera) che come contropartita non vede nessun miglioramento dei servizi pubblici ma solo un arricchimento insensato della classe politica. Chissa come mai NESSUN partito parla di tagli ad esclusione del movimento di Giannino e del M5S?

Bersani quindi, attento a chiedere qualcosa che non ti spetta, non é giustizia tributaria ma un furto inutile.

Facciamo la Rivoluzione Civile? No grazie, preferisco Grillo

Stavo scrivendo un post con le mie riflessioni sul programma del M5S quando mi é apparsa davanti agli occhi una notizia sulla “Rivoluzione Civile” di Antonio Ingroia e mi sono fermato.

Mi sono chiesto perché non dare un’occhiata al sito di Ingroia e al suo programma invece di iniziare dal M5S? Giusto per curiositá, non conosco cosa propone Ingroia invece il M5S sí e anche se non lo amo, ha una storia piú conosciuta, lunga e lontana nel tempo rispetto a questo movimento della scorsa settimana. Posso non condividere il programma del M5S e volerlo commentare (e criticare), reputarlo insensato ma non posso che riconoscere al M5S uno sforzo e un lavoro dal basso molto intenso negli ultimi anni.

Allora sono andato sul loro sito .

Il caro Ingroia ha passato l’ultimo anno a dichiarare che non si sarebbe mai candidato per poi prendere l’aspettativa ed entrare in politica secondo tutte le previsioni, ma perché non dirlo prima? Forse perché avrebbe dato ragione a chi l’ha sempre accusato di essere politicizzato? Non entro nel merito del discorso ma sicuramente ammetto che ci sono delle zone d’ombra e moralmente dubbie anche per una persona come me difende l’operato dei magistrati e la loro autonomia.

Ognuno deve fare il suo lavoro nel merito delle sue competenze e un magistrato, se bravo, deve continuare a fare il suo lavoro oppure abbandonarlo se vuole entrare in politica, senza aspettativa peró.

Scopro dal sito che De Magistris partecipa al movimento. Ho apprezzato De Magistris nel momento in cui vinse a Napoli. Il mio entusiasmo era sostanzialmente perché con un plebiscito la destra era stata buttata fuori a calci. Vedevo in De Magistris una nuova Sinistra piú vicina al popolo. Ammetto che l’entusiasmo é morto e sepolto e penso che invece personaggi del calibro di De Magistris non siano un bene per l’Italia, anzi. Non entro nel merito delle sue capacitá giudiziarie che voglio pensare ottime, ma nelle sue capacitá politiche considerando che in politica si sta buttando pesantemente. Napoli cittá difficile é stata tradita e tutte le sue promesse sono state parole al vento. Quasi nulla é stato fatto specialmente sull’argomento principe: i rifiuti e la differenziata. E’ vero, i problemi sono tanti e grossi ma personalmente penso che le persone molto valide li risolvono, le persone valide li riducono, gli incompetenti li lasciano invariati. Non credo De Magistris possa rientrare nella seconda categoria ma lascio la decisione ai Napoletani.

La morte intellettuale di De Magistris per quanto mi riguarda, é avvenuta in una puntata di “Piazza Pulita”  in cui in un testa a testa con il professore Michele Boldrin (il mitico professore Boldrin) De Magistris si é lanciato in discorsi nell’ambito economico: le banche, la finanza speculative, le solite stronzate che hanno messo in luce la sua completa ignoranza in merito e l’utilizzo dei classici “luoghi comuni” lontani dalla realtá. La puntata la trovate integralmente qui e la parte a cui faccio riferimento dal minuto 2:14:40. Persino Fini é sembrato  al confronto, capirne di economia e penso avrebbe vinto anche uno Storace qualunque. In aggiunta ha iniziato ad usare quella dialettica qualunquista tanto amata dal nostro ex-ex-Premier SB. De Magistris aveva espresso la sua vicinanza a nuove politiche economiche per affrontare “la crisi del capitalismo” dicendo che bisogna imparare da realtá nuove in cui economie dal basso e nuovi modelli di democrazia erano stati positivamente introdotti come per esempio in Argentina.

“Scusa? Non ho capito, hai detto Argentina?”

Il professor Boldrin non ce l’ha fatta esplodendo in maniera forse non troppo diplomatica (e negativa in un talk show, ma che dire di fronte a tali stronzate) e io vedevo una persona (De Magistris) assolutamente slegata dalla realtá che utlizzava discorsi da nuovo politichese popolar-qualunquista-complottista che tanto piace ai nostri giorni. Sará sicuramente stato un ottimo magistrato ma si sta dimostrando un pessimo politico sopratutto perché ha utilizzato la cittá di Napoli come trampolino di lancio per una carriera tutta politica tradendo le aspettative della popolazione. Se sei il Sindaco di Napoli cosa ci fai a “Piazza Pulita”a discutere di questioni nazionali? Perché sei in lista con Ingoria?

Ma torniamo all’argomento principale. La lista Ingroia e il suo programma. Sono andato sul loro sito e ho cercato il loro programma per capire cosa proponevano. Non c’é un link chiamato “programma” ,non esiste. Solo questo chiamato Manifesto é l’unica traccia di qualcosa che assomiglia ad un programma. Pensavo che ogni candidato a governare (forse) dovrebbe scrivere qualcosa di concreto su cosa intende fare no? NO!

Questo movimento si presenta agli elettori ma non c’é un posto dove spiega cosa  vuole fare. That’s Italy baby! Qui le persone prendono voti con la pubblicitá mica con un programma per gli elettori.

Cosa dire, ci lamentiamo dell’inconsistenza del M5S? E questo cos’é?  Un  programma?

10 punti direi chiarissimi, intendo é chiaro che queste persone hanno bisogno di una sedia mica di risolverci i problemi.

Questo l’elenco dopo un copia&incolla:

1)     Vogliamo che la legalità e la solidarietà siano il cemento per la ricostruzione del Paese;

2)     Vogliamo uno Stato laico, che assuma i diritti della persona e la differenza di genere come un’occasione per crescere;

3)     Vogliamo una scuola pubblica che valorizzi gli insegnanti e gli studenti con l’università e la ricerca scientifica pubbliche non sottoposte al potere economico dei privati e una sanità pubblica con al centro il paziente, la prevenzione e il riconoscimento professionale del personale del settore;

4)     Vogliamo una politica antimafia nuova che abbia come obiettivo ultimo non solo il contenimento, ma l’eliminazione della mafia, e la colpisca nella sua struttura finanziaria e nelle sue relazioni con gli altri poteri, a cominciare dal potere politico;

5)     Vogliamo che lo sviluppo economico rispetti l’ambiente, la vita delle persone, i diritti dei lavoratori e la salute dei cittadini, e che la scelta della pace e del disarmo sia strumento politico dell’impegno dell’Italia nelle organizzazioni internazionali, per dare significato alla parola “futuro”. Vogliamo che la cultura sia il motore della rinascita del Paese;

6)     Vogliamo che gli imprenditori possano sviluppare progetti, ricerca e prodotti senza essere soffocati dalla finanza, dalla burocrazia e dalle tasse;

7)     Vogliamo la democrazia nei luoghi di lavoro, il ripristino del diritto al reintegro se una sentenza giudica illegittimo il licenziamento e la centralità della contrattazione collettiva nazionale;

8)     Vogliamo che i partiti escano da tutti i consigli di amministrazione, a partire dalla RAI e dagli enti pubblici, e che l’informazione non sia soggetta a bavagli;

9)     Vogliamo selezionare i candidati alle prossime elezioni con il criterio della competenza, del merito e del cambiamento;

10)  Vogliamo che la questione morale aperta in Italia diventi una pratica comune e non si limiti alla legalità formale, mentre ci vogliono regole per l’incandidabilità dei condannati e dei rinviati a giudizio per reati gravi. Vogliamo ripristinare il falso in bilancio e una vera legge contro il conflitto di interessi ed eliminare le leggi ad personam.

Un bel piatto di qualunquismo servito pure freddo. Non mi importa se Ingroia é un grande magistrato, ma questa é una presa per i fondelli per i cittadini. Nello specifico:

  • Tralascio I primi 2 punti perché non sono 2 punti
  • Nel punto 3 vediamo una netta propensione al tutto pubblico, private cattivo, come dargli torto a chi ha sempre e solo avuto uno stipendio pagato con le mie tasse
  •  Il punto 4 mi lascia perplesso poiché chiedere un’antimafia diversa dopo anni di magistratura antimafia é come dire che non si é fatto un gran lavoro.
  • Il punto 5 é l’apoteosi “Peace & Love”, ambiente, disarmo, pace come se in questo mondo fossimo tutti a volere piú inquinamento, la pistola per andare al supermercato e una Guerra civile ogni anno. Serietá e onestá intellettuale prima di tutto anche in Campagna Elettorale.
  • Punto 6. Non capisco come l’imprenditoria possa essere soffocata dalla “Finanza”? Non ne capisco il nesso, la Finanza alimenta l’Imprenditoria non la soffoca ma lasciamo parlare l’esperto di economia De Magistris. Sono d’accordo sul peso dello stato ma messo a fianco alla finanza é un no-sense.
  • Punto 7 inserito per conquistare I sindacalisti stupidi considerando che se é illegittimo ovviamente il lavoratore viene reintegrato.  Sono preoccupato sulla contrattazione collettiva e nazionale che é il vero problema del sistema lavorativo Italiano. Le regole e i contratti sindacali nazionali non sono un bene anzi, portano ad un sistema instabile. I contratti devono essere gestiti localmente e soprattutto devono essere aziendali in modo da essere piú flessibili e gestibili per il lavoratore e il datore di lavoro. Mi stupisce che persone del Sud non vedano proprio quello che sta succedendo proprio lí. Causa contratti nazionali alti rispetto al costo della vita le aziende del Sud si auto-inflazionano i salari. Pagano 1000E (regolari con contratto sindacale) e chiedono al lavoratore di restituirne 500E in contanti. Questo capita in Campania nella regione di De Magistris nonostante questi meravigliosi contratti nazionali siano attivi e tutelino il lavoratore. Ne siete sicuri?
  •    Punto 8 condivisibile, nessun controllo della politica nei consigli di amministrazione. Ingroia si preoccupa solo dell’Informazione RAI (perché solo RAI?)  io invece allargherei il recinto a tutti gli ambiti in cui lo Stato entra nel merito del controllo di molti mercati/aziende. L’Informazione  invece per essere libera deve evitare di essere pagata dalla politica. Cancellare i finanziamenti alla stampa, TUTTI. Ricordo che l’unico quitidiano che non riceve finanziamenti é il “Fatto Quotidiano” tutti gli altri sopravvivono (solo) grazie ai finanziamenti. E se uno sopravvive solo grazie ai finanziamenti puó permettersi di criticare il suo datore di lavoro? Un malato si stacca la flebo? Nell’informazione sono tutti Sallusti.
  • Punto 9 e la competenza dei suoi candidate. A questo punto non mi spiego Giovanni Favia. Che competenza ha? Di essere diventato un evento mediatico perché cacciato da Grillo? Un po’ di coerenza su ció che si scrive non farebbe male.
  • Punto 10 un altro “Peace &Love” ma in formato per anti Berlusconiani.

Questo Manifesto/programma o come si puó chiamare, dimostra in maniera chiara che questo movimento é di fatto il modo con cui alcuni dirigenti statali possono fare un salto in carriera ovvero passare in politica. Nulla di piú. Ingroia é al picco della sua carriera da Magistrato non c’é nulla al di sopra, solo la politica. Non esistono idee concrete per spiegare cosa si vuole fare o come si vuole procedere, ma solo un elenco del nulla filosofico che tanto piace ad una parte dell’Italia. Questo é la prova che non ci si propone per un bene comune ma per un bene proprio, la carriera.

Una volta ancora sul palco elettorale per il 2013 vediamo apparire personaggi dubbi che tengono le distanze dalla politica anche se ne sono immersi piú di altri. Come dare torto al M5S che prende le distanze da tutti.

Ormai é ogni giorno uno spettacolo diverso perché come sempre:  chissenefrega dei contenuti vogliamo il teatro, chissenefrega dei numeri vogliamo filosofia, chissenefrega della gente devo salire.

E quindi facciamo la Rivoluzione Civile? No grazie preferisco Grillo.

Lavorare in un’azienda CineseWorking in a Chinese company

Molto tempo é passato dal giorno in cui sono atterrato a Pechino, o meglio la mia Pechino Tedesca. Eh sí lavorare in un’azienda cinese, ovunque essa sia nel mondo, non é esattamente come lavorare per un’azienda internazionale qualunque; ci si immerge in una realtá cinese al 100% e si dimentica persino di essere in Europa.

Prima caratteristiche fra tutte é che un’azienda cinese, a differenza di ogni altra multinazionali straniera ha una percentuale altissima di lavoratori del paese di origine ; si arriva a ben oltre l’80%. Questo fattore fa capire come l’impatto culturale e lavorativo é forte per un lavoratore occidentale che al mattino ha l’impressione di entrare in un uffico a Pechino o Shangai. Le aziende cinesi hanno il vizio di dichiarare un’alta percentuale di lavoratori locali (per dimostrare la loro internazionalitá) ma questo é fodamentalmente falso. Tecnicamente é vero, hanno molti contratti locali rispetto al numero di espatriati Cinesi ma la ragione principale é che vengono assunti Cinesi ai quail viene applicato un contratto locale. This is China Globalization. Il motivo principale é che la Cina paese é diverso da tutti gli altri per un fatto di numeri. Due Miliardi di persone devono in qualche modo essere impiegate a discapito del resto del mondo.

Esistono molti luoghi comuni sulle aziende cinesi e di seguito elenco alcuni dei piú interessanti sulla base della mia esperienza.

1)      I Cinesi lavorano molto di piú degli Occidentali: FALSO

La mole di lavoro per un cinese é piú bassa rispetto ad un’azienda occidentale di pari livello semplicemente perché le risorse sono tante e quindi i singoli hanno meno carico per persona. Un’azienda occidentale tende per la logica dell’efficienza ad utilizzare meglio le proprie risorse ma l’efficienza non é una prerogativa cinese.

Quello che rende piú stressante il lavoro dei miei colleghi cinesi é il fatto che sono sottoposti a regole piú severe e rapporti piú rigidi con il Manager. I cinesi eseguono semplicemente TUTTI gli ordini (non uso volutamente il termine compiti) che il Manager assegna loro e non ne discutono minimamente i contenuti. NON esiste nella societá cinese il confronto fra responsabile e il lavoratore, uno decide e l’altro applica. Se il capo chiama al cellulare il suo lavoratore, lui risponde in 1 millisecondo anche se si trova seduto sulla toilette (mi capita spesso di sentire semi conference call di persone chiuse in bagno ma tralascio i dettagli). Una volta il mio responsabile mi disse che per lui rispondere immediatamente e a qualunque ora del giorno e della notte ad una sua chiamata era positivo per la valutazione lavorativa del singolo; ho evitato di commentare, ho sorriso.

2)      I lavoratori cinesi sono molto giovani: VERO

La media di etá é sotto I 30 anni. Il grosso scoglio per un lavoratore occidentale é ritrovarsi ad essere gestito da una persona estremamente piú giovane di lui. Con questo non voglio dire che un giovane non puó ricoprire cariche di responsabilitá ma quantomeno se le ricopre deve dimostrare di avere una certa esperienza per tale ruolo. La societá cinese, causa la rivoluzione Comunista ha azzerato un’intera classe dirigente che non ha ancora ricostruito completamente e quindi é obbligata a lanciare all’arembaggio i suoi giovanotti speranzosi. Il risultato non é dei migliori poiché la loro esperienza é poca e impatta la capacitá di riconoscere la maturitá in un lavoratore occidentale che cosí non viene considerato come dovrebbe. Risultato, l’occidentale é insoddisfatto e il cinese pure. Il Sistema comunque funziona in qualche modo poiché anche un giovane Manager cinese ha a sua volta un capo e quindi diventa esecutore di qualcun altro, sono poche (quasi nulle) le decisioni che prende in autonomia e anche lui é un esecutore di comandi. La catena gerarchica é lunghissima e si perde conoscenza di dove le scelte vengano prese (forse volutamente).

3)      I lavoratori cinesi sono piú brillanti e preparati: FALSO

La preparazione é alquanto lacunosa. Il metodo di apprendimento é fondamentalmente basato sullo studio mnemonico. Imparano tutto a memoria e ripetono (stile propaganda comunista) senza peró aggiungerne del proprio. Ogni scelta personale puó portare ad un errore e quindi per evitare errori si evitano le scelte. Un esempio che mi viene in mente é di una cinese che ad un Forum internazionale fece una presentazione tecnica in un impressionante inglese British non comune fra i cinesi. Alla fine della sua presentazione ci sono state delle domande dal pubblico ma lei non é riuscita a rispondere a nessuna, non sapeva l’Inglese, aveva semplicemente  ripetuto la presentazione a memoria, inclusa la splendida pronuncia.

4)      I cinesi ci conoscono ma noi non conosciamo loro: FALSO

Un lavoratore cinese ha molte piú possibilitá di fare esperienze internazionali rispetto ad un lavoratore occidentale semplicemente perché le aziende cinesi hanno bisogno di espandersi all’estero e stanno investendo molto in occidente, di conseguenza il numero di espatriati é molto elevato. Vivere all’estero non vuol dire necessariamente integrarsi o acquisire (non dico imparare) dalle altre culture e questo é particolarmente vero per la comunitá cinese. I cinesi fanno gruppo a se e tendono ad isolarsi senza integrazione nel paese che gli ospita. Parlano cinese, mangiano cinese, ascoltano musica cinese e frequentano quasi eclusivamente cinesi. Pochi sono I casi di persone che vivono veramente la societá in cui vivono. Questo atteggiamento non é certo un aiuto per aprirsi e capire le altre culture; per un Cinese lavorare e vivere a Berlino, Madrid o Parigi non fa nessuna differenza a malapena si accorgono di essere in Europa. Ho una visione diversa di apertura mentale.

5)      I lavoratori cinesi sono umili: FALSO

Non ho rapporti con la societá cinese al di fuori dell’ufficio e quindi posso solo descrivere il comportamento del lavoratore cinese piuttosto che genericamente del cinese. Nei recenti anni l’economia cinese e di conseguenza le aziende cinesi hanno raggiunto porzioni di mercato sempre piú rilevanti. Questo é assolutamente un pregio poiché nessun paese al mondo ha mai segnato crescite cosí veloci. Questa potenza manifatturiera ha peró scatenato all’interno delle societá cinesi un effetto di onnipotenza. La veloce conquista del mercato sta creando un senso di superioritá rispetto al resto del mondo. Va dato merito al grosso sforzo e al lavoro fatto per arrivare a questi risultati ma i cinesi non si rendono conto che spesso hanno guadagnato spazio nel mercato per una coincidenza di fattori fra i quali per esempio la crisi. Almeno in Europa e nel mio settore, l’unico grosso vantaggio delle aziende cinesi é stato quello di fornire prodotti a prezzi incredibilmente piú bassi rispetto alla competizione. In aggiunta finanziamenti della Cina (Stato) hanno permesso di offrire formule di contratti (compri oggi paghi fra 5 anni) particolarmente attraenti per gli operatori occidental in piena crisi e con una forte necessita di abbassare i costi interni.

In queste condizioni l’umiltá non é propriamente il primo atteggiamento che ho visto in azienda e spesso un suggerimento proveniente da una pesona occidentale non viene seguito poiché:”guarda dove siamo arrivati facendo di testa nostra”, forse condivisibile ma a paritá di condizioni di mercato. Aggiungo a contorno che lavorativamente in un’azienda cinese non si analizzano mai le cause di un progetto andato male (per evitare di ripetere  errori simili in futuro) ma esiste una mentalitá di fondo per cui non si parla mai dei propri errori e se se ne parla la causa deve essere esterna e mai dell’azienda stessa.

Una copia dell’occidente senza valore aggiunto 

Personalmente  credevo che la realtá lavorativa cinese nascondesse un mondo diverso e immune da tanti degli errori che il nostro Occidente aveva fatto e continua a fare, una sorta di nuova mentalitá. Una volta entrato in questo mondo mi sono peró accorto che l’ingenuitá e l’inesperienza della societá cinese non fa che riprodurre esattamente tutto quello che ha fatto il resto del mondo durante la loro ibernazione comunista; potrebbe essere una strada ma dovrebbero almeno evitare di copiare gli errori.It’s been a long time since I landed in Beijing, my German Beijing. Because working for a Chinese company, wherever is located is different than in any other international company. It is such a deep diving into a 100% Chinese environment than you can even forget you are still in Europe.

First differentiation is about the employees nationality where compare with any other international corporation are for over 80% all Chinese. This factor has a strong cultural and working impact for the local EU workers, the morning feeling is like getting in an office in Beijing or Shanghai. Chinese companies have a bad habit to declare an high percentage of local work force (mainly to show their internationalization) but this is fundamentally false. Technically is true because: They have lot of local employment contracts compare with Chinese expat ones but is only because a Chinese company tends to employ Chinese people and often they are resident in the hosting country. The last result is that the number of local contracts is higher than expats but ethnically they are mainly Chinese.

This is China Globalization.

One of the reason is because China has a “number factor” much different than any other country. Two Billions people must be employed somehow and they have to communicate with “the best” language.

There are also many commonplace about Chinese companies and here below some based on my personal experience.

1)      Chinese people works more than western people: FALSE 

The average work load for a Chinese is lower compare with a western simply because the (human) resources are many and the single work load is consequently reduced.  A western company tends logically to increase efficiency utilizing resources in the best way but in a Chinese company efficiency is not a priority, yet.

What makes more stressful the daily job of my Chinese colleagues is the fact they have to follow stricter rules and severe relationship with their management. Chinese simply accomplish ALL the assigned manager’s orders (I voluntarily avoid the term “task”) and they don’t discuss at all the contents. Debate among Managers and workers does not almost exists in a Chinese company, one decides and the other accomplishes. Wherever the worker is, he always picks up a Boss phone call even if he’s comfortably sit on the toilet. It happened to me many times listening long conference call of people locked in the toilet. Once even my boss told me that the quick answer of his team members at every day or nigh hours it is a positive valuation of the work capacity. I avoided to comment, I simply smiled.

2)      Chinese workers are younger : TRUE

The average age is lower 30 years old. One of the big challenge for a western worker is to accept often to be managed by a much younger boss. Saying this I don’t mean a manager cannot be young/younger but at least he/she must show and demonstrate specific capability and proven experience for his/her role.

The Chinese society during Communist revolution almost deleted an entire management class and now China needs to rebuild it from scratch launching brave and hopeful young kid soldiers. The result unfortunately is not the best because they are averagely inexperienced and unable to recognize a professional western worker that often is not appreciated as he/she should. The last consequence: Western employee is not happy and Chinese as well. The overall system at the end somehow works because the young manager has also a boss and his/her overall amount of autonomous decisions is really low. The young manager’s boss is an executor as well. The hierarchical chain is long, very long and there is not a clear understanding where the choices have been taken (but maybe this is done on purpose)

3)      Chinese worker are more brilliant and prepared : FALSE 

The technical background is rather insufficient. Chinese learning model is based on mnemonic exercise. They learn many things by memory and repeat in a communist propaganda style without adding any personal value. Every personal choice can bring mistakes and for that reason is better not to take any choice. One example is about a Chinese who made an impressive technical presentation during an International Forum using a not common perfect British accent. At the end of her presentation she has been asked many questions but she was not able to answer because she did not know English. She simply memorize the entire presentation including the wonderful pronunciation. Amazing.

4)      Chinese know us but we don’t know them: FALSE

A Chinese worker has got many more International job opportunities than a western worker. Chinese companies are rapidly expanding abroad and heavily investing in the western world so the number of expats is very high. But working abroad does not always mean necessarily integrate or acquire some of the hosting culture habits and this is true especially in the Chinese community. Chinese tend to be an isolated group with a limited integration in the hosting country. They speak Chinese, they eat Chinese, they listen Chinese music and mainly they spend time with Chinese friends only. Very few example I know about Chinese who really live the local habits. This behavior does not help to be open to different cultures and for a Chinese to work in Berlin, Madrid or Paris does not change much. Sometime seems they’re not even living in Europe. I have a different definition of “Open mindset”.

5)      Chinese worker are humble: FALSE

I have no relationship with Chinese outside the office and I can only describe the working behaviour. In the recent years China economy and consequently Chinese company reached a relevant global market share. That’s an absolute value because no other country never had such a fast growth rate. This manufacturing power unfortunately unleashed within the Chinese society an omnipotence effect. The fast market share gain created a superiority complex compare with the rest of the world. We must admit a huge merit in this growth but Chinese should also consider that part of this growth can be also a result of a different coincidences like the global economical crisis. At least in Europe and at least in my market (telco) the big advantage of Chinese company is the price factor. They can provide same products at an incredible lower price compare with the competition. Beside China national system allowed its companies to offer particular interesting financing packages (buy now and pay in 5 years) extremely interesting for the European operators fully diving into economical issues and with a strong need to lower the infrastructure costs.

In these conditions humility is not exactly the first approach I’ve noticed in the company. Often a suggestion from a western employee is not taken into account because “Look where we are following our own way”. It might be a sharable attitude but perhaps they should consider also the market conditions. As a side dish of the discussion I would also say project failure causes are never analysed to avoid the same mistakes in the future. It exists a cultural mentality where own mistakes are never a subject useful to improve the future results. If there was a mistake it was of course because of an external reason but never a fault of the company.

A Western world copy without value added. 

I always thought Chinese working environment could hide a different world. Immune from many western mistakes we did in the past, a kind of new mentality. Once get into it I realized that ingenuousness and inexperience of Chinese society tend to reproduce the same the world did during their Communist hibernation. Chinese could be a new road but they should avoid at least to copy the mistakes as well.

I Tre Moschettieri, il Grillo parlante e le elezioni di Carnevale

La campagna elettorale italiana é iniziata e giá si sta assistendo al solito pessimo spettacolo teatrale al limite della comicitá ma che ben si intona al periodo di Carnevale. I toni si sono accesi e i discorsi di pura propaganda si stanno diffondendo sempre piú insistentemente via etere e come purtroppo spesso accade in Italia i contenuti sono il grande assente. Tutti a fare proclami ma nessuno che punti a chiarirli in termini di fattibilitá (sempre che esista).

A conti fatti i 4 protagonisti del futuro Italiano saranno:

–        Un Centro Sinistra con Pierluigi Bersani (PB)

–        Un Centro Destra con Silvio Berlusconi (SB)

–        La Lista di Mario Monti (MM)

–         Il Movimento 5 stelle (M5S)

Alcune riflessioni

Bersani:

PB é un pó in ombra nel dibattito politico rispetto al palco mediatico che si stanno costruendo Monti e Berlusconi, forse in casa PD si sente giá la vittoria in tasca ma qualche sforzo in piú sarebbe piú costruttivo per consolidare quello che solido non é. Il PD ha fatto recentemente campagna acquisti per le sue liste schierando al proprio interno candidate di estrazione molto diversa. Se é sempre vero che Fassina é la mente economica del partito (buona fortuna) mi chiedo come mai PB si é portato al suo interno Ex Dirigenti di Confindustria. Immagino che il PD voglia in questo modo allargare di molto il suo bacino di voti e attingere da elettori non tradizionali. Ci sono persone che possono portare innovazione senza dover cercare all’esterno (vedi per esempio Pietro Ichino) ma queste persone non sono molto considerate all’interno del PD. Se invece ci si voleva assicurare un’ampia vittoria bastava candidare Renzi e si sarebbe evitato elementi estranei ai principi guida del PD. In ogni caso le mosse del PD sono esclusivamente indirizzate all’allargamento della sua base elettorale ma si latita in termini di programmi. Mi chiedo come il pensiero di Fassina possa incontrare quello di confindunstria oppure dei sindacati. Mi immagino che come sempre alla fine per accontentare tutti non si fará nulla.

Berlusconi:

Nulla é cambiato, sempre le stesse storie, sempre le stesse promesse e sempre lo stesso complotto comunista colpevole di non averlo lasciato lavorare (nel complotto oggi rientra anche il compagno Fini). La sua presenza televisiva é assillante, sa come gestire il mezzo di comunicazione e purtroppo il giornalismo gli da spazio solo per motivi di puro audience piuttosto che per contraddittori veri. Nega tutte le sue responsabilitá di governo perché sa che l’Italiano non ha memoria storica e si fa convicere; basta essere decisi, dire :“non é vero” e inventarsi una scusa inesistente. L’elettore medio non andrá a controllare ed é lui quello da convincere perché decide i risultati elettorali. Chi legge i numeri e capisce la situazione giá da tempo ha negato il voto a SB ma purtroppo conta per una percentuale minima tutto il resto si puó forse convincere. SB non ha un programma e continua a togliere tasse che egli stesso ha messo senza peró dire come le copre finanziariamente (considerando la situazione corrente dei conti pubblici Italiani non é proprio un dettaglio di fattibilitá). Tanti elettori possono essere ancora convinti con un semplice:“tolgo l’IMU” senza poi considerare che non essendoci copertura finanziaria l’IMU riapparirá frazionata in migliaia di piccolo tasse poco visibili (ma tutti contenti perché non si chiama piú IMU).

SB continua ad attaccare l’Europa e trova nella Germania la colpa della sua caduta come se una banca Tedesca potesse decidere l’andamento dello spread ma sopratutto come se la Germania puntasse a distruggere l’Europa senza considerare le ripercussioni che avrebbe su se stessa. Ma chi andrá mai a controllare che Deutsch Bank non si é mai liberate di titoli del Tesoro italiani ma ha aumentato la sua posizione assicurativa  con i CDS. Nessuno ovviamente andrá ad informarsi e la storiella suonerá accettabile. SB fino a prova contraria ha sempre dimostrato la sua credibilitá, specialmente quando aiutó la nipote di Mubarak.

Poco si puó dire sulle idee programmatiche di SB ma tanto si deve dire sul giornalismo che non cerca di metterlo di fronte agli errori (non marginali) della sua inesistente politica ma continua a rinvigorirlo parlando di Bunga Bunga e processi invece di ricordare che é stato l’unico governo al mondo fatto cadere per evitare il crollo dell’Europa intera.

Mario Monti:

Persona seria e competente che nell’ultimo anno ha fatto recuperare credibilitá all’Italia a livello Internazionale ma sopratutto a livello finanziario. Il suo operato in un anno é stato sí  duro per gli Italiani ma nella sua prima fase inevitabile. Mario Monti ha fatto riforme che nessuno si era mai sognato di fare negli ultimo 20 anni e le ha fatte in breve periodo di tempo:  questo é un dato di fatto. La riforma delle pensioni ha corretto una situazione finanziaria che avrebbe portato ad un grave deficit futuro. Conviene ricordare che tutto il rigore del governo Monti non é stato che la conseguenza degli accordi firmati da Berlusconi e Tremonti prima del loro ritiro forzato: la BCE aveva consegnato i compiti a casa ad un governo che dimostrava tutta la sua incompetenza a gestire una crisi cosí grande. Ridicolo oggi sentire Berlusconi lamentarsi del governo Monti quando proprio lui con la sua firma , aveva legato mani e piedi al futuro governo e diretto il paese verso il rigore che proprio lui lamenta.

Monti poteva sicuramente spingere di piú su  riforme oltre che sul rigore; liberalizzare in primis un mercato, come quello Italiano, in mano alla politica e ai monopoli. Avrebbe dovuto negoziare in europa qualche allentamento gli accordi di bilancio ed evitare un livello cosí alto di rigore. L’Europa avrebbe in qualche modo capito poiché in ogni caso l’Italia, per tanto che si dica rimane la 3a economia Europea e quindi avrebbe avuto voce in capitolo.

Il Monti elettorale non sembra invece particolarmente ispirato ma sopratutto si sta spingendo un pó  troppo nel campo della politica e del politichese. Il suo programma-agenda é molto oscuro, corretto sul piano dei contenuti ma generico sul piano delle spiegazioni. MM ha in questi giorni raggiunto un accordo con Casini e Fini per la creazione del (Grande?) centro e questo prova che la sua credibilitá politica sta prendendo una brutta piega. Allearsi con chi non ha mai fatto nulla per il paese se non stare seduto in poltrona con il suo 6% non é un bel modo di presentarsi agli elettori, c’é un limite a tutto soprattutto alla vergogna. Questo secondo me é la prova che la carta Monti non potrá che essere solo politica di chiacchere ma ben lontana dalla figura del professore della Bocconi che abbiamo conosciuto.

Il Movimento 5 Stelle:

Per il M5S come per Berlusconi é difficile trovare argomenti consistenti per descrivere il programma. Il suo non-programma é sempre lo stesso, generico, impreciso e per certi aspetti infattibile o fantascientifico. Tante parole per convincere gli incazzati d’Italia (quelli che: “bisogna spaccare tutto”) che c’é un complotto gestito dalle banche e un mondo migliore raggiungibile solo attraverso la distruzione dell’attuale. In un paese come l’Italia dove le banche sono controllate dallo Stato mi é difficile immaginare questo grande complotto della grande finanza ma forse un giorno qualcuno mi spiegherá tutto. I cambiamenti sono sí necessari ma se si cambia attraverso una distruzione brusca dell’esistente, in un paese in equilibrio instabile come il nostro, le conseguenze sarebbero molto gravi per la popolazione specialmente per le categorie piú deboli. Attenzione quando si vuole spaccare un sistema.

L’effetto  M5S spero sará comunque una spallata all’attuale sistema politico che effettivamente ha bisogno di una riorganizzazione (e di un bello spavento). Sono convinto anche io che serva una sterzata alla politica Italiana ma sono dubbioso che per cambiare politica é necessario mandare al governo casalinghe, impiegati ed esperti informatici. Siamo nel mezzo di una crisi economica senza paragoni, la situazione é tragica, I conti pubblici sono all’osso, un minimo errore puó compromettere il futuro del paese. Non serve il popolo per governare, serve gente capace perché le sfide sono difficili. Spesso si afferma che l’attuale sistema politico e le persone scelte dai partiti politici non sono poi cosí meglio della gente comune e se si guarda ai vari Fiorito di turno questo é assolutamente vero. Non dimentichiamoci che esiste tutta una serie di persone (nelle varie scuderie di Partito) che non sono inutili solo perché di Partito ma hanno invece una profonda esperienza della macchina burocratica e sanno dove mettere le mani, cosa che un semplice cittadino non ha e non si puó costruire cercando su Wikipedia. Se una forza politica é principalmente composta da persone con poche capacitá specifiche mi chiedo, chi prenderá le decisioni? “La rete”? Risposta bella ma infattibile o che comunque non porterebbe a grossi risultati (vedasi i Pirati tedeschi) e quindi il tutto si risolverebbe (come giá adesso avviene) nella scelta di due sole persone… alla faccia della democrazia dal basso.

Lo scenario dopo febbraio 

Dopo le elezioni febbraio mi aspetto una situazione di grave instabilitá politica senza una maggioranza solida e quindi mi aspetto altri anni di immobilismo. La situazione economica non lascia comunque spazio di manovra a nessun partito poiché non ci sono soldi da spendere e quindi é inutile propagandare Welfare o investimenti. Lo spazio di manovra é minimo e proprio perché minimo ha bisogno di chirurghi non di macellai. Attualmente non vedo nessun protagonista di rilievo in grado di trovare una via d’uscita dal labirinto. Ci sono Movimenti con idee chiare su dove agire e come trovare i finanziamenti ma il loro impatto in termini elettorale non sará cosí forte, per il resto pop corn ogni sera e buona campagna elettorale.

Il Comunismo che chiede aiuto al Capitalismo

Communist Party  Ho sempre simpatizzato e quasi sempre votato a sinistra ma ammetto che certi concetti di base dell’ideologia sinistrorsa ancora vivi ai giorni nostri, mi lasciano perplesso e (negativamente) stupito.

Votare a Sinistra o averne simpatia non vuol dire necessariamente essere un comunista in senso stretto perché é provato dalla storia che questa dottrina economica non puó funzionare per mancanza di un modello economico aperto. I vari tentativi storici di applicare un sistema Comunista (o diciamo un Socialismo reale) hanno avuto dei seri problemi di fattibilitá e non hanno portato dei vantaggi al proletariato che tanto avrebbe dovuto avantaggiarsene.

L’attuale propaganda elettorale di alcuni gruppi di Sinistra piú tradizionali (SEL per esempio) mi lascia esterefatto. Uno puó essere un convinto idealista ma ad un certo punto dovrá pur iniziare a guardare in faccia la realtá e il mondo con la sua storia e i suoi numeri. Sentire nel 2013 qualcuno che trova nell’economia di mercato la causa di tutti i mali, il nemico da combattere, mi sconvolge; come se il nostro mondo fosse cresciuto per grazia del solo sistema pubblico.

La prima domanda che mi piacerebbe fare ad un Nichi Vendola di turno é di spiegarmi quale é il motivo del successo dei Comunisti Cinesi nell’attuale economia mondiale. L’esempio della Cina, a me vicina per motivi lavorativi, é secondo me significativo per dimostrare che nel nostro mondo (diciamo negli ultimo secoli) l’economia di mercato é stata il solo motore per il miglioramento delle nostre condizioni di vita.

In Cina nel momento in cui si applicarono i principi della rivoluzione culturale proletaria venne cancellato tutto quello che aveva a che fare con la libertá privata, culturale e di mercato e l’economia passava sotto il completo controllo dello stato. I risultati di questa economia pianificata si sono visti chiaramente e i numeri della povertá cinese ne sono la prova. Una macchina pubblica non puó gestire in efficienza un’economia e come conseguenza senza un’economia solida anche i proletari non ne traggono vantaggio.

Dopo la morte di Mao l’economia cinese ha subito delle modifiche strutturali che si possono suddividere nelle seguenti fasi:

Prima fase 1978-1989:

Lo stato pesava per un 80% della capacitá produttiva del paese, l’80% della popolazione (1 miliardo) era in gran parte occupata presso fattorie gestite in comunitá.

Nel 1978 Deng Xiaoping andó al potere cercando di modificare per la prima volta l’ideologia che guidava il paese e che aveva portato a 29 anni di impoverimento dovuto a una pianificazione economica centralizzata e inefficiente gestita completamente dallo stato.

In questi 29 anni tutti i risultati economici, principalmente derivanti dall’agricoltura vennero utilizzati per investimenti nell’industria ma per inefficienza delle varie pianificazioni statali crearono solo costi e vennero quindi sprecati per strada.

Deng Xiaoping portó delle regole nuove che sarebbero state definite eretiche sotto Mao:

  • Libertá per gli agricoltori di coltivare cosa volevano
  • Lo stato pagava direttamente i prodotti agli agricoltori

L’agricoltura rimaneva il combustibile per l’industria ma le regole di mercato venivano allentate, si introduceva un pó di libero mercato, risultati:

  • In 10 anni la produzione Agricola raddoppió nonostante molta gente emigró verso le cittá
  • Anche l’industrializzazione crebbe di conseguenza e quindi si ridusse la disoccupazione.

Dopo queste scelte Deng Xiaoping prese delle decisioni ancora piú drastiche rispetto al passat (il nocciolo dell’articolo): Cercó di attirare capitali esteri per gli investimenti. Praticamente chiese aiuto al capitalismo per far crescere il paese perché la pratica dell’ideologia aveva fallito.

Creó delle zone franche a tasse e burocrazia ridotta per attrarre aziende estere che arrivarono in fretta. Nel 1984 erano 14 le cittá a zona franca. Questi investimenti ebbero un rallentamento nel 1989 quando le repressioni di piazza Tiananmen aveva fatto ripensare gli investitori esteri.

Seconda fase 1990-2008:

Dopo la fase di rallentamento gli investimenti continuarono ad arrivare accelerando negli anni 90. Nel 1990 gli investimenti esteri erano di 5 Mrd $ e crebbero fino a 38 Mrd $ nel 1995. Per chiudere a 100 Mrd$ all’inizio del 2000.

Le aziende continuavano ad investire nella speranza di vendere in quel mercato e la Cina faceva di tutto per attrarle ed acquisire le capacitá manageriali e tecnologiche che la rivoluzione culturale aveva cancellato.

Alle aziende estere erano offerte tasse basse, possibilitá di acquistare terre con l’unico intento di accelerare il processo di assunzione dei cinesi nell’industria.

Il Capitalismo era la chiave della crescita per Deng Xiaoping che aveva comunque mantenuto un apparato statale Socialista per il controllo. Il suo piano nel lungo periodo ha dato ragione alle sue idee.

In 30 anni la Cina ha portato fuori dalla povertá 600 Milioni di persone. Ripeto: 600Milioni di persone (l’Europa ha 500 Milioni di abitanti).

Dal 1980 al 2008 il potere di acquisto pro-capita dei cinesi é aumentato per un fattore moltiplicativo pari a 11. Ripeto: moltiplicato 11 volte. (Come se in Italia uno stipendio di 2milioni di Lire nel 1980 diventasse circa 11000 Euro nel 2012)

 Ma perché il mercato é cattivo e lo Stato é buono?

Questo articolo non vuole essere un manifesto contro la Sinistra perché anche a Destra (forse anche in maniera piú accentuate sotto alcuni aspetti) c’é la persistente difensiva della macchina statale. Cosa deve rimanere in mente dopo questa piccolo parentesi cinese? L’idea che un controllo pubblico del mercato non puó essere né efficiente né positivo per i lavoratori e per tutti i cittadini. L’Italia ne é (purtroppo) un esempio perfetto:

  • La Burocrazia Italiana é inefficiente e troppo complessa
  • La macchina statale é troppo costosa (tasse) e impatta negativamente sul mondo economico produttivo.
  • Lo Stato cerca di controllare molte delle attivitá economiche impedendo che si realizzi un libero mercato quindi competizione quindi piú lavoro.
  • Molti dei servizi Statali che potrebbero essere gestiti privatamente vengono mantenuti all’interno del confine pubblico per puro interesse di controllo e come risultato portano all’inefficienza dei servizi stessi. Un esempio é la gestione delle energie alternative a controllo pubblico.
  • Lo stato Italiano spreca. http://www.linkiesta.it/corte-dei-conti-ue-efficienza-energetica

Il motivo per cui le condizioni di mercato in Italia peggiorano é anche dovuto al fatto che nessuno si sogna, per  motivi sopra elencati di investire e creare lavoro in Italia, se ci viene é solo per ferie ma nemmeno piú tanto.

In queste condizioni mi chiedo come ci possano essere ancora politici (ma anche elettori) che cercano di convincere che é il mercato libero la causa di tutti i mali mentre la gestione pubblica é la soluzione. L’Italia é la prova che siamo esattamente nella situazione opposta: uno Stato inefficiente grava sull’economia e non ne aiuta la crescita.

Ho preso Nichi Vendola come esempio perché ha spesso la brutta abitudine di additarela ricchezza come un nemico da stanare. Se un imprenditore che nella vita ha investito i suoi soldi e fatto lavorare gente é per definizione “da spellare di tasse” solamente perché possiede piú della media. Essere ricchi (se non lo si é per malavita) non é una colpa, é una fortuna e spesso anche una qualitá (tutti possono essere lavoratori ma non tutti possono avere le capacitá di imprenditori). In Italia abbiamo una classe politica che vive sulle nostre spalle con stipendi eccessivi e multipli rispetto ad alti manager privati e la stessa classe politica si permette di accusare chi ha soldi? Non mi pare una atteggiamento corretto, il nemico non é il privato ma il pubblico.

Non voglio fermarmi al solo Nichi povero, non é l’unico. Da Destra a Sinistra é pieno di politici che difendono la macchina statale e la sua esistenza; la spacciano come garanzia per il cittadino ma é solo una garanzia per loro e un furto autorizzato per noi.

MENO STATO, PIU’ MERCATO, PIU’LAVORO.

Usciamo dalla nostra “Rivoluzione Culturale”.

Ma quale “Servizio Pubblico”?

La puntata di “Servizio Pubblico” con ospite il nostro caro ex premier é andata secondo programma. SB si é comportato da SB, Santoro da Santoro e Travaglio da Travaglio… nessuna novitá e quindi nulla di diverso e nulla di positivo.

Alla fine della puntata cosa puó averne tratto un elettore?

Chi ha guardato la puntata per il gusto della rissa é sicuramente uscito quasi soddisfatto anche se avrebbe voluto:”domande piú cattive” in modo da nascondere il suo primario obiettivo (vedere i Gladiatori feriti) con qualche piú onorevole motivazione. Chi invece voleva trarne qualche spunto é stato ovviamente deluso, ma come stupirsi?

Cosa ci si poteva aspettare nello scontro fra un pessimo giornalismo e un pessimo politico? Nulla ovviamente e cosí é andata.

Qualche domanda giusta c’é stata, qualche tentativo lieve di mettere SB di fronte alle sue responsabilitá di Governo ma purtroppo poca roba e mal preparata.

Dall’altra parte SB ha negato tutto, ogni responsabilitá, ogni evento, ogni decisione; é stata negata anche l’evidenza delle prove, tutto falso. Questa é sempre stata la povera ma efficace tecnica difensiva di SB che peró aveva un preciso obiettivo: convincere l’elettore distratto e disinformato, quello che non ha nessuna evidenza per non credere alle parole del Cavaliere.

Proprio su questo punto ricadono le gravi colpe del pessimo giornalismo Italiano, non essere in grado di contrapporre nessun vero dato, una vera analisi e quindi un confronto reale sui contenuti. Un confronto del genere  sarebbe il vero “Servizio Pubblico” ma il giornalismo Italiano preferisce offrire al pubblico lo scontro Gossip-pato invece dell’informazione. Questo piace al pubblico ma non giustifica i giornalisti dall’astenersi a  scelte di informazione reali invece di inseguire l’audience.

Siamo nel mezzo della peggiore crisi economica del secolo e il giornalismo si dimostra impreparato nel trovare delle serie analisi sull’unico problema del momento, l’economia reale. Non ha alcun argomento solido da contrapporre ai suoi invitati specialmente quando sono loro i maggiori responsabili dell’inattivitá politica verso la crisi.

Oggi non esistono altri problemi al di fuori dell’economia e c’é chi ancora si ostina a mettere mignotte, processi e figuracce internazionali come la peggior colpa di SB. Ovvio che tutte queste cose sono verissime e hanno pesato per anni sulla credibilitá e serietá Italiana, ma a Febbraio non si vota sulla base dei processi di SB ma su chi ha una soluzione credibile nel gestire un paese in forte crisi  e nel rimettere in sesto i suoi conti pubblici. Questo é l’unico problema Italiano, tutto il resto é il NULLA e quindi non é accettabile di vedere proprio in questo periodo 2 ore di chiacchere da bar. Cercando di trovare una giustificazione al NULLA Giornalistico é peró deludente riscontrare quanto nemmeno le discussioni Gossipopolari sono state cosí micidiali per l’invitato SB. Il buon Travaglio non é riuscito nemmeno a ad essere incisivo e controbattere sul suo campo preferito, quello dei processi, e allora? Cosa significa giornalismo? fare domande o fare monologhi? Intervistare o fare teatro?

In un paese normale un politico come SB sarebbe stato eliminato giá da molto tempo perché una stampa seria e un elettorato cosciente gli avrebbe staccato la flebo molto prima. Peró viviamo in Italia e ci piace l’arte e il teatro, chissenefrega dei contenuti. Mi piacerebbe vedere un giornalismo che cerca di ridare una coscienza agli elettori e che riesce a distogliere la loro attenzione dal puro SHOW per rimettere la prioritá sui contenuti che devono essere chiari, semplici e utili alla nostra funzione di elettori. Purtroppo questo sembra non succedere in Italia e tutti preferiscono impoverirsi continuando a parlare del Bunga Bunga.

La favola dell’Euro cattivo

In questo periodo si sentono spesso discorsi sulla nostra moneta unica come la causa primaria della pessima situazione economica Italiana e sopratutto come un’uscita dalla stessa porterebbe grandi vantaggi. Sull’aspetto dell’uscita dall’Euro preferirei discuterne in un altro post mentre vorrei concentrarmi su alcune riflessioni a proposito dei presunti legami fra Euro e crisi economica.

E’sempre buona norma analizzare e riflettere sui dati statistici (In questo post EUROSTAT) perché fino a prova contraria i numeri non mentono e sono l’unico modo per capire quanto ci sia di causa effetto fra due variabili. I numeri oltretutto in teoria dovrebbero smascherare chi prospetta nuove teorie economiche o misteriose minacce di poteri oscuri o semplicemente chi indica nell’Euro le cause di ogni problema in modo da negare le proprie colpe.  In Italia purtroppo i numeri non hanno diritto di cittadinanza, a differenza delle idiozie.

Partiamo con ordine:

L’Euro é la causa della crisi Italiana e del pessimo andamaneto dell’economia.

Se questo fosse vero dovremmo ritrovarci storicamente economia crescente prima dell’Euro e un peggioramento dopo la sua introduzione. Prendiamo il generico PIL come statistica. Qui sotto l’andamento storico del PIL dei maggiori paesi della zona Euro.

pil-italia-etc1

La grande apocalisse dell’Euro non sembra cosí evidente, non si vedono infatti decrescite sia nel 1999 (anno di introduzione dell’Euro come cambio fisso) oppure nel 2002 (introduzione dell’Euro come moneta corrente). Il grafico fa indubbiamente comprendere che tutti i paesi Europei hanno beneficiato della moneta unica e dopo la sua introduzione la crescita economica é stata migliore che in passato. Non mi sembra inoltre che l’Italia abbia un andamento diverso rispetto ad altri paesi che ha detta di molti si sarebbero avantaggiati.

Qualcuno puó obiettare che il PIL non é una misura della ricchezza, vero, e quindi usiamo al suo post oil suo valore pro-capita ovvero calcolato per singolo abitante. Qui sotto il grafico con l’andamento del PIL per singolo abitante (pro-capita) comparato con altri 3 paesi Europei (uno Euro-debole e 2 Euro-forti).

Andamento GDP Procapita

 

Sembra che questa grossa discontinuitá nel momento dell’introduzione dell’Euro continui a latitare.

Qualcuno potrá ancora obiettare che i prezzi in Italia con l’introduzione dell’Euro hanno subito un forte aumento e quindi il costo della vita é di conseguenza aumentato rispetto alla crescita economica.  Questo fattore a detta di molti deve essere considerate per comprendere l’andamento della crescita.

Inseriamo quindi un ulterirore grafico con l’andamento del PIL pro-capita normalizzato , cioé a paritá di potere d’acquisto fra I diversi paesi. In questo caso é normalizzato con i prezzi dell’anno 2009.

Andamento GDP procapita normalizzato

Si intravede addirittura un accrescimento nel 1999 e un lievissimo calo nel 2002 giá presente precedentemente e poi un altro miglioramento. Il calo é presente anche in altri  paesi Euro dotati come la mitica Germania fonte di ogni male (e che avrebbe tratto un grosso vantaggio dall’Euro). Dopo questo “calo”, nel 2003 l’andamento torna a crescere per gli altri paesi (deboli e forti) mentre l’Italia rimane piú piatta e la crescita é minore. Nel grafico si vede inoltre che paesi euro-deboli come la Spagna hanno avuto una crescita piú forte rispetto ai paesi euro-forti. Viene da chiedersi come mai l’Italia, nonostante rientri fra i paesi Euro deboli non é riuscita a crescere? Quale congiuntura astrale ci ha costretti a non crescere? L’Euro o forse qualche responsabilitá al nostro interno?

L’Euro é la causa del nostro debito pubblico.

Il Grosso vantaggio dell’Euro é stato il drastico taglio del costo del denaro. Il Grafico qui sotto mostra  l’andamento storico del rapporto debito/PIL. E’facile notare come dopo l’ingresso nell’Euro il valore si é ridotto drasticamente perché l’Italia ha iniziato a pagare meno interessi sui suoi debiti  riducendo di molto l’indebitamento totale (che per grossa parte é fatto di interessi sui debiti).

Andamento Storico rapporto Debito PIL

Questo vuol dire che l’Italia ha avuto la grande opportunitá di investire a costi piú bassi del denaro ma qualcuno (forse la nostra classe politica?) ha deciso di mangiarsi tutto il vantaggio. La possibilitá c’era ed era grossa ma i nostri cari governanti hanno deciso di buttare tutto all’aria per i loro interessi  di bottega e di partito.

Accusare l’Euro vuol dire semplicemente scaricare le proprie (e uniche) colpe su eventi esterni INESISTENTI.

Senza euro avremmo uno Spread piú basso

Ultimamente c’é chi avanza anche delle interessanti teorie sul famoso Spread (differenziale fra il tasso di Interesse dei Buoni del Tesoro Italiani e quelli Tedeschi a 10 anni) come se anche questo fattore fosse stato in qualche modo pilotato (e peggiorato) dopo l’introduzione dell’Euro. Alcuni politici ci stanno oltretutto giocando tutta la campagna elettorale su questa teoria del complotto europeo.

Giusto per vedere effettivamente cosa é successo negli anni  di seguito c’é l’andamento del famoso Spread dal 1986 al 2011.

Andamento Storico Spread

Penso che ci sia bisogno di una visita oculistica se non si vede la grossa riduzione degli interessi dopo il 1999. E’ indiscutibile il vantaggio dell’Euro, ha appiattito il costo del denaro, cioé noi Italiani potevamo accedere a tassi di interessi uguali a quelli Tedeschi (paesi piú affidabile) nonostante non fossimo mai diventati la Germania. Questo ha voluto dire mutui a tassi piú bassi, inflazione piú bassa e lo Stato avrebbe potuto fare investimenti con costi ridotti rispetto al passato. Avete forse visto questa esplosione degli investimenti? chessó nelle infrastrutture? Io no.

Il valore dello Spread precedente all’introduzione dell’Euro era inoltre piú alto di quello che stiamo pagando oggi (2012-2013) quindi ancora mi chiedo quali stati questi grossi vantaggi che aveva la nostra liretta.

Se esisteva qualcuno che poteva lamentarsi dell’Euro potevano forse essere i paesi euro-forti che non avevano piú vantaggio in termini di costo del denaro rispetto agli Euro-deboli come invece accadeva prima. La vera anomalia era il fatto che l’Italia, la Spagna, la Grecia pagavano interessi uguali alla Germania ma questa anomalia era a tutto vantaggio dei paesi deboli.

Euro occasione persa

L’Euro é stata un’occasione persa e non un danno. I vantaggi erano misurabili ma la nostra Classe Politica ha buttato via l’opportunitá per migliorare il livello dei servizi pubblici e magari fare delle riforme importanti.

La favola dell’Euro cattivo continuerá ad essere un richiamo per le masse, pochi faranno esercizi (semplici) per (almeno) verificare la teoria ma accetteranno passivamente ogni nota del pifferaio magico di turno.

I numeri danno poco spazio alla fantasia e sono difficili da smentire; i numeri vanno oltre il tifo politico o anti-politico.

Tutto questo non vuol dire che l’Euro e l’Europa siano perfetti, anzi, c’é molto da lavorare per rimetterli in sesto e correggere gli errori di definizione. Un’unione solo monetaria non porta da nessuna parte senza una vera comunitá Europa con regole e intenti veramente comuni. La strada per il futuro non puó passare per la sua eliminazione ma solo per il suo potenziamento.

Riferimenti

http://noisefromamerika.org/articolo/andamento-pil-italiano-negli-anni-1995-2009

http://noisefromamerika.org/articolo/euro-non-c-entra