Letture per il weekend – 10 Gennaio 2015

I Film in arrivo nel 2015 [link all’articolo]

..e otto grandi film del 2014 secondo Linkiesta [link all’articolo]

Un articolo sul decreto “salva Berlusconi” che in questi giorni é stato contestato [link all’articolo]

Un pó di oggetti tecnologici per il 2015 [link all’articolo]

Sempre sul Jobs Act [link all’articolo]

La crescita di Apple Pay [link all’articolo]

TIM allarga la sua copertura LTE Advanced in 120 cittá. Ogni tanto qualche bella notizia. [link all’articolo]

Amazon, Moncler e quelle inchieste di Report che mi infastidiscono

report Ho letto in un post su facebook di una puntata di Report che si occupava del mercato on-line e nello specifico del colosso americano Amazon.

La questione alla base sta, secondo report, nel fatto che l’azienda nonostante la sua posizione di leader mondiale nel mercato on line, non fornisce i dati sui volumi di vendita. Nello specifico l’indagine di Report evidenzia il fatto che i volumi relativi ai singoli paesi non fossero disponibili ma Amazon fornisce l’aggregato Europeo. L’azienda infatti é sotto il mirino di molti paesi poiché dichiara tutti i suoi ricavi in Lussemburgo appoggiandosi ad un trattamento fiscale migliore.

Le persone di Amazon intervistate durante il servizio non fornivano nessun tipo di numero relativo ai volumi, ricavi, vendite dei prodotti venduti da Amazon Italia nonostante l’incalzare dell’intervistatrice. In aggiunta viene preso l’esempio inglese dove Amazon era giá stata sotto processo per non aver correttamente dichiarato le proprie vendite sul territorio Inglese. Stesso discorso in Francia dove indagini pubbliche avevano portato alla richiesta di svariati Milioni di Euro di tasse non pagate (probabilmente mai pagati perché tutto legale).

La questione quindi non fa che arenarsi sul solito e ripetuto discorso “La multinazionale cattiva” che fa quello che vuole e non paga le tasse (ammetto di essere passato anche io per questa fase della vita poi sono guarito).

Amazon Italia nata nel 2010 conta circa 800 dipendenti e un possibile call center con 500 persone nel prossimo futuro. Ha un solo magazzino in Emilia dal quale distribuisce la sua merce.

Per fare un paragone, in Inghilterra Amazon conta circa 15.000 dipendenti numero che fa ben sperare per una possibile espansione anche nel nostro paese. Almeno io lo spero ma non sembra che Report abbia la mia stessa speranza.

Il volume occupazionale sembra infatti un dettaglio e viene messo in un angolo per una piú motivata (?) lotta all’evasione fiscale (che poi evasione non é).

In Germania il discorso Amazon ha seguito un po’ lo stesso binario delle tasse ma in aggiunta l’azienda era accusata anche di applicare politiche di prezzo troppo stringenti ai propri fornitori. Questo discorso é stato solo sfiorato dalla Gabanelli ma potrebbe essere fondamentalmente piú rilevante delle tasse. In sostanza un margine basso per un fornitore potrebbe essere un problema per un’altra azienda Italiana e quindi per altri lavoratori. Amazon Italia ha infatti dichiarato che la quasi la totalitá dei fornitori sono Italiani e potrebbe essere anche questa una buona notizia considerando le potenzialitá del mercato On-line ma anche qui sembra solo un mio parere.

Cosa mi infastidisce di questo servizio? Sostanzialmente la superficialitá con cui é stato fatto e per il modo con cui ci si ferma alla sola e noiosa accusa alla Multinazionale senza cercare minimamente di capire perché l’azienda puó permettersi di fare questi giochetti fiscali. Pensare che l’unico problema é Amazon o la multinazionale di turno é riduttivo, banale quanto oggettivamente sbagliato. L’anomalia non é Amazon ma il Lussemburgo e l’ho giá scritto qui. La questione delle tasse in Lussemburgo é il vero e unico problema ed é inutile cercare lo scandalo in tutte le aziende che ne sfruttano i vantaggi fiscali. La lista é lunga e Amazon é in ottima compagnia ma purtroppo il problema é il sistema Europeo che permette queste differenze fiscali fra i diversi stati membri. Forse sarebbe piú utile se Report andasse a trovare Juncker e capire come mai (legalmente) queste aziende possono decidere dove dichiarare le tasse.

Perché fare un servizio su Amazon per una ben piú grave lacuna fiscale tutta Europea? Mi sembra alquanto inutile anche perché (udite udite) queste aziende operano nella legalitá piú totale. Non é evasione, é legale. Il problema non é Amazon, Vodafone, Google ma il Lussemburgo, l’Olanda, l’Irlanda cioé quei paesi che fanno accordi fiscali vantaggiosi per attrare le aziende.

Abbiamo un’Europa con un sistema fiscale non unificato. Bruxelles non si é mai preoccupata di fissare delle regole e qualcuno fa indagini su Amazon. Direi che é il colpevole sbagliato. Se vi dessero la possibilitá di pagare o il 40% o il 2% di tasse cosa scegliereste? Ho qualche idea sulla vostra risposta senza peró pensare che non abbiate etica ma solamente perché spesso il lato economico mette in coda anche le migliori intenzioni.

Questo per me é la grande superficialitá. Andare ad indagare sulla questione sbagliata. Non é un problema solo di Report. Qui in Germania il grosso scandalo sulla gestione dei fornitori é altrettanto inutile o meglio, non é Amazon il problema.

Nessuno si chiede per esempio come le grandi catene di distribuzione spremano i propri fornitori fissando loro i prezzi. Ho abbastanza prove in famiglia (mia moglie vende alla grande distribuzione) per confermare che anche se si é produttore e fornitore diretto di una grande catena di distribuzione il margine sui propri prodotti non va oltre il 2% (nei migliori dei casi in altri si va sotto costo). Questo peró chissá come mai non interessa alle inchieste televisive. A dirla sarebbe invece molto utile perché molto legato a mio avviso al fatto che 2/3 del cibo mondiale viene sprecato ogni giorno. Forse ci sarebbe abbastanza materiale per un bel servizio che aiuta anche le persone ad essere piú coscienti.

Amazon se proprio la vogliamo dire tutta, aiuta a ridurre l’inquinamento riducendo e ottimizzando i trasporti di merci ma questo sembra un altro dettaglio inutile.

Rimanendo in argomento di servizi inutili qualche mese fa Report aveva fatto un altro servizio discutibile sulla Moncler e anche a quei tempi ho notato per qualche giorno una serie di post di protesta classica della rete: “vergogna”, “Non ho mai comprato un Moncler e mai lo compreró”, e banalitá simili.

Insomma il solito nulla che peró il giorno dopo aveva addirittura fatto crollare il titolo in borsa. Tutto lo scandalo era dovuto ai metodi con cui venivano spennate le oche e i soliti maltrattamenti degli animali (come se in passato le nonne facevano l’anestesia alle oche prima di spennarle). Certo che non é piacevole ma a questo punto voglio un servizio sulla catena alimentare delle oche in Francia e il bando del Fois Gras su tutte le tavole. Questo peró non va bene perché non combina bene con l’azienda Multinazionale cattiva e quindi Foi Gras per tutti e delle oche chissenefrega.

In aggiunta la superficialitá si era anche spostata sul discorso costo/prezzo. Il servizio infatti oltre al maltrattamento delle oche indicava dei costi di produzione di qualche decina di Euro per un prezzo di vendita di qualche migliaio. La cifra sembra in ogni caso estremamente bassa ma anche ipotizzando che fosse vera dove stá il problema?  Report é una trasmissione economica in grado di fare i conti in tasca ad un’azienda? o vuole forse accusarla di truffare i propri clienti?

Ritengo giusto specificare che il prezzo di un bene non ha relazione con il suo costo. Eh sí magia magia: Non c’é relazione. Certo che per esigenze di fattibilitá economica il prezzo non puó essere piú basso del costo ma all’alto fondamentalmente non c’é limite. Solo la disponibilitá di clienti ad acquistare il bene ad un certo prezzo ne fa il valore di mercato. I motivi per cui uno compra il Moncler sono semplicemente che reputa l’acquisto congruo con il prezzo. Non é tutta questione di qualitá ma di brand, di moda e di motivi anche personali. La scelta di comprare un Moncler a quei prezzi non ha nessun motivo di essere sminuita perché é una scelta personale non una colpa dell’azienda. Se un’azienda é brava a rendere il proprio marchio forte e convincente non é una colpa ma una qualitá e un meccanismo economico ben noto. Una persona é libera di decidere di spendere i suoi soldi per un Moncler oppure opterá per altri prodotti. Dov’é il  problema? La povertá nel mondo? l’etica? Siamo seri.

Se si parla di prezzi di beni allora perché nessuno parla dei molto piú comuni Smartphone che tutti comprano? Dal piú caro iPhone ai cinesi piú economici sono tutti dispositivi construiti con metodi alquanto discutibili. Dall’Assemblaggio al recupero delle materie prime.

Per darvi un esempio di come dovrebbe essere fatto un vero servizio giornalistico andiamo in Francia. La trasmissione si chiama Cash Investigation del canale France TV. Il 4 Novembre 2014 é stato trasmesso un servizio sugli Smartphone (qui sotto lo trovate nella piú comoda versione Youtube) che mette in luce tutta la catena di produzione dei dispositivi mobili dall’acquisto delle materie prime all’assemblaggio.

Il servizio é in francese ma é abbastanza comprensibile. L’indagine é fatta molto bene nello stesso stile di Report (mi chiedo chi sia nato prima)  e mette sotto accusa un pó tutti i marchi produttori. La trasmissione é lunga ma in piú di un’ora riesce a svelare molte cose nascoste dietro ai dispositivi che usiamo tutti i giorni. Un’indagine che va dalla Cina al Congo e che forse fá molto piú riflettere delle oche Ungheresi a mio modo di vedere.

La questione di fondo é che prendersela con marchi piú costosi mi fa dubitare che si voglia sempre e solo mettere nel mirino prodotti diciamo elitari mentre spesso ci si dimentica che anche oggetti economici e di uso comune sono (e quasi sempre sono) piú sporchi di tanti altri.

Quindi cara Gabanelli, la tua trasmissione mi piace ma non dimenticarti che uno smartphone fa piú danni di un Moncler.

Liberté, Égalité, Banalité

Lutto Francese

Era prevedibile che il circo si mettesse in moto. Quale migliore occasione per rivendicare la propria ideologia pensiero idea concetto trovata che giustifichi i propri scopi propagandistico/culturali. Nulla di nuovo sotto il sole insomma.

L’ordine é sparso, non c’é armonia cromatica nel colore politico perché ignoranza e banalitá stanno un pó ovunque.

Credo che i commenti siano inutili dopo quello che é successo solo un piccolo particolare ho notato in questa barbarie.

Lui si chiamava Ahmed Merabet, aveva 42 anni e di mestiere faceva il poliziotto.

Ahmed-killedAhmed

Il Manifesto articolo del 7.1.2015 , Carlo «Charlie» Freccero.  Mi è stato chie­sto un com­mento sull’esecuzione del poli­ziotto disar­mato: per me si tratta sem­pli­ce­mente di un’immagine di guerra.

In un momento come que­sto, non è così assurdo che la guerra cominci a mani­fe­starsi nelle nostre strade, prima come ter­ro­ri­smo e rot­tura, poi come fatto con­sueto e quo­ti­diano, come suc­cesse in Ita­lia negli anni di piombo.

Il Giornale articolo del 8.1.215 L’esultanza dei fanatici: “Chi tocca l’Islam muore”. Sui social network molti acclamano la strage: «Se la sono cercata, han fatto bene». E i siti jihadisti si congratulano con il «popolo francese» per l’attacco

Forza Nuova Dichiarazioni del 8.1.2015, Segretario Nazionali Roberto Fiore. “La strage di Parigi è un atto di guerra aperta all’Europa, è quindi necessario rispondere adeguatamente”, in qualità di presidente del partito europeo APF e di segretario nazionale di Forza Nuova, Roberto Fiore delinea un chiaro piano operativo:

“1: Chiusura immediata delle ambasciate di Arabia Saudita e Qatar in Europa, altro che centri culturali islamici e moschee; per mezzo di TV, banche, aziende sono tra i principali finanziatori dei terroristi Isis e, grazie alla libertà di movimento di cui godono i loro Servizi Segreti, costituiscono vere e proprie teste di ponte nemiche sul territorio europeo;
2: Censimento urgente dei mussulmani in Europa, attraverso le moschee e i centri islamici; chi non è regolare va espulso con procedura d’urgenza, gli altri vanno sottoposti a scrupolosi controlli, in attesa di analoghi provvedimenti di immediata espulsione, stessa sorte va riservata agli imam che si rifiutassero di collaborare”.

“Auspichiamo anche negli altri Paesi europei – ha concluso – la formazione di movimenti popolari antifondamentalismo, così come avviene con Pegida in Germania, i giorni delle chiacchiere buoniste sono finiti”.

l’islamismo e le sue maggiori storture, che ne rendono impossibile una reale integrazione in Europa;

Dichiarazioni del 8.1.2015 di Matteo Salvini. “IL NEMICO È IN CASA, BLOCCARE INVASIONE”

Il Manifesto articolo del 7.1.2015 , Tommaso Di Francesco. Sta­volta non esi­tiamo a defi­nire que­sto orrore come fasci­smo puro.

non è satira pur­troppo, è quello che è acca­duto in que­sti tre anni e mezzo. A quasi quat­tor­dici anni dall’11 set­tem­bre 2001, il ter­ro­ri­smo di ritorno è il meno che ci possa acca­dere se non si sbro­glia la matassa di que­sta schi­zo­fre­nia occidentale.
Blog di Beppe Grillo Blog articolo del 7.1.2015 , Aldo Giannuli. Forse sarebbe opportuno sottoporre a chi vuol entrare in un paese europeo, una dichiarazione giurata (insisto: giurata) di osservanza della Costituzione del Paese in cui entra e di accettazione dei valori di libertà, di tolleranza religiosa, di laicità dello Stato, di eguaglianza fra i sessi, in mancanza della quale, il soggetto è respinto alla frontiera.

Detto questo, poi c’è da capire se c’è qualche manina non islamica dietro gli attentatori. Beninteso, non ho nessun elemento per escludere che quello che è accaduto sia realmente quello che sembra: una azione di terrorismo di gruppi islamisti radicali, punto e basta. Ma siccome a trarre giovamento da questa strage saranno in diversi (ad esempio il Fn che si appresta a fare vendemmia di voti, di conseguenza anche Putin che proprio sul Fn sta puntando per condizionare l’Europa sulla questione delle sanzioni, in una certa misura anche Israele che rinsalda i vincoli con l’Europa ogni volta che c’è un episodio di questo genere, chiunque voglia destabilizzare la Francia in particolare e l’Europa in generale…) vale la pensa di dare un’occhiata anche ad altre piste.

Dichiarazione di Luigi di Maio. 7.1.2015 Sono d’accordo con Aldo Giannuli su attentato Parigi. Rafforzare nostra identità per battere gli estremismi”: lo afferma Luigi Di Maio (M5S) su Facebook.
Dichiarazione di Daniela Santanché, e Ignazio la Russa 8.1.2015 

Daniela Santanché
«Voglio l’elenco dei politici e degli amministratori che ancora hanno il coraggio di prevedere stanziamenti economici e permessi per costruire moschee. Tolleranza zero. Prima regole certe: registro degli imam e censimento delle moschee e dei luoghi di culto, sermoni in italiano e trasparenza sui bilanci. Io non credo più all’islam moderato. Sono pronta a cambiare idea quando vedrò che ci mettono la faccia e insieme a noi combattono per i valori della libertà. Oggi è peggio dell’11 settembre perché hanno ucciso le opinioni. Le opinioni si discutono ma non si ammazzano. Oggi hanno voluto ammazzare i simboli dell’informazione e dei servitori dello Stato».

Ignazio La Russa
«Una parte consistente dell’Islam appoggia le idee di questi terroristi. Una frangia molto consistente dell’Islam ha dichiarato guerra al mondo cristiano e all’Occidente. L’Islam moderato, se c’è, si faccia sentire e scomunichi coloro che predicano questa violenza», dice La Russa.

Twitt-Maroni-Parigi
Blog di Beppe Grillo 7.1.2015, Anonima Antonella G  “Sono sgomenta per quello che è successo a Parigi. In ogni caso, a chiunque sia da imputare la strage, sarà un colpo grave alla libertà di stampa. Molti giornalisti, per legittima paura, si autocensureranno più di quanto già non facciano per servilismo. Io credo che la strategia del terrore stia riprendendo alla grande: la mistificazione dei fatti non è più sufficiente per tenere bassa la protesta, siccome la gente è sempre più inc****ta, adesso serve la paura. Sicuramente saranno stati i fanatici islamici a cui le lobbies hanno permesso di spadroneggiare nei paesi occidentali, ma sarebbe molto bello sapere chi ha mosso i fili”.
Dichiarazione di Marine Le Pen,  8.1.2015“Voglio offrire ai francesi un referendum sulla pena di morte. A titolo personale, credo che questa possibilità debba esistere”.

“Sono gli islamici che hanno dichiarato guerra alla Francia”

Twitt-Salvini-Parigi

Il Secolo D’Italia 8.1.2015 , Ginevra Sorrentino. All’indomani di una mattanza che ha stravolto un Paese e decine di famiglie; che ha drammaticamente colpito la libertà di pesniero e di stampa spargendo sangue e terrore, direi che l’ultimo dei problemi dovrebbe essere il timore di offendere l’Islam e i suoi proseliti: anche in considerazione del fatto che proprio questa falsa accusa è stata la causa che ha armato il pungo dei due carnefici di origine franco-algerina in azione in uno spaventoso mercoledì di morte.

 

I Vigili Urbani di Roma e alcune considerazioni sul Jobs Act.

vigili-urbani Fine anno coi botti a Roma. Nella migliore tradizione Italiota riusciamo a distinguerci sempre nell’efficienza della macchina pubblica. Mi riferisco alla malattia dell’85% dei Vigili Urbani di Roma durante la vigilia del capodanno. La notizia é rimbalzata anche all’estero tant’é che alcuni colleghi qui in Germania hanno commentato con incredulitá il fatto. Alle loro orecchia suonava come eccezionalmente grave considerando le ipotetiche conseguenze di un mancato ordine pubblico. Infatti per uno straniero, a parte lo scandalo vero e proprio di un sistema pubblico malato che consente certe anomalie, il vero problema é che la cittá é rimasta fuori controllo proprio in una notte delicata come quella di fine anno. Se si considera inoltre la forte simbologia che Roma ha per politica e religione ovviamente questo fa ancora di piú riflettere sulle immani responsabilitá che le autoritá cittadine hanno in questa “truffa”.

Ma cosa c’entra il Jobs Act?

Perché proprio in questo peridodo é stato votato in Parlamento la prima bozza del Jobs Act con i suoi decreti che hanno alzato immediatamente un polverone mediatico.

Immediato al grido “Renzi: Ti piace licenziare” si sono alzati i toni della discussione che hanno visto alcuni protagonisti della maggioranza continuare a lamentarsi in maniera dura contro il proprio Segretario e Primo Ministro senza peró dimostrare né competenza sull’argomento né tantomento coerenza con le proprie idee.

Mi riferisco all’ormai noioso (almeno per me) Pippo Civati che nelle sue riflessioni continua a dimostrarsi sempre piú fermamente opposizione interna al PD senza peró nella pratica bloccare l’operato del Governo. Nello stesso tempo mostra (ma questo non é una sorpresa per me) una certa superficialitá in materia. Nonostante il “Lavoro” non sia certo una delle materie piú facili, ci si aspetta un livello di pressapochismo limitato almeno per chi ci rappresenta in Parlamento ma cosí non é.

Non voglio qui difendere o accusare il Jobs Act perché non ho le capacitá per capirne a fondo le conseguenze. Quello che peró lega il Jobs Act ai Vigili Urbani di Roma é il discorso aperto sui licenziamenti nel Pubblico Impiego.

Mi spiego: Il Jobs Act riassumendo é stato pubblicizzato dalle fazioni avverse come un puro tentativo di cancellare ogni diritto del lavoratore in caso di licenziamento. Di ridurre i casi di reintegro sostituendoli con un rimborso economico. A detta di altri invece risulta incompleto perché non sembra esteso ai dipendenti pubblici.

“Renzi adesso che vuoi licenziare tutti almeno fai pulizia anche nel settore pubblico”… questo il piú diffuso urlo mediatico che ho percepito in rete e non solo.

Ed é proprio quest’ultimo punto che mi ha fatto pensare ai Vigili Romani. Sembra ovvio che proprio perché scandali del genere accadono, esiste un ragionevole e fondato motivo per poter licenziare anche nel pubblico impiego. Sembra una teoria che non fa una grinza ed é quello che la stragrande maggioranza della popolazione pensa. Dopo gli scandali Romani degli appalti, i Vigili Urbani non possono che confermare una certa necessitá di pulizia del sistema pubblico.

Ma siamo sicuri che licenziare i dipendenti pubblici servirá a pulire il sistema? O meglio: Siamo sicuri che in un sistema del genere si possa pensare di licenziare i dipendenti pubblici?

Secondo me: NO e la risposta sta proprio a Roma.

Se un sistema pubblico consente all’85% dei dipendenti di stare in malattia durante una notte “a rischio”, come pensate che lo stesso sistema possa mettersi a licenziare i dipendenti? Su quale base? Con quali motivazioni? Applicando quali obiettivi non raggiunti?

É chiaro che tutti questi certificati medici sono una truffa bella e buona ma purtroppo é proprio il sistema stesso a consentirlo. I medici che le firmano, i dirigenti dei Vigili Urbani che non controllano e via dicendo. I licenziamenti devono essere richiesti dalla dirigenza, la stessa dirigenza che chiude entrambi gli occhi su frodi cosí evidenti e vergognose.

Stiamo chiedendo alla stessa Dirigenza Pubblica di applicare adesso delle “regole” per i licenziamenti oppure di “moralizzare” la propria truppa che molto probabilmente etica morale non ha forse proprio per colpa dei suoi “piani alti”?

Credo sia doveroso applicare le stesse regole anche ai lavoratori pubblici ma quello che non credo sia possibile é licenziarli in queste condizioni. Come si fa a guarire un malato chiedendogli di diagnosticarsi, controllarsi e decidere la cura da solo?

Non esistono giustificazioni per i singoli Vigili Urbani ma é ovvio che l’hanno fatto consapevoli dei bassi rischi che avrebbero corso. Il pesce come si dice “puzza sempre dalla testa” ed é proprio di lí che bisogna iniziare a riorganizzare il sistema. I licenziamenti colpirebbero solo la base (o il capro espiatorio) mentre le colpe di un sistema marcio sono sempre di chi lo gestisce.

La possibilitá di licenziare non farebbe altro che mandare via chi “non ha Santi forti in paradiso” lasciando i peggiori a gestire quello che rimane del (giá) nulla.

Una proposta semplice: Licenziamenti facili nel pubblico impiego solo per le cariche dirigenziali e poi vediamo come vanno le cose…. giusto un test per provare.

Un sogno vero?