Forse prima dell’Euro e della Merkel abbiamo altri problemi ovvero fare azienda in Italia: Mission Impossible

Euro TedescoMi é capitato spesso nell’ultimo periodo di avere qualche discussione sul solito argomento Euro sí, Euro no. I vari post sull’argomento (quiquiqui e qui) non lasciano spazio a interpretazioni su quali siano le mie posizioni in merito. Convinzioni maturate non su base emozionale (la pancia) ma dopo letture, analisi e qualche studio di ben piú noti e titolati economisti che in materia hanno dedicato molto piú tempo rispetto a questo semplice blog. In Itaka non si trovano saggi economici o teorie autodeterminate ma semplicemente vengono diffusi punti di vista di persone ben piú esperte in materia rispetto a chi scrive in questo blog.

I rapidi scambi di pareri sulla materia Euro mi hanno fatto capire che molte persone sono invece molto piú certe delle loro convinzioni per pancia senza aver fatto un minimo ragionamento logico sulla base di dati certi.

Nel dibattito Euro-No Euro io sto dalla parte dell’Euro perché credo che l’uscita abbia conseguenze troppo grosse per  il paese che non riusucirebbe a recuperare se non in qualche decina di anni. Tanti dicono di no (fra questi anche importanti professori di Economia) e non posso per limiti personali escluderla a priori ma i dubbi rimangono quando si guardano alcuni numeri del sistema Italia.

Quello in cui sono fermamente convinto é che a parte la questione Euro-No Euro i problemi del nostro paese siano ben lontani da una semplice gabbia valutaria oppure da un controllo Tedesco della gestione Europea e la conseguente negativa Austerity.

L’Italia con o senza Euro ha dei problemi sistemici e non valutari. Una nuova Lira libera di essere svalutata a piacere non risolverebbe questi problemi. Prima tocca rimettere in sesto la macchina indipendentemente dalla valuta o dalla Frau Merkel.

I Tedeschi hanno i loro evidenti limiti nella gestione dell’Europa ma non possiamo colpevolizzarli per problemi esclusivamente nostrani.

In una classifica dei nostri problemi ci metto:

  • Giustizia lenta
  • Burocrazia Complessa
  • Spesa pubblica inefficiente
  • Tassazione asfissiante

In ognuno di questi 4 punti non riesco a trovare nessun tipo di legame né con l’Euro né con la Signora Merkel ma li vedo come i veri generatori del 90% dei nostri problemi. Forse la tassazione potrebbe essere vista come conseguenza dell’Austerity Tedesca ma é certo che l’Europa dá obiettivi economico finanziari ma non guida le scelte politiche per raggiungerli. Non obbliga cioé ad aumentare la tassazione al posto della spending review.

Se qualcuno pensa che l’economia deve essere gestita dallo Stato allora forse potrebbe dissentire dalle prioritá sulla cura per l’Italia ma considerato che l’economia é principalmente generata dalle aziende stesse lo Stato (se non efficiente) non puó che fare da freno invece che da volano. Ed ecco secondo me dove l’Italia si trova in questo momento, nonostante i vari annunci markettari nessuno ha mai cercato di risolvere I primi 3 punti ma solo di peggiorare l’ultimo.

Quello che mi sembra evidente é che prima dell’Euro é necessario risolvere altre questioni e non il contrario come molti dicono. Se le aziende sono oppresse dallo Stato e dall’inefficienza dei sui servizi non é sicuramente una nuova valuta che puó cambiare le cose. Il valore aggiunto di uno Stato alla sua economia nel caso dell’Italia puó essere definito solo “un peso”.

Mi riferisco ai dati riportati dal World Bank Group relativi al suo studio sulle capacitá di fare business nei vari paesi OECD.

In questa classifica sono analizzati i vari paesi nei diversi comparti che impattano l’attivitá imprenditoriale. Viene fatta una classifica dei vari paesi a seconda delle capacitá di fare azienda (Doing Business). Lo studio si traduce quindi in una classifica di paesi in cui é piú facile investire, quindi occupare piú persone e di conseguenza migliorare le condizioni di vita.

La base di analisi riguarda i seguenti aspetti che incidono nell’apertura di un’attivitá imprenditoriale:

  • Aprire un’attivitá (Starting Business)
  • Permessi di costruzione (Dealing with construction permission)
  • Allaccio Energia (Getting electricity)
  • Registrazione di una proprietá (Registering property)
  • Accesso al credito (Getting Credit)
  • Protezione degli investitori minoritari (Protecting minority investors)
  • Pagamento delle tasse (Paying taxes)
  • Commercio con l’estero (Trading across border)
  • Rispetto dei contratti (Enforcing contracts)
  • Risoluzione della bancarotta (Risolving Insolvency)

Per ognuno di questi punti sono stati presi in considerazione tempi, procedure e difficoltá nei diversi paesi. In questo link potete trovare i parametri e le metodologie di misura adottate per stilare la classifica finale.

Dove si trova l’Italia?

Bisogna cercare “a fondo” nella classifica generale ed esattamente dopo l’Ungheria e la Turchia e appena prima della Biolorussia e della Jamaica. (Jamaica? Sí Sí proprio la Jamaica). Al 56mo posto. Non male per la terza economia Europea e per un paese del G7 (ancora per qualche anno).

Where is Italy-- Cliccare sulla tabella per ingrandire

I commenti mi sembrano inutili ma é interessante (e tragico) riscontrare come invece questa posizione in classifica sia una media e quindi per alcuni aspetti siamo riusciti a fare anche peggio:

– Permessi di costruzione: Ci posizioniamo al 116mo posto dopo Congo, Laos, Mexico, Capo Verde Timor Leste e Ghana giusto per mettere alcuni paesi che nella nostra (povera) immaginazione dovrebbero essere molto lontani. In Italia servono ben 233 giorni per avere un permesso rispetto ai 96 della Germania, i 105 della Gran Bretagna e i 183 della Francia.

Allacciamento elettrico: Fanno meglio di noi: Kazakhstan, Sri Lanka, Nicaragua e Haiti per fare qualche nome. Nella classifica globale gli altri principali paesi europei non vanno oltre la 90ma posizione. In Italia ci vogliono 4 mesi per l’allacciamento elettrico con un costo 5 volte piú alto di Germania e Francia. Solo la Gran Bretagna ci impiega lo stesso tempo ma con costi piú bassi del 60%. La Spagna é anch’essa un paese caro ma i tempi di allacciamento sono la metá.

Pagare le tasse in Italia: Sappiamo bene che questo é l’unico metodo conosciuto da tutti i Governi per rimettere in sesto le casse statali sotto stress da crescente spesa pubblica. Il metodo non é mai cambiato negli anni e non sembra cambiare oggi. Il risultato é che siamo al 65% di pressione fiscale totale sotto solo alla Francia con 66%. Nella classifica mondiale l’Italia é 141ma preceduta da Sierra Leone, Albania, Yemen, Sudan e Burundi. La Francia uno dei peggiori é in 95ma posizione la Germania al 68mo e la Gran Bretagna al 16mo posto. Se consideriamo il livello dei servizi pubblici Italiani direi che questa tassazione non ha proprio nessun tipo di giustificazione se non la completa incapacitá della gestione pubblica.

Rispetto dei contratti (Giustizia): Questa é la vera tragedia Italiana. Siamo al 147mo posto dopo Kenya, Nigeria, Iraq, Senegal, Guatemala e Madagascar giusto per fare alcuni nomi di paesi nell’intorno del nostro punteggio (ma non confinanti). Qui la cosa si fa serie poiché la garanzia di giustizia é bene primario per ognuno non solo per l’aspetto puramente di Business. La giustizia in Italia é lunga, contorta ma sopratutto non certa e questo é uno dei motivi principali dei bassi investimenti esteri in Italia. In Italia una causa ha un tempo medio (MEDIO) secondo la ricerca di ben 1185 giorni ovvero 3 anni e 3 mesi mentre Germania, Francia e Gra Bretagna viaggiano attorno all’anno mentre Spagna e Portogallo attorno all’anno e 4 mesi. Solo la Grecia fa peggio di noi ma non é un motivo di orgoglio.

I positivi diranno…

…che rispetto agli ultimi anni la posizione dell’Italia é migliorata di 15 posizioni.

Tutto vero ma siccome ogni tanto anche altri paesi fanno male il nostro miglioramento é solo dovuto al peggioramento di altri.

I realisti diranno…

VariazioniItalia

..che guardando la tabella nonostante la nostra posizione in classifica sia aumentata di 15 posizioni, ogni singola voce non ha avuto nessun miglioramento ma solamento valori negativi cioé abbiamo fatto peggio di prima.

Quindi si va male e si va peggio, non si vede nessun tipo di impegno da parte della classe politica di provare a migliorare la situazione pubblica (Tassazione, Giustizia, Burocrazia) ma siamo in costante peggioramento in un momento in cui servirebbe una svolta decisa.

Ma non ci dimentichiamo del punto di partenza: L’Euro e la Germania cattiva. Possibile che impattino cosí tanto su tutti questi fattori? Sono stranamente convinto di no e credo invece sia tutta farina del nostro sacco.

Quindi se giunti alla fine del post vi siete dimenticati che si stava discutendo di Euro e Liretta forse é un buon segno per capire che i primi problemi sono a casa nostra e non fuori confine.

Euro – no Euro: Un interessantissimo dibattito sul tema

Per chi é interessato all’argomento uscita dall’Euro e possibili conseguenze vi propongo questo interessante dibattito fra Alberto Bagnai e Michele Boldrin. (lo trovate a fondo pagina)

Entrambi economisti e Accademici, il primo organizzatore dell’evento (L’Italia puó farcela? )  e il secondo venuto recentemente alla ribalta poiché ideatore e poi leader del movimento “Fare” (per fermare il Declino), avventura politica (purtroppo) miseramente fallita.

Il video si riferisce all’evento organizzato dall’associazione “Asimmetrie”  fortemente indirizzata a dare una base teorica per l’uscita dall’Euro. L’associazione creata dallo stesso professor Bagnai che con un suo lavoro accademico cerca di spiegare tutti i vantaggi ma sopratutto cerca di demolire la negativitá di chi vede nell’uscita dell’Euro un vero e proprio salto nel piú profondo buio economico.

Il materiale e i pensieri del professore Bagnai sono tutti disponibili nel suo blog  e recentemente le sue apparizioni televisive si sono fatte sempre piú frequenti.

Michele Boldrin insieme ad altri economisti emigranti (Lui insegna negli Stati Uniti) gestiscono anch’essi un altro blog chiamato noisefromamerika e da cui Itakablog si ispira liberamente.

Proprio per questo i miei commenti al video sono piuttosto di parte essendo io stesso un profondo stimatore del rude Michele Boldrin, un assiduo lettore di Noisefromamerika e un suo (ex) elettore di Fare.

Insomma se avete un pó di tempo da spendere vi consiglio caldamente la visione. Le parole di Boldrin (forse ancora scottato per il suo tentativo di portare qualcosa di nuovo in Italia) sono crude ma indiscutibili.

Bagnai invece cerca con un certo insuccesso di controbattere alle accuse di Boldrin sul Sistema Italia, il professore di Washington non ha peli sulla lingua e spara a zero su un sistema malato che non ha bisogno di essere difeso per le proprie colpe interne.

Il dibattito fondamentalmente é riassunto da queste due posizioni:

  • Boldrin che esclude qualunque colpa del sistema Europa e dell’Euro ai mali dell’Italia. Il declino Italiano ha radici ben piú lontane dell’Euro ed é costante da 20 anni. Tutte le scelte di politica interna non sono in alcun modo dettate da pressioni esterne Europee ma solo da una completa incapacitá della classe politica Italiana.
  • Bagnai d’altra parte cerca di difendere la sua posizione mettendo comunque l’Euro come un responsabile del declino e sopratutto la pessima guida Europea di stampo tedesco, paese che secondo Bagnai é uno dei maggiori responsabili del degrado Europeo. Bagnai nonostante i suoi tentativi non riesce comunque ad obiettare nulla sulle responsabilitá della classe politica nostrana e quindi su questi punti concorda a pieno con Boldrin.

Quello che mi é parso abbastanza chiaro é il differente spessore fra i due accademici. Boldrin viene comunque da un esperienza piú vasta che gli permette di portare sul tavolo molti piú dati e confronti mentre Bagnai cerca di difendersi dietro il suo modello economico per l’uscita dell’Euro che sembra peró non convincere Boldrin. “Bagnai, ti faccio un modello che fa volare gli elefanti se vuoi”.

Boldrin a mio modo di vedere (ovviamente sono di parte) smentisce molti dei punti elencati e all’inizio del dibattito riesce anche a far fare una pessima figura al molto titolato (televisivamente parlando ma non accademicamente) Claudio Borghi. Responsabile economico della Lega Nord e personaggio di cui nutro una scarsa fiducia per le sue argomentazioni… ma come ho detto sono di parte. In ogni caso qui un commento piú esteso ed elaborato di Boldrin verso le teorie di Borghi.

Il dibattito é interessante e lo consiglio a chi vuole sentire qualche discorso ragionato, non di stomaco e senza nessun legame con la politica. Le tasse Italiane non sono una scelta dell’Europa né tantomeno dell’Euro. La Burocrazia complessa o la Giustizia lenta e inefficiente non sono certo invenzioni della Merkel e dell’Europa.

Un ultima nota:

A questo evento hanno partecipato lato politica: Giorgia Meloni, Gianni Alemanno, Fausto Bertinotti, Matteo Salvini. Non ho visto i loro interventi ma secondo me rientrano in quella categoria di politici di scarso spessore che hanno bisogno di cause esterne per giustificare l’ingiustificabile. Questo mi fa pensare che le teorie (e i modelli economici) del Professor Bagnai servono sopratutto per costruire una base teorica con scopi politici e propagandistici. L’argomento attualmente é molto di moda ma sopratutto fa breccia nella gente che crede facilmente al nemico esterno senza accorgersi di tutte quelle colpe interne di decenni di malapolitica.

Buona visione

Il Sindacalista dalla pensione d’oro ma tutto tace..

Bonanni La classe dei sindacalisti non é propriamente una categoria che a mio modo di vedere porta grosso valore aggiunto al mondo del lavoro. Il loro ruolo e la loro presenza sono importanti ma mi sembra che le loro azioni siano sempre piú indirizzate ad una autodeterminazione piuttosto che al loro ruolo originale. La mia personale esperienza lavorativa, per fortuna, non ha mai avuto nessun tipo di contatto con il mondo sindacale. La fortuna sta nel fatto che non mi sono mai trovato in situazioni lavorative critiche in cui era richiesto l’intervento di qualche tipo di rappresentanza sindacale. Forse sono semplicemente un fortunato ma i sindacati in se mi hanno sempre trasmesso una certa tristezza. Quando sento alti dirigenti esprimersi su questioni importanti dalle loro parole passa sempre e comunque il concetto di “contrapposizione”. Da una parte il “Padrone” (sempre in errore) e dall’altra i lavoratori (sempre con ragione). Chi oltretutto usa la parola “Padrone” o diciamo, che crede che esistano ancora i “Padroni” mi fa molta tristezza. Una visione del mondo del lavoro anacrononistica, vecchia, non applicabile ai nostri tempi. Non esistono piú (almeno nella nostra parte del mondo) gli sfruttatori che obbligano i lavoratori ad estenuanti sforzi lavorativi al limite della sicurezza personale. Vedo piuttosto un mondo del lavoro con molti problemi ma non relativi alle tutele. Sinceramente per tanto che si dica non conosco imprenditore che abbia come obiettivo lo sfruttamento dei lavoratori perché i lavoratori sono la sua unica risorsa per il successo. Vedo piuttosto imprenditori con obiettivi  di profitto (ovvi e condivisibili) che si scontrano con un mercato sempre piú difficile e con una competizione estera molto agguerrita. Vivo in Germania e la favole del paese ipertutelante verso i lavoratori é semplicemente un falso. In Germania si licenzia senza grosse motivazioni e le rappresentanze sindacali esistono solo per una minoranza di aziende. Il tedesco ha un approccio al lavoro molto serio. Fa le sue ore ma quelle ore le fa nel modo migliore perché sa che gli errori si pagano cari. Posso dire di aver visto esempi esattamente opposti in Italia, purtroppo. Sono convinto  che in Italia le tutele siano alte e il licenziamento é (troppo) difficile. Basti pensare che recentemente alcuni operai di Malpensa colti in fragrante a rubare nei bagagli (prove filmate) sono stati riammessi al posto di lavoro dal giudice del lavoro. Questo non potrebbe mai accadere in Germania e questo é un problema non una tutela.

L’Italia ha sicuramente un grosso problema lavorativo ma non é dovuto alle tutele mancanti ma ad un mondo produttivo che sta scomparendo e si sta traferendo altrove. L’Italia non é competitiva e pochi hanno voglia di investirci. Molti preferiscono spostarsi in altri paesi non tanto per il basso costo della mano d’opera ma per sistemi piú flessibili e meno rigidi. Parte della colpa é anche delle troppe di tutele di qualcuno (in cui i sindacati hanno ruolo importante) e le pochissime tutele di altri (in cui i sindacati non esistono e invece dovrebbero esserci).

Spesso i sindacalisti e le loro alte cariche dirigenziali si riempiono la bocca di diritti mancati,  di tagli  ingiusti in un mondo di ipotetici sprechi del management di un’azienda. Accusano i manager privati di prendere stipendi troppo alti, accusano le aziende di avere piani finanziari sbagliati come se fossero degli esperti industriali. I Sindacati si spingono troppo in lá oltre loro ruolo naturale non facendo altro che peggiorare la situazione. Creando tensioni inutili e rallentando spesso molti processi di ristrutturazione aziendale. L’effetto finale é che perdono credibilitá anche quando hanno invece piena ragione per le loro proteste.

Spesso il soggetto “Stipendi dei grandi Manager“ o in generale la ricchezza da un lato (imprenditori) e la „povertá“ dall’altro (operai che non arrivano a fine mese) viene sempre sbandierato come giustificativo per ogni richiesta e per convincere l’opinione pubblica delle loro ragioni.

Proprio su questo argomento ho trovato interessante quanto scandaloso sapere che anche gli alti “manager” sindacali sembrano gestirsi a piacere i loro stipendi e trattamenti di fine rapporto nonché quelli pensionistici. Se personalmente non mi scandalizzo dagli stipendi dei manager privati perché pagati dalle aziende con i propri soldi, sono invece sempre molto innervosito quando la stessa cosa avviene in ambito pubblico. Un Manager privato avrá pur fatto qualcosa per convincere la sua azienda del proprio stipendio o bonus? Immagino di sí.

Non ho invece la stessa impressione di quando trattamenti economici rilevanti sono  presenti in ambito pubblico perché per come il nostro paese si distingue pubblicamente tutto posso dire tranne che le capacitá siano alte. Tantomeno credo che chi prende piú soldi sia effettivamente quello che se li merita perché ho come l’impressione che la meritocrazia non sia contemplata in ambito pubblico.

Se qualcuno ha evidenza del contrario … please let me know

Ma veniamo al nostro caso:

Raffaele Bonanno é stato il segretario generale della CISL dal 2006 al 2014 anno in cui si dimette.

La strana ascesa del sindacalista risulta alquanto curiosa: negli anni della sua segreteria il suo stipendio annuo passa da 80.000 Euro nel 2006 (nello stesso anno un salto a 118.000) ad un valore di 336.000 Euro nel 2014. Un bel 420% di aumento in 8 anni, direi non male come salto rispetto alla categoria che difendeva. Il suo stipendio di 336.000 Euro gli perme di essere piú pagato del Presidente del Consiglio (115.000 Euro) e di un meglio noto Barack Obama (275.000 Euro).

Ma cosa potrá mai fare un sindacalista per meritarsi questa cifra? Non sono ancora riuscito a trovare una risposta al mio dubbio e credo che mai riusciró un pó per sfiducia nel ruolo, nelle sue responsabilitá e sopratutto nei suoi risultati. Va considerato inoltre che il regolamento della CISL dice che quando sia arriva alla carica di segretario si ha un aumento del 30%, ragionevole ma lontano da quello di Bonanni.

La pagina di wikipedia dedicata a Raffaele Bonanni descrive bene questa ascesa scoperta dal Fatto Quotidiano:

L’ex segretario della Cisl, che oggi percepisce una pensione lorda di 8.593 euro mensili, è stato protagonista di un’ascesa strepitosa nel sindacato, almeno in termini di salario. Dal 2006 al settembre 2010, mese delle sue improvvise dimissioni, lo stipendio di Bonanni è passato da “soli” 118.186 euro, a 336 mila, superando anche il tetto dei super manager, di 240mila euro.

Nel 2006, il primo anno da segretario della Cisl, Bonanni guadagnava più del presidente del Consiglio Matteo Renzi, il cui stipendio si ferma 114.796 euro. Nel 2014, il suo stipendio superava anche quello di Barack Obama (circa 275 mila euro). La notizia è stata diffusa dal Fatto Quotidiano, in possesso di un “dossier” sull’ex segretario della Cisl. Scrive FQ: Il sindacalista viene eletto segretario generale della Cisl nel 2006. Fino a quella data era segretario confederale e guadagnava meno di 80mila euro lordi all’anno. 75.223 nel 2003, 77.349 nel 2004 e 79.054 nel 2005. Quando diventa segretario generale, secondo il regolamento interno alla Cisl, il suo stipendio viene incrementato del 30%.

Quindi, secondo le regole interne, avrebbe dovuto guadagnare circa 100mila euro lordi annui. Nel 2006, la Cisl dichiara all’Inps una retribuzione lorda, ai fini contributivi, di 118.186 euro. Un po’ più alta di quella prevista ma non molto. Le stranezze devono giungere con gli anni seguenti. Nel 2007, infatti, la retribuzione complessiva dichiarata all’Inps è di 171.652 euro lordi annui. Che aumenta ancora nel 2008: 201.681 annui. L’evoluzione è spettacolare, gli incrementi retributivi di Bonanni sono del 45% e poi del 17%. Ma la progressione continua: nel 2009, la retribuzione è di 255.579 (+26%), nel 2010 sale “di poco” a 267.436 (+4%) mentre nel 2011 schizza a 336.260 con un aumento del 25 In merito alla questione, Raffaele Bonanni ha preferito non rilasciare dichiarazione ai giornalisti del Fatto Quotidiano.

Ad oggi non sono ancora state rilasciate delle dichiarazioni da Bonanni.

Quello che salta immediatamente agli occhi é l’importo della pensione che Raffaele Bonanni si accinge a raggiungere per la sua brillante carriera.  8.600 Euro lordi (piú di 5.000 Euro netti) per cosa?

Con tutto il rispetto la cifra appare forse un pó alta rispetto al ruolo ma sopratutto rispetto alle condizioni delle persone che il sindacato rappresenta. O é solo una mia impressione?

Se negli anni il ruolo dei sindacati é a mio modo di vedere degradato per un utilizzo piú politico che pratico, queste cifre non fanno che confermare i miei dubbi.

La gente si scandalizza dei compensi che la FIAT paga a Marchionne mentre mette in Cassa Integrazione operai e non ha nessun tipo di reazione per questi trattamenti “Pubblici”. Sicuramente Marchionne ha fatto di piú per la sua azienda di quanto possa aver fatto Bonanni per i suoi rappresentati.

Vorrei vedere la stessa indignazione, almeno sul web luogo dove gli animi si scaldano in maniera virale. Invece no. Tutto nella norma.

Si preferisce accusare un’azienda come Moncler per un non chiaro servizio televisivo ma continuare a comprare beni prodotti in paesi dove lo sfruttamento é regola produttiva. Che differenza fa la Moncler o la Apple? Forse che ci stanno a cuore piú le oche dei cinesi?

Lasciate stare la Moncler se leggete la notizia da un bell’IPhone prodotto a Shenzen o da qualunque smartphone sul mercato. Lasciate stare il milionario Marchionne e pensate piú al quasi milionario Bonanni che invece pagate tutti voi senza che peró nessuno vi abbia mai chiesto se eravate d’accordo.

Letture per il weekend – 11 Ottobre 2014

weekend-readingUna recensione divertenete dell’iPhone 6 Plus. Un tipico esempio di “filosofia tecnologica” Italiana dove spesso si pensa troppo e non si guarda poco al semplice oggetto. É tecnologia non sociologia. [link all’articolo]

A chi dice che le banche non fanno credito. Questo é quello che sta capitando, la nuova bolla del debito che non verrá mai pagato. Tutto privato. [link all’articolo]

Facebook ha chiuso la sua acquisizione di whatsapp per 22 Miliardi. [link all’articolo]

La pericolosa, inutile e sopratutto generica proposta per il TFR in busta paga. [link all’articolo]

La solita fantasia Italiana del nulla politico-economico. [link all’articolo]

Dove preferiscono lavorare i neo-laureati cinesi?

Sembra che gli studenti Cinesi abbiamo una certa preferenza per le aziende locali e sembra che la mia azienda sia una delle favorite.

É stato di recente rilasciato un paper con un sondaggio fatto su piú di 7000 studenti ai quali é stato chiesto quali erano le aziende attraenti per cui ambissero lavorare.

Le risposte spaziano un pó in tutti i mercati ma é interessante osservare quanto aziende da noi molto ricercate vengano invece rilegate a posti in coda. Conoscendo il forte senso di appartenenza al proprio paese che ogni cinese ha, questa classifica non stupisce. Nella mentalitá cinese infatti il singolo ha un valore come parte di un disegno piú grande e in questo caso lavorare per un’azienda cinese e quindi per il bene del paese ha un certo senso e rispecchia il “disegno piú grande”.

É anche vero che le aziende cinesi sono attualmente in forte crescita rispetto a quelle occidentali ma immagino che questo non sia il motivo principali delle scelte.

In ogni caso qui sotto la lista delle aziende piú attraenti per i neo laureati cinesi.

e a questo link il file pdf.

Aziende-cinesi-per graduati

La crisi Italiana: il peggio deve ancora venire

Confindustria ha rilasciato un interessante ma preoccupante studio sul quadro economico Italiano.

Le previsioni di crescita del nostro attuale Governo sono ridotte. Nonostante il Governo si affida ad un misero 0,8%, il documento del Centro Studi di Confindustria abbassa questo valore a 0,2%.

La situazione dell’Italia é preoccupante. Siamo tornati indietro di troppi anni.

  • Il PIL é tornato indietro di 15 anni
  • Il PIL pro capite di quasi 20 anni
  • La produzione industriale di quasi 30 anni (trenta)
  • I posti di lavoro di 15 anni
  • + 93% di persone senza lavoro
  • +122% di persone povere

Differenze dei livelli pre-crisi

Questi sono i valori da recuperare e con la crescita prevista non possiamo credere di recuperare in fretta quanto abbiamo perso.

Secondo lo 0,8% di crescita stimato dal Governo servirebbero ben 11 anni per recuperare la perdita. 11 Anni in cui forse l’impoverimento puó crescere ulteriormente ponendo l’Italia di fronte forse a grossi problemi sociali.

Confindustria analizza il problema Italiano dal punto di vista delle aziende e non puó che evidenziare l’eccessivo costo del lavoro e il relativo abbassamento del margine per le aziende.

Causa Austherity le tasse sono cresciute per tutti negli ultimi anni. Dai lavoratori alle aziende senza sconti per nessuno. Sono ovviamente le aziende le uniche che possono generare il lavoro e il loro indebolimento non é sicuramente un fattore positivo. Le aziende si indeboliscono sul mercato e lo Stato non sa far altro che aumentare la loro pressione fiscale.

In questo grafico l’andamento del costo del lavoro, sempre crescente negli ultimi anni, non ha fatto altro che abbassare i margini delle aziende e relativo impoverimento del settore produttivo.

Margini ai minimi

In queste condizioni ovviamente le nostre aziende risultano indebolite rispetto al resto dell’Europa.

Redditivitá delle aziende Italiane confornto con EU

Amara conseguenza di tutti questi fattori é il costante aumento della disoccupazione.

Disoccupazione

Quella di lungo periodo é in pericoloso aumento segno che il paese non riesce ad uscire dalla spirale recessiva. Interessante notare come la Germania sia invece l’unico paese in cui la crisi non ha quasi mai avuto impatti e la crescita é continuata a ritmi ancora piú elevati. Certo i tedeschi hanno il merito di essere riusciti a riformare il loro sistema in tempi in cui era possibile ma é anche ovvio che questa crisi ha spostato la bilancia economica a favore della Germania come si vede chiaramente qui sotto. La differenza é troppa gli squilibri non normali. Ristabilire la situazione vorrebbe dire di chiedere ai Tedeschi di decrescere a favore del resto dell’Europa… ci credete?

PIL Germania vs Europa

L’Italia perde anche la sfida con i paesi a lei piú vicini economicamente .. i cosiddetti paesi “maiali”, in Inglese PIGS Portogallo Irlanda Grecia e Spagna raggruppati sotto questo elegante nome secondo il tradizionale ed educato stile nordica.

Italia e PIGS

Gli Italiani continuano a impoverirsi

Tasso di Risparmio Famiglie

Tenendo in considerazione l’esistente, il Centro Studi di Confindustria non puó che abbassare la stima di crescita rispetto a quella prevista dal Governo Renzi (0,8%) ad un misero 0,2% per il 2014 e ad un 1% per il 2015. Un ritmo dello 0,2% vuol dire che il -9% del PIL puó essere recuperato in (soli) 45 anni.

Conclusioni

La crisi non sembra quindi esaurita. La crescita arriva ma con valori cosí bassi che non potrá cambiare le condizioni del paese velocemente. Nel frattempo sempre piú persone rimangono senza lavoro aggravando la situazione sociale che puó facilmente generare tensioni.

L’attuale Governo Renzi sembra al lavoro ma non cambia stile rispetto ai precedenti cercando di difendere le proprie previsioni e mantenendo una calma che non aiuta. La situazione é grave non servono solo le dichiarazioni ma serve agire in fretta. Abbiamo perso 20 anni economicamente ed é da vent’anni che la classe politica é incapace di trovare soluzioni… non abbiamo piú tempo da perdere..

Come riportato dal sempre presente Phastidio.

Per ora siamo fiduciosi sulla nostra previsione di crescita del Pil” dello 0,8% nel 2014. Così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, interpellato a margine del seminario previsionale del Centro studi di Confindustria. “Siamo convinti – ha spiegato – che le riforme messe in campo procureranno uno shock positivo, vedremo l’effetto degli 80 euro e delle riforme della giustizia, del lavoro, della pubblica amministrazione e della spending review” (Radiocor, 26 giugno 2014)

É giusto chiedersi se davvero si crede che 80 Euro possano veramente muovere qualcosa. Renzi, i voti li ha presi e adesso serve lavorare e in fretta.

In Italia la descrescita Felice é a portata di mano almeno economicamente. Rimane solo piú da trovare la tanto sospirata felicitá che sembra tradare insieme alla ripresa.

Signora mia, gli stranieri ci stanno comprando a pezzettini. Ah sí, da quando, scusi?

investimenti_esteri_russiaC’é chi dice che gli stranieri si stanno comprando a pezzi l‘Italia, che arrivano e si comprano tutto. E’ un discorso di moda perché come sempre si crede che il protezionismo sia la via per preservare il benessere dei cittadini. Io ho creduto per un certo periodo che effettivamente ci si dovesse concentrare sulle questioni interne e aiutare esclusivamente le aziende Italiane perché é lavoro locale.  Crescendo (forse) e imparando (forse) quello che uno realizza é che l’unico benessere possibile per i cittadini é avere la possibilitá di lavorare per raccogliere qualche onesto e decente risparmio per crescere la propria famiglia ed avere una vita in sicurezza. Ovviamente la sicurezza non é solo economica ma deve venire anche da un sistema pubblico sano che dia la possibilitá a tutti di avere un’assistenza sanitaria, un’istruzione e un aiuto temporaneo per la disoccupazione. Tutte queste belle cose nonostante per molti siano un diritto universale sono purtroppo valide solo se il sistema pubblico raccoglie abbastanza risorse (ma non troppe) con la tassazione e quindi se il sistema economico (e capitalistico) alle spalle é sano. Non esiste la creazione di ricchezza al di fuori della produzione di beni o servizi (mi spiace). Non si puó credere che il benessere si possa creare stampando moneta come qualcuno vuol far credere. Serve lavoro per avere tasse e soldi pubblici da spendere (in modo efficiente) nei servizi per i cittadini. Tutto il resto é filosofia. La decrescita forse rende felici ma non crea servizi pubblici e quando sono ammalato preferisco curarmi in un ospedale piuttosto che con un semplice sorriso.

Sulla base di queste semplici considerazioni non importa se si lavora per un’azienda straniera o per una Italiana, l’importante é avere un lavoro sul territorio nazionale. Un eventuale investimento estero in Italia quindi non puó che essere positivo per aumentare il benessere dei cittadini. A me che importa se lavoro per un’azienda Italiana o cinese? Questo concetto é peró spesso ignorato e molti insistono nell’affermare che le aziende estere investono in Italia per comprare le aziende locali e trasferirle all’estero. Sará vero?

Se qualcuno crede in queste dicerie consiglio di leggere questo interessante post di Mario Seminerio in cui vengono elencati gli investimenti esteri dal 2010-2012 nei diversi paesi Europei.

Signori miei sono numeri non sensazioni.

I dati sono presi da un report annuale redatto della societá di consulenza Ernst&Young  che potete trovare a questo link.

Come si vede tutto é il contrario di quanto si afferma. L’Italia é un paese in cui pochi, quasi nessun capitale estere viene per investire il proprio denaro.

Se si guarda alla classifica si capisce quale falsitá sia il fatto che qualcuno dica che ci stanno comprando.

Questa la classifica redatta da Ernst&Young

FDIEurope

Se per molti questo é positivo non lo é sicurmanete per me anzi. Soprattutto qualcuno deve spiegarmi quale sarebbe il vantaggio. In un periodo di crisi come questo sono proprio gli investimenti esteri quelli che potrebbero migliorare la situazione perché abbiamo poche risorse interne. Lamentarsi che le banche non fanno credito e rifiutare il “credito estero” é semplicemente un controsenso. Il fatto che nessuno si avvicini all’Italia dovrebbe far riflettere sul perché questo capita invece di affermare esattamente il contrario.

La cosa angosciante che appare in questa lista é che l’Italia non appare nemmeno nelle prime 15 posizioni. Non arriviamo nemmeno all’1% degli investimenti. Ma figurariamoci se “ci stanno comprando”.

Abbiamo molti problemi: burocrazia pesante, alta tassazione, inefficienza pubblica, servizi scarsi e questi problemi allontanano gli investitori esteri come si vede.

Unica spesa estera in Italia é per il nostro debito pubblico dei titoli di Stato ma questo non porta nessun vantaggio ai cittadini. Spesso chi dichiara “i saldi” delle aziende Italiane é lo stesso che lamenta l’alta percentuale di debito pubblico in mano ad investitori stranieri. Se proprio si vuole evitare che i soldi esteri comprino il nostro debito pubblico rendendoci prigionieri di una gabbia finanziaria sarebbe opportuno tifare per gli investimenti veri, quelli diretti, che creano occupazione e lavoro. Si preferisce invece come sempre urlare contro tutti indiscriminatamente, verso chi compra solo debito (tanti) e verso chi compra attivitá produttive (quasi nessuno). Nella lista si vede anche l’impatto occupazionale di questi investimenti. Certo non é sempre positivo ma in alcuni paesi ha creato anche un +34% di occupazione fra il 2010 e il 2012. (valore non riferito al totale dell’occupazione ma ai soli investimenti esteri).

Il problema dell’invasione straniera é quindi un’ennesima bufala propagandistica che poco giova all’Italia e crea agli occhi dei cittadini nemici inesistenti.

Ci sará un motivo se non siamo nemmeno nelle prime 15 posizioni per gli investimenti esteri ma come sempre a casa nostra si preferisce trovare nemici ovunque invece di risolvere con giudizio i problemi.

Come scrive Seminerio: state sereni. Al momento siamo e restiamo ben lontani da invasione, colonizzazione e catene (di schiavitú).

 

Un sistema Universitario scadente ovvero: Mi iscrivo a “Scienze per la Pace” e odio la precarietá

La mia curiositá é nata ascoltando una radio che commentava gli scontri avvenuti a Roma durante il corteo del 12 di Aprile. Il Corteo dei Movimenti contro precarietá e Austerity che come sappiamo non é finito nel migliore dei modi. Gli scontri e i feriti sono stati molti ma forse era giá nelle previsioni sia dei manifestanti che delle Forze dell‘ordine.

Non voglio entrare nel merito su chi sono i buoni e chi i cattivi ma una cosa mi ha colpito fra le notizie che ho sentito, un particolare che nulla c’entra con la manifestazione.

La 22enne Deborah Angrisani passata alle cronache per essere stata calpestata da un poliziotto mentre un suo amico faceva da scudo umano sul suo corpo (foto sotto).Calpestata

Ovviamente le solite posizioni contrapposte fra chi vede la violenza nella devastazione di alcuni manifestanti e chi invece vede la violenza nelle reazioni della Polizia. Non mi interessa entrare nel merito di queste inutili discussioni che si ripetono ad ogni manifestazione.

Il mio problema é un altro e ben peggiore a mio modo di vedere degli scontri. Potrebbe sembrare una banalitá ma la radio affermava che Deborah la 22enne era iscritta al Corso di Laurea in Scienze per la Pace. Scienze per la Pace? Ho pensato fosse uno scherzo ma poi purtroppo é bastato un click su Google per togliere ogni dubbio… esiste veramente. Lo si puó trovare nel sito dell’Universitá di Pisa con relativa descrizione degli esami.

Forse la mia mente da Ingegnere fa fatica ad individuare una logica dietro a questo corso o forse sto semplicemente invecchiando. Certo é che capire quale sia l’utilitá di questo corso é cosa ardua. Cerco nella sessione dedicata agli Sbocchi Professionali della stessa pagina descrittiva e trovo l’elenco dei possibili ruoli a cui gli studenti possono accedere:

– Mediazione e conciliazione di pace: ruoli di composizione amichevole di situazioni conflittuali, compiti di mediazione culturale, funzioni di collaboratore del difensore civico.
– Cooperazione internazionale: diversi ruoli richiesti nei progetti di cooperazione internazionale gestiti da organismi nazionali, internazionali o sovranazionali, e dalle organizzazioni non governative (ONG).
– Soluzione pacifica dei conflitti: figure che operino negli organismi nazionali e internazionali, fornendo apporti ad azioni nonviolente per la soluzione di controversie, per la trasformazione dei conflitti, nella gestione delle fasi che seguono conflitti armati. Ad esempio: monitoraggio elettorale, controllo dei diritti umani, facilitazione dei processi di democratizzazione.
– Terzo Settore: figure che dispongano di competenze interdisciplinari relative al funzionamento di organismi del Terzo Settore ed alla loro amministrazione, con particolare attenzione alle capacità gestionali e progettuali.
– Formazione: figure capaci di intervenire nell’ambito dei progetti di formazione e di educazione alla pace, alla nonviolenza ed allo sviluppo umano.

Direi di bene in meglio.

Ma poi scopro anche la ciliegina sulla torta: il link Percentuale di impiego nei neolaureati un bel foglio pdf con le statistiche di impiego degli studenti laureati nell’anno 2011.

In PAX o Scienze per la Pace si sono impiegati BEN il 35% degli studenti (dopo 1 anno). PAX si piazza al terz’ultimo posto dopo “INFORMAZIONE SCIENTIFICA SUL FARMACO” (28%) e  “LETTERATURE EUROPEE PER L’EDITORIA E LA PRODUZIONE CULTURALE” (18%).

Riassumendo 1 studente su 3 riesce a trovare lavoro con questa Laurea. Come si dice “Uomo avvertito..”

Ovviamente i difensori del nulla possono accusare la crisi di questa scarsa occupazione per il corso di Laurea ma chissa perché io sono convinto che invece la crisi c’entri poco o nulla in questa percentuale.

Il problema di fondo é che questi ruoli nella societá sono praticamente inutili o comunque legati ad ambienti esclusivamente pubblici. Il numero di persone impiegate in questi settori é fondamentalmente bassa ma sopratutto proporzionata alla domanda (scarsa).

La cosa che mi sconvolge é che il sistema Universitario Italiano possa permettersi di presentare un tale corso di Laurea. Insieme a tanti altri viene creata una nebulosa di percorsi Universitari di utilitá discutibile che peró diversifica l’offerta per attirare piú studenti.

Signori miei questo é puro Marketing Universitario nulla di piú.

Vorrei un’Universitá piú seria, piú organizzata con una scelta di corsi meno variegata ma piú indirizzata al mondo del lavoro. Non bisogna cercare “iscritti”ma formare le persone per il mondo del lavoro. PAX forma le persone per un mondo che non esiste o che non ha i numeri per mantenerli. Non serve un corso per questi tipi di ruoli, basterebbe formare un personale pubblico selezionato (tanto da lí arrivano i fondi delle ONG). Qualche mese di formazione é sufficiente senza dover necessariamente creare un corso di Laurea. Ovvio che con il secondo metodo si possono chiedere i soldi mentre col primo si deve investire.

Solo un ultimo particolare. Il ruolo é internazionale e quindi ci sono dei moduli linguistici OPZIONALI fra Inglese, Francese, Spagnolo e Tedesco. I moduli linguistici sono unici ovvero lo studente studierá la lingua per al massimo 6 mesi (io credo 3 mesi). A questo punto una formazione del genere non é sufficiente per imparare una lingua o almeno raggiungere un buon livello. Il valore didattico é quindi nullo. A questo punto mi aspettavo che nei test di ammissione ci fosse una selezione su base linguistica con prove che servissero ad ammettere solo persone con una buona comprensione di una delle 4 lingue.

Ovviamente questo non esiste perché é meglio far passare tutti e raccogliere i soldi piuttosto che pensare a formare bene la gente.

Il risultato é quindi creare laureati per ruoli fondamentalemnte internazionali senza essere preparati linguisticamente. Ha un senso? No come d’altronde il corso stesso.

CONCLUSIONE

Ma cosa vai a protestare contro la precarietá se poi ti iscrivi a “Scienze per la Pace”?

Lascia alla Marvel il compito di creare Supereroi contro il male.

 

La lettera della Boldrini a Marchionne, immagine di una classe politica decadente

Boldrini-Marchionne     Tutto parte dal solito post su Facebook in cui si esaltava il rifiuto del Presidente della Camera Laura Boldrini ad incontrare l’AD di FIAT Sergio Marchionne.

Ovviamente il comune punto di vista indica Marchionne come il cattivo “Padrone” sfruttatore e schiavista mentre la Boldrini la paladina della giustizia e difensore delle classi sociali piú povere oppresse da questa globalizzazione senza cuore.

Mi spiace deludere ma la questione é un pó diversa e non é solo un mio punto di vista. Marchionne é un manager che nella sua carriera in FIAT ha preso le redini un’azienda sull’orlo del tracollo e l’ha ristrutturata. La Boldrini invece era una giornalista poi passata a ricoprire ruoli in organizzazioni pseudo pubbliche quali FAO, World Food Programme o la (ben nota?) High Commissioner for Refugees (UNHCR). Dal 2013 eletta nelle liste di Sinistra Ecologia e Libertá é stata poi eletta a presidente della Camera. Diciamo per la Boldrini un diverso grado di responsabilitá per i propri risultati.

Il Presidente Boldrini ha deciso di declinare l’invito di Marchionne per una visita ad un impianto di produzione FIAT. Le motivazioni sono diverse ma alla radice del rifiuto c’é il fatto che il Presidente avesse giá incontrato lavoratori e sindacalisti (La Fiom di Landini per la precisione) e non riteneva utile incontrare in questo periodo di crisi chi (Marchionne) non innova, de-industrializza e gioca al ribasso sui diritti dei lavoratori (usando le sue stesse parole).

Come sempre in Italia il risanamento dell’economia lo possono fare solo Sindacalisti e Politici e mi sembra giusto notare che i risultati raggiunti negli ultimi 30 anni sono tutt’altro che ottimi. Ma questo sembra essere un dettaglio per l’opinione pubblica.

La Gestione di Marchionne

E’ buona norma accompagnare i concetti con numeri a sostegno e quindi elenco di seguito alcuni dati sulla questione FIAT di Marchionne.

–         L’utile dell’azienda nel 2004 era a -4,4% nel giro di 2 anni é passato nel 2006 a +1,5%. Portandosi poi stabilmente nel 2009 a +2,4%.

–         Il Mercato dell’auto 2004-2009 per i diversi costruttori era:

  •  Volkswagen +7,4%
  • Toyota -7,2%
  • Ford -10,9%
  • Pegeot -11,1%
  • Renault -14,1%

Mentre dopo la cura Marchionne la FIAT ha totalizzato nel periodo un

  • FIAT +11,1%

 Marchionne é riuscito a far recuperare posizioni e mercato ad un’azienda quasi morta riportandola competitiva nel mercato. Questo peró non viene quasi mai ricordato. Dopo il 2009 é poi arrivato quel periodo chiamato crisi in cui ovviamento il crollo é stato forte e di difficile gestione con un mercato dell’auto Europeo in caduta libera per tutti i produttori. Ma la FIAT in qualche modo ha resistito e cercato nuovi spazi nel marcato Americano.

Questi sono probabilmente solo dei dettagli per il Presidente Boldrini. Meglio giocare sul “si spostano gli stabilimenti all’estero” o si riducono i diritti (dove?) dei lavoratori. Purtroppo per il Presidente della Camera se si analizzano i risultati finanziari di FIAT prima e dopo Marchionne viene da pensare che forse non staremmo nemmeno piú nel 2013 a discutere di FIAT. Molto probabilmenta questa azienda non sarebbe nemmeno piú esistita.

La Gestione Pubblica dell’Economia

La Boldrini rappresenta l’Istituzione Pubblica cioé quello Stato che tanto ha aiutato la crescita Italiana negli ultimi anni. Dati alla mano vediamo come l’economia Italiana gestita e diretta da queste efficienti Istituzioni Pubbliche ha avuto un andamento tutt’altro che positivo.

Andamento PIL Italiano 2000-2011

 Andamento del PIL 2000-2011

Il PIL giá nullo nel 2003 é continuato a non crescere o a crescere pochissimo. Certo non é il PIL il risultato della sola gestione pubblica ma sicuramente qualche responsabilitá esiste.

Inoltre la classe politica discute con lavoratori e sindacati ergendosi a difensore del lavoro e del lavoratore chiediamoci sorpresi come mai:

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Andamento della disoccupazione 2005-2012

In un paese in cui le istituzioni si preoccupano cosí tanto dei lavoratori non si capisce come mai la disoccupazioni cresceva giá dal 2007 senza che nessuna reale azione sia mai stata fatta per contrastarla.

Oppure in un paese in cui le istituzioni si dicono a favore dell’economia come mai l’aumento della tassazione su salari e imprese (e di conseguenza la riduzione delle risorse per l’economia) sono sempre e solo l’unico modo per coprire la costante crescita della spesa pubblica? Perché lo stato cosí premuroso non prova nemmeno lontanamente a ridurre la sua spesa?

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Investire in Italia

Il Presidente Boldrini nella sua lettere dice inoltre :“Per ogni fabbrica che chiude e per ogni impresa che trasferisce la produzione all’estero, centinaia di famiglie precipitano nel disagio sociale e il nostro sistema economico diventa più povero e più debole nella competizione internazionale”

Ma con i numeri sopra elencati pensiamo veramente che l’Italia sia il paese dove é meglio investire?

Ce lo conferma infatti la „Word Bank” che nella classifica mondiale ci mette al 73mo posto come paese in cui fare business.

Ci posizioniamo dopo Turchia, Romania, Bulgaria, Polonia, Azerbaijan, Ghana, Botswana, Rwanda, e ovviamente tutti gli altri paesi Europei ci superano prepotentemente.

Presidente Boldrini forse conviene chiedersi perché le aziende straniere non investono in Italia e quelle Italiane preferiscono investire all’estero. Non sono cattive é che loro seguono i loro interessi e preferiscono paesi in cui le condizioni e i servizi pubblici sono migliori. Non per altro che alla voce “Pagamento tasse” siamo al 131mo posto. Sará un caso?

Certo a quei tempi la Boldrini pensava forse alla fame nel mondo e non faceva parte del Parlamento ma lei adesso rappresenta le Istituzioni che hanno (e stanno) portando il paese allo sfascio. Sono pronto a scommettere che la crescita non cambierá nemmeno dopo la legislatura della Boldrini e se lo fará non sará sicuramente per merito delle Istituzioni.

I “Grandi decreti” sul lavoro -2013

Le colpe passate non possono essere attribuite alla Boldrini e all’attuale Governo. Giusto. E allora vediamo cosa ci sta preparando la squadra di Letta per il roseo futuro Italiano.

E’ stato da poco approvato il “decreto lavoro 2013” che come correttamente  sintetizza il sito noisefromamerika.org ha al suo interno alcune contraddizioni:

–         Riduzione del costo del lavoro di 1/3 per 18 mesi per i neoassunti. Quindi é chiaro il fatto che la tassazione é troppo alta. Allora perché non riducete le tasse per tutti i lavoratori?

–         Vantaggi per chi assume lavoratori in Cassa Integrazione. Se si pensa che la Cassa Integrazione serva a qualcosa e che il posto di lavoro prima o poi tornerá allora perché si fanno queste agevolazioni? E’ chiaro anche al Governo che non si salva un posto di lavoro se il lavoro non c’é piú ma piuttosto che cancellare la CIG si preferisce agevolare le assunzioni.

–         Il decreto riduce la lunghezza della “pause” obbligatorie tra un contratto temporaneo e un altro introdotte dalla riforma Fornero: da 60-90 giorni a 10-20. É forse questo un modo per aiutare il precariato? Non sono forse queste pause delle stupide forme di sfruttamento per poter mantenere illimitatamente il contratto a tempo determinato e la precarietá? Se non si é d’accordo sul precariato allora perché si mantengono queste pause? Eliminatelo no?

–         Fissare incentivi per i giovani meno qualificati secondo i calcoli di noisefromamerika.org portano a salari LORDI di 1350 Euro al mese per contratti a tempo indeterminato. E’ questo forse un ottimo risultato?

Questo é quello che il Governo del Presidente Boldrini sta preparando per risolvere i problemi dell’occupazione in Italia. E’ ancora il caso di accusare Marchionne di schiavismo?

Ricerca e Innovazione, hai capito Marchionne?

Nella sua lettera la Boldrini non si ferma nelle sue affermazioni azzardate e continua a ricordare a Marchionne la corretta via :”Affinché il nostro Paese possa tornare competitivo è necessario percorrere la via della ricerca, della cultura e dell’innovazione, tanto dei prodotti quanto dei processi.”

Caro Marchionne é chiaro? Oltre ad essere schiavista lei non prova nemmeno ad investire in ricerca e sviluppo.

Ma vediamo qualche numero in merito:

–         Sembra che nel 2009 la FIAT abbia incrementato il suo investimento in ricerca e sviluppo per un +14,1% posizionanadosi al 3o posto in Europa fra i produttori automotive. “The automobiles & parts sector is the third worldwide, accounting for 17.1%, but the first in EU and Japan, accounting respectively for 25.0% and 27.0%. Despite being the first sector hit by the economic crisis, some automobile companies had double-digit R&D growth in the last year: Volkswagen (+20.4%), Peugeot (+14.4%) and Fiat (+14.1%). Others reduced their R&D investment considerably, e.g. Renault (-9.2%), Daimler (-9.1%), BMW (-8.9%), Ford Motor (-2.7%), and General Motors (-1.2%).”

–         Nel 2011 La FIAT si posizione al 18mo posto in Europa fra le aziende che investono di piú in Ricerca e Innovazione.

–         FIAT é la 1a azienda Italiana che investe in Ricerca con piú di 2 Miliardi nel 2011.

A questo link potete vedere il report 2012 della Comunitá Europea con l’elenco delle migliori aziende che investono in ricerca e sviluppo. Molto probabilmente se si critica la FIAT sugli investimenti vorrá dire che lato Pubblico i numeri sono piú che dignitosi.

Da questo interessante documento ISTAT si trova invece la fotografia della situazione Europea sugli investimenti in Ricerca nei diversi paesi dell’unione.

Prendo da questo report solo alcuni grafici che mi sembrano piú significativi:

R&D EU

Qui il posizionamento dell’Italia nel 2010. Investimenti per ricerca in rapporto al PIL.

L’Italia ha investito nel 2010 l’1,3% del PIL ben lontano dalla soglia del 3% fissato come obiettivo Europeo per il 2020.

E questa la situazione degli occupati in ambito di ricerca scientifica in Italia.

Impiegati Scientifici

Il quadro é ancora piú deprimente del precedente considerando che l’Italia é la 3a economia Europea (a differenza di FIAT rispetto alle altre aziende Europee) .

Questi strepitosi risultati nazionali danno ragione alla Presidente Boldrini che chiede un miglioramento della situazione in termini di investimenti in ricerca e innovazione. Quello che non si capisce invece é perché mettere questo punto proprio in una lettera verso un’azienda la FIAT che anche se non brilla a livello Internazionale é pur sempre la prima a livello nazionale come investimenti. Perché?

PS: La parola cultura fra ricerca e Innovazione rimane ancora un dubbio interpretativo. Immagino sia la rimanenza di quella filosofia Vendoliana che tanto piace agli illuminati ma poco serve all’economia. In ogni caso lo stato Italiano negli ultimi anni ha tagliato i contributi sia alla cultura che all’Istruzione specialmente quella Universitaria. Quindi anche su questo punto le Istituzioni non brillano.

“Lavorare tutti Lavorare meno” il sotto-pensiero di Landini

Vorrei dedicare un piccolo spazio anche a Maurizio Landini colui che sembra essere diventato un consigliere delle Istituzioni. Negli ultimi mesi ha cambiato la sua descrizione su Wikipedia poiché precedentemente non vi erano riferimenti ad alcuna attivitá lavorativa svolta dal nostro filosofo del lavoro. Adesso finalmente nella sua pagina  di Wikipedia come prima riga si legge “Ho cominciato a lavorare a 15 anni, a fare l’apprendista saldatore. Eravamo un gruppo di ragazzi giovani, lavoravamo in una cooperativa di Reggio Emilia.”  Bene adesso il marketing é a posto, l’ha fatto Oscar Giannino non lo puó fare Landini? E stranamente questa storia la ripete ad ogni apparizione in TV, sará necessario ricordarla ogni volta? Non ho nessun problema se un Dirigente Sindacalista non ha mai lavorato se non all’interno di istituzioni pseudo politiche, ma la cosa mi fa sorridere. Ovviamente come per Marchionne, non bisogna essere meccanico per fare l’AD in FIAT, giusto?

Ma andiamo al nostro Dirigente. Il pensiero di Landini é fermo agli anni 70 periodo storico diverso dove esisteva una situazione economica molto differente e in crescita. Nel frattempo il mondo é cambiato e purtroppo l’economia non é piú la stessa sopratutto nel mercato metalmeccanico. Lui inflessibile difende il “Posto di Lavoro” (e non il Lavoro) fino alla morte anche se quel posto di lavoro non esiste piú per conclamata crisi. Secondo Landini per esempio é possibile lavorare tutti e lavorare meno. A dir la veritá é una teoria diffusa spesso ripetuta da altri difensori del posto di lavoro. Sarebbe ogni tanto utile spiegarne il funzionamento di una regola del genere ma ovviamente le capacitá sono quelle che sono.

Con l’ausilio di un vecchio testo economico provo a spiegare questa rivoluzionaria teoria contro la disoccupazione. Riprendo il capitolo “Lavorare meno, Lavorare tutti” di un famoso libro di Henry Hazlitt (che consiglio vivamente a chi vuole capire alcuni concetti di base dell’Economia). Il libro é  “L’Economia in una lezione” scritto nel lontano 1946 ma ancora attualissimo per capire meccanismi economici di base e le negative distorsioni dello Stato nel ciclo economico di una nazione.

Nell’idea di Landini e di molti rappresentanti sindacali c’é la riduzione dell’orario di lavoro settimanale come metodo per combattere la disoccupazione. Vediamo cosa capiterebbe nella realtá seguendo gli esempi di Hazlitt:

–         Caso 1: Ore settimanali ridotte da 40 a 30 senza modifica della paga oraria

–         Caso 2: Ore settimanali ridotte da 40 a 30 con aumento della paga oraria per mantenere la paga settimanale invariata.

 Caso 1: La disoccupazione effettivamente diminuisce perché serve manodopera aggiuntiva. Ovviamente la nuova manodopera non sará immediatamente efficiente e pronta alla produzione e come prima conseguenza si avrá perdita di produttivitá. Supponiamo che come dice Hazlitt la nuova manodopera non aumenti i costi di produzione. In ogni caso i vecchi lavoratori avrebbero a fine mese un salario piú basso e quindi un ridotto “potere di acquisto”. Certo hanno raggiunto una conquista in termini di tempo libero ma a caro prezzo.

Per ovviare a questo problema noto i sindacati quindi propongono il Caso 2 ovvero “Mangiare e conservare la torta contemporaneamente”.

Caso 2: Per mantenere la paga settimanale é necessario un aumento del 33,3 % quella oraria. Quindi lavorando 30 ore la manodopera continuerá a ricevere la stessa paga settimanale. Quali sono le conseguenze:

–         Aumento dei costi di produzione.

–         Aumenti di Stipendio bloccati: Se prima della modifica gli operai erano pagati meno di quanto costi, prezzi e profitti potevano permettere si sarebbero potuti aumentare i salari mantenendo le 40 ore. Gli operai potevano lavorare lo stesso numero di ore ma guadagnare 1/3 in piú invece che 30 ore per la stessa cifra (non piú aumentabile).

–         Piú Disoccupazione: Se alla paga delle 40 ore gli operai ricevevano giá il piú alto salario consentito da costi, prezzi e profitti allora l’aumento del 33% supera di molto quella soglia. Il risultato di questo aumento sará un aumento della disoccupazione. Le aziende meno solide falliranno e gli operai meno efficienti perderanno il lavoro.

–         All’aumento dei costi di produzione i prezzi salgono e gli operai vedono diminuire il loro potere di acquisto. Da quel momento l’aumento della disoccupazione determinerá una riduzione della domanda e una riduzione dei prezzi.

Hazlitt ci dice inoltre che nel Caso 2 sará solo  un intervento monetario dello stato potrá determinare un nuovo aumento dei prezzi (e dei salari) grazie ad una politica inflazionistica.

Risultato del Caso 2: L’inflazione non é altro che un modo mascherato per ridurre i salari e si giungerá allo stesso risultato di ridurre la settimana lavorativa senza aumentare i salari.

Con questo piccolo esempio é facile capire come le storielle raccontate dai “difensori” del lavoro non sono in nessun modo applicabili nel mondo reale. Landini e i vari Sindacalisti non hanno una visione di insieme ma tendono ad analizzare ogni singolo caso come a se stante senza tenere in considerazioni gli impatti sulla collettivitá.

In malafede mi viene da pensare che il non-pensiero di Landini sia frutto di un’eterna propaganda elettorale per il mantenimento del proprio perimetro di potere. Atteggiamenti e mentalitá del genere peró non fanno altro che impattare negativamente l’intero sistema e il fatto che le Istituzioni Pubbliche ne condividano idee e principi é ancora piú preoccupante per il futuro del paese e per la sua ripresa.

Le garanzie per il posto di lavoro in Italia sono alte é inutile sentire Sindacati dire che i diritti sono diminuiti. Questo non é vero e l’Italia rimane un paese in cui il posto di lavoro é molto garantito ed é anche costoso in termini di tassazione. Aumentare gli investimenti pubblici a favore del lavoro come dice Landini richiede aumento delle tasse (considerato che lo Stato non taglia) e quindi un maggiore costo del lavoro.

In questo video Landini esprime il massimo dei suoi non-concetti. Il Lavoro é un diritto anche se non c’é e va mantenuto. Se non c’é produzione bisogna comunque mantenere il posto di lavoro secondo qualche non ben identificata legge economica. Serve piú spesa pubblica come se quella esistente non fosse giá troppa. Serve tassare le rendite quando le tasse sono giá a livelli stratosferici. Il “Padrone” cattivo fa profitti… mentre il fruttivendolo al mercato che fa? Regala tutto il suo bancone ai passanti. L’artigiano che fa vende a costo o fa profitto?

 

Conclusioni

Non era mia intenzione eleggere Marchionne ad eroe nazionale né tantomeno difenderlo a spada tratta. Era invece mia intenzione evidenziare quanto la politica Italiana sia miope e ignorante. La lettera delle Boldrini é un perfetto esempio di quanto questa ignoranza é profonda in Italia. Non sto dicendo che ogni imprenditore vada difeso in ogni sua azione ma vivo in un paese (la Germania) in cui lo Stato e le sue Istituzioni incontrano e collaborano con gli imprenditori e con loro decidono le politiche economiche. Il lavoro esiste grazie a chi fa investimenti non grazie ai sindacati. La difesa dei diritti deve essere fatta parlando con gli imprenditori poiché quale miglior diritto del lavoro stesso?

In Italia invece la classe politica rifiuta di incontrare gli imprenditori accusandoli di espropriare i lavoratori dei loro diritti e pensa che tutta la questione economica si risolva con le rappresentanze sindacali. Buona fortuna.

Sarebbe interessante capire le strategie economiche della politica ma viene il sospetto che sia il solito gioco dell’eterna campagna elettorale in cui a parole si difendono i deboli e a fatti si aumentano le tasse su tutti.

La classe politica si dovrebbe rendere conto che é lei la prima causa per cui aziende chiudono o emigrano all’estero. Semplicemente l’Italia NON é un paese in cui investire per colpa del peso eccessivo dello Stato che toglie risorse all’economia senza peró fornire alcun servizio valido. L’Italia ha una burocrazia farraginosa, una giustizia civile lenta, una legislazione fiscale e un fisco ai peggiori livelli Europei.

Evitare un invito di Marchionne dimostra una forte miopia nel non vedere dove siano i veri problemi dell’economia Italiana. Pensare che il problema dell’economia siano le  persone come  Marchionne é invece semplicemente ignoranza.

La Boldrini non é la causa ma sicuramente una delle prove della decadenza Italiana. Una decadenza fatta di un sistema pubblico invadente, famelico e distruttivo che piuttosto che ridurre il proprio peso preferisce trovare colpevoli altrove sostenuti da inesistenti teorie economiche.

La Competitivitá lavorativa Italiana e i deliri di Fassina

Nella campagna elettorale del 2013 si sentono molte ricette per guarire l’economia ormai agonizzante del nostro paese. Nell’ambito economico/occupazionale di seguito un estratto dei diversi rimedi proposti dai vari pretendenti al trono:

  • PD: Rimanere sull’austeritá fiscale mantenendo gli impegni Europei. Piú giustizia nel lavoro per combattere la disoccupazione (?). Una piú equilibrata distribuzione delle imposte per alleggerire il carico ai meno abbienti. Innalzamento delle tasse per patrimoni molto alti e lotta all’evasione. Paghiamo tutti paghiamo meno.
  • PDL: Riorganizzare l’Europa riducendo il controllo tedesco fonte di ogni male Italico. Riduzione delle tasse per la prima casa (?). Un’uscita dell’Euro potrebbe non essere un grosso problema anche se non é la prima soluzione.
  • M5S: Lotta alla Casta Politica, statalizzazione di tutte le banche essendo il sistema finanziario la causa della crisi. Uscita dall’Euro per riprendere possesso della propria sovranitá monetaria con relativa possibilitá di stampare denaro.
  • Lista Monti: Italia al centro dell’Europa, rinnovamento della giustizia, lotta all’evasione, riorganizzazione del lavoro. Recentemente il professore sembra promettere un piccolo allentamento della morsa fiscale (ma siamo in campagna elettorale e vale tutto).
  • Rivoluzione Civile: Non pervenuta. Forse Giustizialismo e tasse alte per i grandi patrimoni. In generaleidee molto confuse.

Non commento le proposte di Fare per fermare il declino perché sono di parte. Le potete visionare qui.

Le ricette presentate sembrano tutte lontane dai reali motivi dell’attuale crisi occupazionale dell’Italia perché:

Austeritá fiscale: La tassazione ha raggiunto percentuali incredibilmente elevate sia per i privati che per le aziende. Il tessuto produttivo é danneggiato con relativo crollo delle entrate fiscali. L’innalzamento delle tasse di Monti é stato necessario per risolvere una situazione tragica ma non puó essere mantenuto causa soffocamento dell’economia stessa.

Lotta all’evasione: Sbandierata come la soluzione di tutti i mali ma non si sono mai misurati dei risultati reali, solo titoli altisonanti sui giornali. La questione é piú difficile di quanto sembra e sarebbe meglio evitare propaganda inutile. La giustizia fiscale senza uno sforzo nel ridurre il peso dello Stato non ha senso.

Aumento delle tasse per i grandi patrimoni: Il concetto produce particolare eccitazione in personaggi del calibro di Vendola, Ingroia e tanti altri vendicatori mascherati per i quali ricco é male, senza poi considerare che gli stessi sono ricchi con i soldi pubblici. Spiace per la platea dei Robin Hood ma la famosa rimodulazione non sposta i conti pubblici. Le modifiche dell’IMU proposte da Bersani, per esempio, non sono semplicemente applicabili . Alzare la tassazione sui grandi capitali non giova a nessuno, le aziende scappano in paesi con tassazioni piú favorevoli e le risorse per investire si riducono ulteriormente. Nonostante le credenze popolari sono i capitali che permettono gli investimenti e quindi la creazione di lavoro. Questo é spesso trattato peró come un dettaglio. Alzare le tasse oltre il milione di euro non porterebbe nelle casse statali nessun grande vantaggio nonostante qualcuno continui a ripetere il contrario.

Contrattazione sindacali : Bandiera sventolata dal PD che continua attraverso il suo portavoce economico a difendere contrattazioni sindacali fonti di gabbie regolatorie e causa di innalzamento del costo del lavoro. Le parole di Fassina ammettono implicitamente il problema del costo del lavoro tanto da proporre la “riduzione dei salari” come soluzione. LA RIDUZIONE DEI SALARI attraverso accordi sindacali. Il limite di personaggi come Fassina (e mi auguro non di tutto il PD) é che piuttosto di proporre alleggerimenti della macchina statale/burocratica preferiscono infliggere cure letali ai lavoratori facendole passare per salvifici accordi sindacali.

Via dall’Euro: L’impatto economico sarebbe forte. Aumento degli interessi che il nostro paese pagherebbe in termini di costo del denaro a sfavore di aziende e cittadini (prestiti, mutui, investimenti). Molte delle importazioni crescerebbero di costo danneggiando la bilancia economica.

Stampiamo moneta: La competitivitá presunta della svalutazione é una favola. Quando esisteva la lira la svalutazione era lo strumento con cui la classe politica poteva continuare a “spendere allegramente”. Come ci ricorda Wikipedia :“Per decenni le banche centrali hanno operato seguendo le direttive dei rispettivi governi, che hanno promosso la creazione di moneta per finanziare l’eccedenza di spesa pubblica che non poteva essere coperta dall’imposizione fiscale. L’obbligo di sottoscrivere i titoli non collocati ha gravato fino al 1981 sulla Banca d’Italia. Gli aumenti della base monetaria sono stati all’origine di forti aumenti dei prezzi. Il tasso di inflazione ha raggiunto, tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta, anche livelli del 20-25% annuo.”  La conseguente inflazione da svalutazione non é altro che una tassa aggiuntiva per il mantenimento di uno stato inefficiente. Se dopo una svalutazione vediamo il pane aumentare del 20% che differenza c’é rispetto ad un aumento di IVA? ma qualcuno preferisce chiamarla “svalutazione competitiva”. Nelle teorie monetarie esistono effettivamente delle tecniche di svalutazione che servono per periodi brevi come stimoli economici ma in Italia, esclusi rari casi, la svalutazione era sistematica e veniva usata come velo per l’incapacitá a governare.

Ridimensionamento della Casta: Il costo della nostra classe politica é sicuramente vergognoso se paragonato con altri paesi Europei. La sua riduzione é prima di tutto una prioritá morale prima che economica. Il costo totale del Parlamento Italiano vale uno 0,075% del Debito pubblico. Questo non vuol dire che non debba essere ritoccato al ribasso ma che non é la causa dei nostri problemi economici né tanto meno la prima voce dei costi pubblici.

Le diverse cure proposte sono quindi sostanzialmente lontane dall’obiettivo che si prefiggono. In maniera trasversale a tutte le forze politiche (escluso il M5S) c’é la spiccata propensione all’autoassoluzione politica. Tutte le cause sono sempre esterne allo Stato e gli sforzi pesano sempre sul carico fiscale di cittadini e aziende.

L’unico problema dell’occupazione Italiana

L’Italia ha invece un UNICO grande problema che grava come un macigno sull’occupazione: la COMPETITIVITÁ. Il lavoro e i lavoratori in Italia non sono competitivi perché ci sono semplicemente troppi costi dovuti ad imposizioni pubbliche di vario genere. L’unica arma é la detassazione del lavoro. Le aziende pagano troppo per lavoratore e quindi non investono e non assumono. I lavoratori pagano troppe tasse e il loro potere di acquisto diminuisce.

Sentire rappresentanti economici come Fassina che promuovono un rafforzamento della contrattazione sindacale come via per la competitivitá é semplicemente abominevole. Fassina afferma che un congelamento dei salari mediante contratti sindacali é la via per liberare investimenti. Aggiunge inoltre che le aziende Italiane in questi anni hanno investito poco (e quindi é colpa loro). Questa mentalitá é dannosa per il paese e andrebbe sradicata da una forza politica importante come il PD.

L’Italia é un paese dove gli stipendi sono tutt’altro che elevati ma nonostante questo le aziende non investono e sopratutto quelle straniere non vengono in Italia per produrre.

Fassina non si chiede dov’é il problema e pensa basti congelare gli stipendi giá abbondantemente fermi. Non é forse che la macchina Stato+Sindacati ha un costo troppo elevato sul lavoro?

Per evitare discorsi retorici e ideologici é necessario come sempre considerare le statistiche e i numeri. Fonti Eurostat e OCSE.

unit labor costs

L’Italia é la terza potenza economica dell’Europa ma é l’ultima (ULTIMA) come “Costo del lavoro per singolo lavoratore”, dietro a tutti gli altri paesi Europei compresi Grecia, Irlanda, Portogallo etc.

Nessuno é peggio di noi nemmeno la fallita Grecia. Chiediamoci come mai i tedeschi hanno un costo per lavoratore piú basso del nostro nonostante abbiano gli stipendi piú alti? Che abbiano regole del lavoro fatte per favorire aziende e lavoratori e non lo Stato? Sicuramente hanno meno persone che la pensano come Fassina.

Il costo del lavoro non é l’unico fattore in cui l’Italia si distingue, ci sono anche altri ambiti strettamente collegati come la produttivitá:

productivity II

Anche in questo caso manteniamo la prima posizione partendo dal basso con una Grecia che ci ha superato nel 2012.

Oltre il danno la beffa.

Il grafico che segue elenca le ore lavorate medie nei principali paesi Europei.

Countries Working Hours

L’Italia é al settimo posto ben lontana da paesi con economie paragonabili come Francia e Germania dove i lavoratori dedicano all’anno un bel 20% in meno di ore.

Quindi il lavoratore Italiano:

  • Lavora di piú
  • Viene pagato di meno
  • Paga piú tasse

Tutti questi indici negativi non sono altro che il risultato di politiche del lavoro perdenti fatte negli anni passati. Non si é mai cercato di ridurre il peso dello Stato sul trattamento dei lavoratori. La conseguenza é stata quella di una riduzione dei salari da parte delle aziende , una sorta di inflazione interna per combattere i costi alti dovuti alle imposte. In questa situazione non é accettabile continuare ad inneggiare all’austeritá, alle tasse per ricchi o alla caccia all’evasore se prima non si riduce l’enorme costo delle imposte sul lavoro. Non é accettabile che un sistema cosí costoso e poco efficiente continui a gravare sul lavoro e sull’economia.

Quando si sentono propagande raccontare un’Italia dove le contrattazioni sindacali collettive sono un requisito fondamentale del lavoro e che l’aumento delle tasse é necessario per cause contingenti, sarebbe forse il caso di sventolare davanti questi grafici. Se il lavoro non viene libera delle zavorre di Stato siamo destinati a posizionarci stabilmente in una nuova economica di “decrescita infelice”.

 

Nota: nella pagina web delle statistiche OCSE é possibile analizzare, filtrare o semplicemente scaricare molti dati economici.