Greta e Vanessa valgono 12 Milioni?

Sí ovviamente, li valgono come li vale ogni vita umana che si puó salvare ma ció non toglie che le due ragazze abbiano fatto una stupidata che ci é costata 12 Milioni di dollari. Da alcuni racconti sembra poi che questa cifra sia esagerata e molto probabilmente lontana dalla realtá ma ció non toglie che un prezzo é stato pagato.

Il pagamento del riscatto non é mai stato smentito ufficialmente. Il Ministro Gentiloni riferendosi alla Camera non ha mai esplicitamente dichiarato che non sono stati pagati riscatti. Ha preferito stare dalla parte delle ragazze dichiarando che é dovere dello Stato cercare di fare il possibile per salvare i propri cittadini. Non poteva ovviamente dichiarare il riscatto nonotante le ragazze abbiano detto alla Polizia che lo scopo del loro rapimento era solo per una questione economica. I rapitori volevano solo fare un pó di soldi.

Il caso mi ha infastidito perché la reputo una stupidata o in Italiano corretto, una stronzata. Una stronzata un pó troppo costosa.

Non é questione di cifre, é questione di come si é arrivati a tutto questo. Se fosse stato un rapimento di un volontario di Emergency o di Medici senza frontiere non mi sarei arrabbiato tanto.

In Italia si é aperta la solita discussione fra Guelfi e Ghibellini, tra il rosso e il nero, tra il giusto 1 e il giusto 2. Le armate dell’amore che vincono sull’odio che ritengono  il pagamento uno scandalo e dichiarano che sarebbe stato meglio lasciare le ragazze al loro destino. Definiamola pure la solita stupidata di panza che segue la tradizione di un cervello sempre meno vicino alla realtá. E’ vero, l’hanno fatta grossa ma sono pur sempre due Italiane che non si meritano di essere abbandonate. A molti é sembrato doveroso fare il paragone con i Maró nonostante i due casi siano distanti fra di loro e non confrontabili ma al bar si puó discutere sempre di tutto. L’Unica certezza é che in entrambi i casi c’é stata una pessima gestione degli Affari Esteri come da molto capita.

Poi c’é l’armata dei buonisti rossicci. Quelli che “ma loro fanno del bene”, “lottano per un mondo diverso e migliore”, “sono andate ad aiutare il popolo Siriano”, “Sono volontarie e quindi vanno rispettate”. La lista di romantiche dichiarazioni é illimitata. Si mette insieme un pó di tutto nel solito minestrone riscaldato buonista-filosofico che non cambia mai. Senza capo né coda perché non tiene conto che il mondo non é fatto per i sognatori (e meno male). Insomma quelli come Saviano.

Posso sembrare estremamente freddo ma la realtá é purtroppo lontana dai sogni. Non ho nulla contro il volontariato, anzi ammiro e amo le persone che dedicano parte della loro vita agli altri perché non é né facile né immediato ma anche nel volontariato servono delle regole precise e ben definite perché possono aiutare a raggiungere obiettivi piú concreti. Non é detto che una persona nel volontariato sia sempre e comunque giusta. Puó sbagliare anche lei e cosí hanno fatto le due ragazze.

Greta e Vanessa facevano parte di una Onlus/ONG che loro stesse avevano creato. Una Onlus che contava 3 persone. Questa é un’anomalia che non dovrebbe esistere e fonte principale del mio nervosismo. Non si puó sognare di poter cambiare il mondo da soli. Non é entusiasmo é solo sottostima dei problemi e sopratutto é darsi degli obiettivi che non servono oltre al proprio ego.

Sono molto critico sull’oceano di associazioni a scopo benefico che lavorano nel mondo. Mi é capitato personalmente di vedere in un altro paese quanto le cosiddette ONLUS siano una realtá spesso frammentata che in molti casi non riesce a raggiungere obiettivi considerevoli perché non si organizza. Tanti progetti, tanto entusiasmo ma con risultati spesso scarsi o in media bassi. Mi potete ovviamente criticare dicendo che meglio un risultato piccolo del nulla ma nella mia testa ho altri modelli di volontariato che lontani da queste micro realtá.

Greta e Vanessa con la loro Onlus personale vanno in Siria in un periodo critico e pericoloso. Arrivano il 28 di Luglio e vengono rapite dopo 3 giorni come racconta questo interessante articolo sulle tappe della loro tragica vicenda. Mi sembra giá questa un’evidente prova che forse fare parte di organizzazioni un pó piú grandi e organizzate forse diminuisce la percentuale di rischio. Certo non la elimina ma la riduce sesibilmente. In ogni caso in 3 giorni erano giá nelle mani di un gruppo di Al Qaida che dichiarava (secondo le regazze) di voler fare dei soldi su di loro. Poi é partito il lungo negoziato durato piú di 5 mesi e che ha portato alla loro liberazione con il riscatto secondo il Guardian.

Ormai poco interessa sapere cosa é veramente successo perché i metodi, le cifre del riscatto non contano molto. Statisticamente l’Italia é un paese che se esiste una possibilitá dell” 1% di liberare un ostaggio con riscatto segue questa strada mentre per esempio gli Stati Uniti sono un paese che se esiste una possibilitá dell’1% di liberarlo con un intervento lo tenta. Questione di mentalitá, possibilitá e capacitá di intelligence.

Quello che vorrei Io invece é un sistema che limitasse alle persone di poter mettere la propria vita a rischio in questo modo o che almeno renda tutti piú consapevoli dei propri rischi. Per rischi non intendo il fatto di dover insegnare a qualcuno che in uno stato in guerra la percentuale di rischio é statisticamente piú alta ma il rischio di dover rimborsare lo Stato quando si opera fuori da determinate regole. Non sono d’accordo con quelli che adesso chiedono che le famiglie delle ragazze “rimborsino” lo Stato. É un’altra idiozia che esce fuori dalle solite menti limitate. Quello che dico io é che l’Italia dovrebbe fare come in Inghilterra o in Giappone per esempio dove sembra che una ONLUS abbia il dovere di dotarsi di tutti gli strumenti per la propria sicurezza altrimenti in caso di intervento dello Stato deve rimborsare tutte le spese sostenute. Dico “sembra” perché non ho ancora verificato l’informazione in sé ma la fonte é credibile.

Sembreró freddo ma credo che la questione sia sempre la stessa: Fissare le regole. A noi piace lasciare sempre tutto non ben definito per poi pagare conti molto piú salati alla fine. Non credo che regole del genere siano anti-etiche o contro il volontariato anzi possono solo renderlo piú efficiente e dal mio punto di vista anche filtrate molte associazioni non propriamente utili.

Evitare magari che qualcuno vada in Siria con qualche Euro e torni con qualche Milione di Euro di conto solo perché si sente il salvatore di un mondo che invece ha bisogno di ben altro che di sognatori.

3 Replies to “Greta e Vanessa valgono 12 Milioni?”

  1. essere volontarie come nel caso di Greta e Vanessa(ma anche in altre situazioni)non è mai una cazzata,una stronzata…può essere pericoloso quello sì ma purtroppo è normale che lo sia date le condizioni.Una cazzata può essere ad esempio andare a sciare e fare i fuoripista da somari in zone a rischio valanga ed esserne travolti o travolgere altri ma anche li mi pare che i soccorsi arrivino e non si lascia la gente al suo destino.Per me non è una questione di buonismo o armate dell’amore ma di due ragazze che avevano degli ideali e magari erano anche politicamente schierate ma questo non vuol dire nulla.Non è questioni di essere ”sognatori” o di ”voler cambiare il mondo” detto quasi in tono dispregiativo(come inseguire i mulini a vento)ma di fare certe cose perchè ci si crede.Un chirurgo(volontario o no)non potrà mai salvare tutte le vite del mondo ma fa questa professione lo stesso perchè è gratificante e non per questo smette perchè sa che non potrà salvare tutte le vite del mondo…

    1. Fare cose per cui “si crede” non é un male (anzi) ma sicuramente non é una giustificazione a procedere in maniera disorganizzata mettendo a volte anche a rischio la vita di altri. In questo caso si é risolto economicamente ma non sempre é cosí. Bisogna riflettere prima di agire anche se si é mossi dagli ideali. Gli ideali di cui il nostro mondo si sta purtroppo impoverendo non sono comunque un passaporto per l’immaturitá. Il tuo esempio é perfetto, nessuna differenza (nel senso di immaturitá) fra andare in Siria impreparate o scendere in fuori pista con rischio valanghe. Stessa identica cosa ed é questa la mia critica. Lo scopo non ne fa una differenza in termini di risultati.

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