Ius Soli, ma dove stá il problema e cosa c’entra con l’immigrazione?

Dello Ius Soli se ne é parlato fin troppo e sempre per i motivi sbagliati e ben lontani dal suo vero obiettivo. In questo periodo di tensioni e paure legate all’immigrazione la proposta di legge dello Ius Soli diventa  la scusa per costruirci attorno una buona dose di paure e propaganda elettorale (negativa) visto l’avvicinarsi delle elezioni.

Il termine Ius Soli é scelto per semplicitá perché nella realtá significa la cittadinanza acquisita in maniera automatico alla nascita entro il territorio di in un determinato Stato. Al mondo solo le Americhe hanno praticamente riconosciuto lo Ius Soli; se si nasce negli Stati Uniti, Messico, Perú, Brasile etc si diventa in automatico cittadini di quel paese.

In Europa lo Ius Soli esiste solo in Francia, Inghilterra e Germania ma sotto determinate condizioni ovvero quello che viene chiamato Ius Soli Temperato. Dove vivo in Germania nonostante i miei figli siano di padre Italiano e madre Polacca, sono diventati in automatico Tedeschi dalla nascita perché la mia compagna risiedeva stabilmente in Germania da almeno 8 anni. In Francia questo avviene dopo i 5 anni.

In Italia non si sta ovviamente discutendo di dare la cittadinanza a tutti i nati sul territorio Italiano per ovvi motivi di controllo dell’immigrazione. Quindi possiamo giá da adesso chiudere il discorso dell’aumento incontrollato dell’immigrazione a causa dello Ius Soli perché é una teoria che non ha nessun fondamento pratico.

Cosa si vuole introdurre in Italia e cosa sono lo Ius Soli Temperato e Ius Culturae?

In Italia si sta discutendo di introdurre lo Ius Soli Temperato e lo Ius Culturae.

Lo Ius Soli temperato dá la possibilitá di essere cittadino Italiano ad un bambino nato in Italia da genitori stranieri con almeno uno dei genitori  titolare di diritto di soggiorno illimitato oppure di permesso di soggiorno dell’Unione Europea per soggiornanti di lungo periodo. Il diritto di soggiorno illimitato é riconosciuto in Italia e in Europa a chi abbia risieduto in maniera continuativa per almeno 5 anni.

INOLTRE é utile sottolineare che:

Sono necessari altri tre requisiti dei genitori extracomunitari:

  • Alloggio idoneo a termini di legge
  • Superamento di un test di conoscenza della lingua italiana
  • Reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale.

Da questo permesso sono esclusi gli stranieri pericolosi per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato.

Non propriamente un dettaglio nell’ottica di ridimensionare le paure ma soprattutto lo sproloquio di chi continua a legare lo Ius Soli al fenomeno dell’immigrazione in atto. Certo che ci si sta occupando di immigrati ma di quelli che giá fanno parte del tessuto sociale e produttivo del paese. Non di certo ai poveri sbarcati in qualche modo sulle coste Italiane, per loro eventualmente bisognerebbe scomodare la fallimentare legge Bossi-Fini ma sono anche io dell’idea che sia immodificabile senza un Governo stabile e consapevole.

Lo Ius Culturae invece é una proposta per poter dare cittadinanza ai minori stranieri nati nel nostro Paese o arrivati entro i 12 anni di età possono diventare italiani dimostrando di aver frequentato regolarmente almeno 5 anni di percorso formativo. 

Come si diventa cittadini Italiani oggi?

Gia oggi un cittadino straniero puó chiedere la cittadinanza Italiana se:

  • Se vive in Italia in maniera regolare e continuativa da almeno 10 anni
  • Se dimostra di avere redditi sufficienti al sostentamento
  • Se dimostra di non avere condanne penali e in assenza di impedimenti per la sicurezza della Repubblica.
  • Per uno straniero con cittadinanza europea, la permanenza ininterrotta nel nostro Paese si riduce a quattro anni.

Di seguito un’utile infografica presa da questo articolo sull’Avvenire.

Cosa Cambia con l’introduzione dello Ius Soli Temperato/Ius Culturae e quante persone potrebbero essere interessate?

Ricordiamo che il DDL é stato approvato giá alla camera nel 2015 e attualmente fermo al Senato, dove molto probabilmente per i vari giochi politici non avrá mai uno sblocco.

A differenza di quanto si propagandi erroneamente per spaventare la popolazione su ipotetiche invasioni/perditá dell’italianitá etc. se il Parlamento approverà il ddl sullo ius soli temperato/ius culturae, saranno coinvolte circa 800mila persone (643mila nati nel nostro Pese e 166mila studenti nati all’estero) che potranno beneficiare della nuova norma sulla cittadinanza. Si considera ogni anno un ipotetico numero pari a 60.000 individui. Non di certo un’apocalisse come tanti descrivono, i numeri non mentono.

Qui di sotto un’utile infografica sempre dell’Avvenire per descrivere le nuove regole che sarebbero eventualmente introdotte.

Gli attuali numeri degli ingressi in Italia 

L’ISTAT ci rilascia i seguenti dati sull’immigrazione 2016-2017 che potete trovare a questo link.

In Sintesi:

  • Nel 2016 rilasciati  226.934 nuovi permessi (-5% rispetto al 2015)
  • I permessi vedono un calo del -41% di migrazioni per lavoro
  • Crescita del 34% dei permessi per asilo politico e protezione umanitaria (77.927)
  • Nigeria, Pakistan e Gambia coprono il 44,8% dei flussi di ingresso per ricerca di asilo e protezione internazionale.
  • I nuovi flussi non sempre però danno luogo a una presenza destinata a radicarsi sul territorio. Ad esempio tra i migranti giunti in Italia nel 2012, solo il 53,4% è ancora presente al 1° gennaio 2017.
  • I cittadini non comunitari regolarmente presenti al 1° gennaio 2017 sono 3.714.137.
  • Le prime dieci cittadinanze coprono il 61,6% delle presenze. I paesi più rappresentati sono Marocco (454.817), Albania (441.838), Cina (318.975), Ucraina (234.066) e Filippine (162.469).

L’Acquisizione della cittadinanza é comunque in aumento dal 2011

  • Le acquisizioni di cittadinanza sono aumentate se si considera che nel 2011 erano 49.834 e nel 2016 sono ben 184.638 (+73%)
  • I 5 paesi col maggior numero di acquisizioni di cittadinanza sono Albania (36.920), Marocco (35.212), India (9.527), Bangladesh (8.442), Pakistan (7.678)

Di seguito l’infografica di ISTAT che riassume il quadro.

Perché lo Ius Soli?

Dalla descrizione tecnica direi che é facile capire che lo Ius Soli si applica alle giovani generazioni di persone giá nate sul nostro territorio o arrivate in giovane etá e che comunque avranno una strada giá indirizzata verso la cittadinanza che comunque arriverá a 18 anni. Una generazione di ragazzi che giá fanno parte del tessuto sociale Italiano e spesso nemmeno parlano la lingua dei loro genitori. L’Italia regala la cittadinanza a persone straniere di origine Italiana che nemmeno parlano la nostra lingua ma hanno il diritto di diventare cittadini solo perché qualche avo era Italiano.

In un paese che regala questo tipo di cittadinanza non é forse meglio concentrarsi su chi giá vive in Italia e contribuisce al suo sviluppo? Da un punto di vista culturale questi nuovi Italiani sono sicuramente piú Italiani di tanti Argentini mai vissuti sul nostro territorio.

Lasciamo stare i buonismi, non aiutano

Non esistono diritti mancanti per questi individui. Lo Ius Soli non aggiunge nessun nuovo diritto mancante. Inutile battere il chiodo sui diritti che mancano, non é vero. Con o senza cittadinanza queste persone hanno giá tutti i diritti di un qualunque cittadino Italiano.

Tutti questi digiuni o estremismi sulla causa dello Ius Soli non aiutano ma fanno solo arrabbiare ulteriormente chi le idee ce le ha giá molto confuse grazie al basso livello di propaganda politica che misuriamo ogni giorno.

Lo Ius Soli non aggiunge diritti ma accorcia e facilita la burocrazia per persone che a conti fatti sono giá Italiani. L’aspetto sociale va inoltre considerato perché se un bambino non puó per motivi burocratici partecipare ad una gita certo non cambia il mondo ma sicuramente potrá anche sentirsi escluso.  Perché, se lo sforzo e gli impatti sul sistema sono minimi se non nulli non cercare di accelerare la cittadinanza? Quale sarebbe il motivo cosí grave per evitarlo? Dalla lettura della legge non emergono né criticitá né numeri fuori controllo.

Lo Ius Soli non é un pasticcio di legge?

Tanti accusano la legge di essere un pasticcio ma é una falsitá perché le regole esistenti sono chiare e le modifiche che si introducono minime. Dov’é il pasticcio se non nella bassa propaganda elettorale?

L’argomento é delicato? Non direi, l’argomento é abbastanza chiaro e limpido e non necessitá di macchiavelliche discussioni. Le modifiche sono minime ma i vantaggi sociali per una piccola parte della popolazione sono invece grandi.

Allora perché no?

Domanda che continuo a fare ma di risposte concrete non ne ho ancora ricevute, di risposte confuse, arrabbiate, che ignorano invece tristemente tante, troppe.

Riflessioni e analisi sul Referendum: fra politica e realtá

Complimenti a chi riuscirá il 4 dicembre a votare sui contenuti e non sulla politica, complimenti a chi riuscirá a votare avendo capito veramente cosa cambia. Eh sí perché alla fine il vero voto sará solo un Pro o contro Renzi che purtroppo non dará il dovuto peso e importanza ad un voto referendario e ne distorcerá gli obiettivi. Proprio lo stesso Renzi pero’ é stato il primo a personalizzare il voto e quindi ne deve accettare le conseguenze della sua tattica esclusivamente politica. Il risultato sará quindi molto probabilmente una misurazione politica del gradimento che gli Italiani hanno di Renzi. I fans delle opposizioni (un settore molto variegato che va dall’estrema destra all’estrema sinistra passando per il M5S) andranno verso il NO, i fans di Renzi andranno per il Sí, gli indecisi stanno cercando di capire e i sinistrorsi incalliti a cui Renzi non piace vorrebbero votare NO ma cercano fino all’ultimo una ragione in fondo al barile per giustificare il loro Sí solo perché al NO vota “Gentaglia” che proprio non piace.

Io rimango ancora un indeciso che cerca di capire. Se guardo il fronte del NO vedo cose che non mi piacciono come: Lega Nord, Casa Paund, Forza Nuova, M5S, Forza Italia, Landini etc. Vedo partiti che inizialmente hanno votato la riforma e poi hanno cambiato idea per “scaduti accordi” con Renzi (Forza Italia vedi sotto).

schermata-2016-10-26-a-16-32-15

Vedo partiti come il M5S che é stato sí sempre nel fronte del NO (anche se astenendosi alle prime votazioni) ma che non rientra nella coerenza poiché come ha giá dimostrato piú volte per “partito preso”, non voterebbe MAI nessun provvedimento proposto da Renzi e dai PiDioti. Termine genericamente e infelicemente attribuito al gruppo di persone risultato della differenza fra il Mondo e i sostenitori del M5S, ovvero chiunque non in linea con le idee del M5S. Stesso discorso ad esclusione della definizione di PiDioti vale per i partiti dell’estrema sinistra, mai stati in sintonia con Renzi.

Se guardo il fronte del Sí vedo gli stessi limiti di appartenenza dove il Sí é spesso solo un segno di Renzismo oppure evita il timore che un Governo piú o meno stabile crolli dopo i risultati. Opzione non cosí remota e sicuramente non cosí positiva in questo periodo ma motivazione che non dovrebbe far parte della scelta referendaria.

In ognuno dei due casi mi pare ci sia poca attenzione sui contenuti e spesso la propaganda stessa é volutamente generica e tende a non trasferire tutte le informazioni.

La materia si adatta comunque molto bene ad interpretazioni perché i contenuti del referendum sono estremamente tecnici e spesso non completi per una reale previsione del futuro. Se si escludono le opinioni politiche dei due fronti anche quando si chiede aiuto a costituzionalisti, giuristi o generici tecnici in materia si trovano opinioni diverse a dimostrazione che la materia presenta una certa difficoltá (e sicuramente anche una piccola influenza politica fra i tecnici stessi). Non essendo tecnico non posso che proporre solo riflessioni in merito.

Cosa si vota?

Il singolo quesito referendario ha dietro di sé una proposta di legge molto elaborata che tocca molti punti. Di seguito l’elenco per macro argomenti:

  1. Cancellazione del Bicameralismo. Si vota l’organizzazione del Parlamento con la cancellazione del cosiddetto “bicameralismo perfetto” ovvero rimane in pratica solo piú la Camera dei Deputati. Il Senato sará formato da Consiglieri Regionali e Sindaci giá eletti e ogni Senatore durerá finché manterrá la sua carica locale. Nessuno voterá piú i Senatori (se non indirettamente dalle elezioni Regionali/Comunali) ma solo i Deputati.
  2. Nuove regole per i Referendum. Sale il limite da 50.000 a 150.000 firme perché una proposta referendaria venga accettata. C’é chi vede questo come un limite di garanzia delle minoranze a cui lo strumento del Referendum é indirizzato. Se vengono raccolte 800.000 firme non esisterá piú il Quorum cosa che a mio avviso é positivo considerate le tante volte che abbiamo speso soldi per indire referendum che non hanno mai superato il limite.
  3. Viene eliminato il CNEL (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) che a detta dei promotori del Sí non risulta determinante nelle sue funzioni, poco efficiente e non attivamente utilizzato. In generale non spenderei molto tempo su questo punto perché credo che non sia poi cosí rilevante. In Generale nella famosa Spending Review fatta ai tempi da Cottarelli venne indicato come un Ente cancellabile. La fiducia per Cottarelli mi spinge quindi a vedere questa cancellazione come positiva. Il risparmio della cancellazione per’o non deve essere un motivo perché l’entitá é molto bassa: Risparmio minimo fra i 15-20 Milioni annui. Operativamente la cancellazione ha piú senso: Pubblicati 970 articoli in 50 anni. Sempre in 50 anni sembra solo 14 proposte di legge siano state avanzate dal CNEL.
  4. Cambiamento del Titolo V ovvero ri-centralizzazione di alcuni Servizi Regionali. Vengono riportate al controllo dello Stato centrale alcune funzioni Nazionali che dal 2001 erano state distribuite alle Regioni. Essendo secondo me un punto molto importante e delicato qui é necessario fare alcune riflessioni piú approfondite.

Alcuni link per capire meglio il referendum:

Serve questo Referendum?

A dir la veritá credo che a toccare la costituzione ci vorrebbe un processo forse un pó piú condiviso e ordinato mentre questa legge é stata scritta e discussa in tempi abbastanza corti rispetto agli impatti. La discussione ha comunque coinvolto tutto il Parlamento ma é innegabile che si é dovuti passare al referendum poiché non esisteva una maggioranza sufficiente per un cambiamento della costituzione.

É vero che una revisione della costituzione é stata annunciata da molti Governi del passato ma poi mai realizzata e ogni tanto un’accelerazione a mio modo di vedere non é sempre negativa.

É altrettanto vero anche che dietro si nasconde molta propaganda di Renzi e quindi questo puó indebolire gli obiettivi.

Dove serve questo Referendum?

A snellira la procedura legislativa rafforzando i poteri dell’esecutivo anche se non mi sembra ci siano degli sconvolgimenti apocalittici. La riforma sulle Regioni invece sará l’aspetto piú delicato che avrá piú conseguenze sia positive che negative. Fondamentalmente si cerca di cancellare la “prova” di federalismo iniziata nel 2001 ma forse mai realizzata a pieno. É necessario capire qui se uno ritenga necessario estendere il federalismo o ri-centralizzare. Io credo che ad esclusione di alcune regioni (poche) non abbia mai funzionato bene. Difficile dire se le colpe sono solo Regionali oppure centrali, sicuramente la situazione odierna é un mix fra centrale e federale e bisogna andare in una delle due direzioni. Il Governo Renzi crede sia meglio rientrare nella centralitá. Ritengo che alcune materia di interesse nazionale non possano rimanere sotto il controllo delle regioni. La mia impressioni é che il semi federalismo degli ultimi anni abbia solo moltiplicato costi e rallentato sviluppi senza peró portare vantaggi nei servizi ma é solo una sensazione basata sulle lamentele della gente. Attualmente se i servizi sanitari non funzionano é competenza/colpa regionale. Io credo che il federalismo sia importante quando funziona veramente e fino in fondo come qui in Germania ma questo spesso é anche frutto di un diverso approccio sociale piuttosto che un merito assoluto del federalismo in se.

La deriva autoritaria

Il rischio che si accentrino troppi poteri nel Governo é una delle motivazioni dei comitati del NO. Spesso questo rischio autoritario é ovviamente attribuito al solo Renzi come se fosse l’unico ad avantaggiarsene. Il discorso é abbastanza ridicolo perché chiunque andasse al potere usufruirebbe di queste condizioni. Fa particolarmente ridere anche Silvio Berlusconi che recentemente parla di rischio “deriva autoritaria” per una modifica costituzionale che ha sempre sognato.

Avere una sola camera non vuol dire rischiare l’ingresso nella dittatura ma serve solo a snellire e velocizzare (speriamo, garanzia non al 100%) la procedura. Non é chiaro quanto poi si snellisca e quanto invece si possa complicare per situazioni non previste. Questo il grande dubbio ma sicuramente avere solo un luogo di discussione delle leggi non ha nulla di fondamentalmente sbagliato se fatto bene.

L’anomalia che si puó creare é quella sulla durata del mandato al Senato che non segue quello della Camera ma é legato alla durata della carica locale. Nel momento in cui un eventuale Senatore per elezioni regionali non é piú parte del consiglio Regionale perderá automaticamente la sua carica di Senatore. Questo puó portare ovviamente a differenti maggioranze politiche alla Camera e al Senato. C’é chi ha visto in questo un vantaggio per Renzi che avendo la maggioranza delle Regioni potrá avere un ulteriore aiuto. Secondo me invece si potrebbe avere anche una situazione diversa con le Regioni a maggioranza diversa dalla Camera che potrebbe anche portare un vantaggio democratico.

In questa intervista al giudice Imposimato una descrizione (a mio avviso apocalittica) delle conseguenze della riforma: Un salto nella dittatura. Vi consiglio di ascoltarlo al minuto 2:27 dove secondo me inizia la parte cruciale e che mi fa pensare che questa deriva autoritaria sia semplicemente frutto di menti malate.

Con tutto il rispetto per il Prof Imposimato quando una persona del suo spessore mi cita il “Gruppo Bilderberg” come architetto ombra della riforma, non posso che ignorare ogni suo precedente ragionamento. Chi ogni tanto mi legge sa che ho una certa allergia per i vari complottismi mondiali. Quando queste affermazioni escono dalla bocca di un Grillo, un Di Battista o un mio contatto Facebook posso sorridere ma se li sento da una voce autorevole non posso che rattristarmi. Se dovessi votare di pancia dopo le parole di Imposimato andrei dritto a mettere una croce sul Sí. D’altronde in Italia abbiamo magistrati che hanno denunciato le agenzie di rating in nome della giustizia sociale (e dell’ignoranza economica).

Nella riforma del Senato cambiano anche i modi di elezione del Presidente della repubblica e dei Giudici della Corte Costituzionale. Anche qui difficile dire quanto poi grande sia il nuovo potere del Governo. Ad una mia lettura non ho percepito nessun tipo di gravitá democratica ma piuttosto solo delle minime differenze sulla modalitá di votazione.

Quanto si snellisce il processo legislativo?

Questo un pó il centro della discussione. Quanto tempo si potrá risparmiare nel fare le leggi? La risposta non é cosí immediata.

Di seguito un utile schema del nuovo iter legislativo

nuovo-iter-legislativo

A guardare questo schema sembra che il processo diventi piú snello e veloce ma se poi analizziamo le statistiche fornite dal comitato del NO (pag 25) sembra invece che il tipo di bicameralismo non generi particolari ritardi ma tutto é sempre dipendente dalla volontá politica.

Qui di seguito i dati:

leggi-approvate-eu

L’Italia sembra legiferare giá ad oggi come gli altri paesi Europei senza limiti.

letture-leggi

Il ricircolo al Senato sembra non essere un fattore bloccante nell’Iter legislativo.

Tendo a dare ragione a questi dati e credo che come sempre valga la capacitá e la volontá politica di legiferare.

Il comitato del NO ci dice inoltre che il tempo medio di approvazione di una legge nella XVI legislatura é stata di 279 giorni (tempo che forse non riterrei proprio un buon valore). Se nessun tipo di riciclo o intoppo avviene nella nuova procedura si dovrebbe arrivare a 40 giorni (cosí viene dichiarato). Forse questo potrebbe essere l’obiettivo quando si dice velocizzare. Se questo fosse vero sarebbe sicuramente positivo perché 279 non é un valore piú accettabile in questa particolare situazione mondiale. Il difficile é capire quanto saranno veri i 40 giorni.

Ad oggi per velocizzare la procedura si é spesso ricorso ai decreti legge in cui si applica la fiducia e si evita la lettura delle camere. Questo metodo é stato il mezzo piú utilizzato negli ultimi 4 Governi come ci indica il sito Openpolis.

decreti-legge-1

Nella riforma il decreto Legge non viene cancellato e viene inserito un nuovo processo chiamato “Atto con approvazione a data certa” in cui vi é l’obbligo in 70 giorni per la sua votazione.

Queste possono essere i vantaggi in termini temporali ma purtroppo non sono state ben definite delle regole per evitare l’abuso nell’utilizzo di questa procedura che ovviamente rafforza la posizione del Governo nell’iter legislativo.

Difficile dire quanto poi un singolo Governo abbia questo smisurato vantaggio dal nuovo iter legislativo. Va considerato quanto uno vuole che un Governo eletto possa avere una certa mano forte nelle decisioni oppure no. Io credo che nel bene o nel male se qualcuno viene eletto deve poter agire a suo (e nostro) rischio e pericolo. Non vedo altre definizione per quello che considero il Management (anche pubblico).

Semplificazione?

La semplificazione penso possa essere esclusa da questa riforma. L’idea generale é quella di snellire ma alla fine potrebbero esserci seri rischi di complicanze. Se si guarda al nuovo articolo 70 che definisce le due camere passa da 9 parole a oltre 400. Il nuovo articolo 70 vuole forse essere preciso ma a prima lettura sembra aumentare la complessitá e come spesso accade nella burocrazia Italiana la voglia di essere precisi crea sempre problemi. Diciamo il nuovo articolo 70 risulta complesso e quindi non fa ben sperare.

Mi aspetto impatti in questa modifica che spero possano essere aggiustati in futuro nel caso vincesse il Sí. Sicuramente una scrittura migliore sarebbe stata preferibile, forse un segno di incompetenza? A voi la risposta io non ho le competenze per giudicarlo.

I nuovi limiti dei poteri Regionali, fine del semi federalismo?

La riforma cambia il cosiddetto Titolo V che tratta le competenze fra Regioni e Stato centrale. Il motivo di questi cambiamenti é il fatto che la riforma del 2001 aveva portato a troppe sovrapposizioni di compiti che hanno nel tempo richiesto l’intervento della Corte Costituzionale. In questa modifica si riportano a coordinazione centrale molte funzioni attualmente gestite dalle Regioni.

1) Competenze esclusive statali “piene”: rientrano materie come l’energia, la previdenza, la tutela e la sicurezza sul lavoro, il commercio con l’estero, il coordinamento della finanza pubblica e il sistema tributario. A queste si aggiungono la protezione civile, la programmazione strategica della ricerca scientifica e tecnologica e le disposizioni generali e comuni per la sicurezza alimentare. Vengono anche inserite materie che attualmente sono di competenza residuale regionale (cioè né di competenza esclusiva dello Stato né concorrente tra Stato e Regioni e che, pertanto, venivano attribuite alle Regioni), come le politiche sociali e il turismo.

2) Competenze regionali: la promozione dello sviluppo economico locale e l’organizzazione in ambito regionale dei servizi alle imprese. È stata, inoltre, attribuita alle Regioni la nuova materia di rappresentanza delle minoranze linguistiche.

3) Competenze suddivise tra Stato e Regione: in questi casi lo Stato ha una competenza legislativa “attenuata”, in quanto il suo intervento è circoscritto a “disposizioni generali e comuni” o “disposizioni di principio”, mentre alle Regioni spetta il compito di legiferare su aspetti specifici. Rientrano in questo ambito: – Tutela della salute: le disposizioni generali e comuni per la tutela della salute spetterà allo Stato, mentre le Regioni si occuperanno della programmazione e l’organizzazione dei servizi sanitari. – Promozione e organizzazione di attività culturali: definizione delle disposizioni generali e comuni sulle attività culturali (Stato), disciplina, per quanto di interesse regionale, delle attività culturali (Regioni). – Governo del territorio, porti e aeroporti civili e grandi reti di trasporto e di navigazione: disposizioni generali e comuni sul governo del territorio, infrastrutture strategiche, grandi reti di trasporto e di navigazione di interesse nazionale e relative norme di sicurezza, porti e aeroporti civili, di interesse nazionale ed internazionale (Stato), pianificazione del territorio regionale e mobilità al suo interno e dotazione infrastrutturale (Regione). – Istruzione: Disposizioni generali e comuni sull’istruzione, ordinamento scolastico e istruzione universitaria, disposizione generali e comuni sull’istruzione e formazione universitaria (Stato), salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche, servizi scolastici, promozione del diritto allo studio, anche universitario, organizzazione in ambito regionale dei servizi della formazione professionale (Regione). – Beni culturali: Tutela e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici (Stato), disciplina, per quanto di interesse regionale, della promozione dei beni ambientali, culturali e paesaggistici (Regione).

La materia in generale é molto delicata poiché il controllo dell’intero territorio nazionale in maniera centrale cancella ovviamente lo spazio di manovra degli enti locali che hanno generalmente piú contatto con i cittadini. Questo interessante report della Corte Costituzionale ci presenta i vari conteziosi degli ultimi 5 anni (2011-2015). I contenziosi sono effettivamente aumentati negli ultimi anni a tal punto a dover richiedere una diversa organizzazione della Corte Costituzionale.

Un tale numero di conflitti é un segno che il “Federalismo” disegnato dal Titolo V nel 2001 non era proprio un gran bel lavoro. Non é accettabile avere rallentamenti tali che per ogni ambito bisogna attivare una pronuncia della Corte Costituzionale.

In linea pratica peró dal report mi sembra di percepire che molti dei conflitti negli ultimi anni si siano verificati in ambito tributario quando per fronteggiare lo stato di crisi il Governo doveva in qualche modo trovare risorse un pó ovunque e spesso toccava capitoli che parzialmente erano di competenza regionale attivando il ricorso. Credo che non essendo il futuro roseo per i conti pubblici Italiani il governo si voglia ritargliare una gestione (purtroppo) piú decisa dei soldi che prima erano di competenza delle Regioni.

Nonostante non sia un fan del “Federalismo all’Italiana” mi sembra ovvio che in questa modifica piuttosto che migliorare i servizi a livello centrale si voglia avere un modo piú semplice per accedere a risorse tributarie che prima non spettavano.

nel caso migliore (ma non é il Governo Renzi ad averlo dimostrato finora) il centralizzare le funzioni puó anche aiutare ad organizzare meglio un controllo dei costi anche se purtroppo visti i precedenti Italiani la gestione centrale ha sempre avuto una scarsa efficienza.

Come criticato da molti queste modifiche danneggiano le cosiddette regioni virtuose a scapito di quelle piú lassiste. Centralizzando non é detto che i costi si vengano a ridurre.

Difficile fare una stima ma con i tempi che corrono mi aspetto che questa modifica serva piuttosto per allargare ahimé il bacino tributario.

Il Semi-Federalismo attualmente presente in Italia non é stato sicuramente scritto bene. Le alternative erano modificarlo e renderlo piú efficiente o renderlo piú centrale. Questo Governo ha deciso di centralizzare. Solo il futuro ci dirá cosa é meglio ma a conti fatti si sta cercando di fare una modifica drastica che con un normale iter Parlamentare non sarebbe possibile causa scarsa forza politica di una qualunque maggioranza.

Renzi no Renzi.

Come ho letto su un post in Facebook difficile dare torto a chi voterá NO solo perché non ama il personaggio. Se Silvio Berlusconi avesse fatto la stessa proposta avrei molto probabilmente votato contro indipendentemente.

Renzi ha molte colpe (e ne ho giá scritto qui) ma sicuramente non é l’unico responsabile delle pessime condizioni Italiane. La sua responsabilitá é quella di aver fatto poco per cambiare il sistema e di aver buttato via soldi in manovre una tantum e nessun piano strutturale. Insomma, ha regalato soldi per fini elettorali e non ha mai lavorato sui veri temi da trattare:

  • Snellimento della Burocrazia
  • Riforma Giustizia
  • Riforma del Pubblico impiego
  • Spending Review

In questa condizione economica mondiale a crescita zero é impossibile fare investimenti e quelle poche possibilitá che avevamo le abbiamo buttate via per i regali elettorali (e lo stiamo ancora facendo).

Nonostante gli errori peró la crisi economica vá considerata come elemento di analisi poiché guida tutte le disponibilitá finanziarie pubbliche. Se non c’é economia ci sono meno tasse e quindi meno entrate e quindi meno disponibilitá per i servizi pubblici.

Un governo non puó risollevare l’economia di un paese né distruggerla, la puó aiutare ma non puó cambiarne il verso quando é una questione modiale.

Le attuali alternative che tanto criticano Renzi non hanno nessun tipo di programma che possa far sperare in meglio. Certo nessuno ha la bacchetta magica ma quando si basa la propria propaganda su un allargamento dei costi statali basati su coperture finanziarie inesistenti non si puó pensare di essere tanto meglio di Renzi… anzi. Il malumore é piú che comprensibile ma invece di guardare a Renzi, alla Merkel,all’Euro, alla UE, alle multinazionali o alle strisce chimiche sarebbe forse meglio guardare all’economia globale con particolare attenzione ad un paese chiamato Cina. Luogo dove sono andati i soldi e le attivitá che non sono piú la colonna portante della nostra economia. Non é un’accusa al paese che mi da il lavoro, é un dato di fatto volenti o nolenti. Se qualcuno cresce molto in un mondo a crescita limitata gli alti crescono di meno.

Bisogna cercare di guardare al Referendum come tale perché Renzi o no Renzi la situazione non si risolverá cosí facilmente e le praterie verdi in cui correre felici sono solo un miraggio lontano. L’economia Italiana ad oggi é prevista tornare ai livelli del 2007 (duemilasette) nel 2022 (DUEMILAVENTIDUE) e questo non certo per colpa del solo Renzi. L’Italia é sempre stata inefficiente ma decenni fa questa inefficienza era compensata da entrate piú solide e gli sprechi si vedevano di meno. Adesso tutto é piú evidente ma non perché da 2 anni é peggiorato tutto, ma perché é sempre stato cosí.

Provate a votare senza pensare troppo a Renzi ma alle modifiche proposte perché anche se il Matteo nazionale sparisse, le cose non cambieranno in meglio come tanti continuano a raccontare. L’impossibilitá di aumentare la spesa nella diminuzione delle tasse, aumento delle pensioni, eliminazione della legge Fornero, investimenti sui servizi pubblici, eventuali redditi di cittadinanza etc sará un problema per quaunque governo che si affaccerá al dopo Renzi perché i tanto sbandierati (e giustissimi) tagli agli sprechi non possono finanziare nessuno dei fantasiosi programmi che abbiamo sentito negli ultimi anni. Questa é l’amara realtá dei numeri che nessun referendum puó cambiare.

Higuain traditore e la juventus cattiva? No, that’s simply the market baby. Analisi economica di un falso tradimento

higuain-1    Il passaggio di Higuain dal Napoli alla juventus é di sicuro l’acquisto piú discusso di questo calcio mercato estivo. Si é detto di tutto ma i commenti erano principalmente indirizzati ad un “tradimento” del pipita verso i tifosi del Napoli. Si é provato anche a dire che in questo modo la juventus monopolizza il mercato diventando ancora piú forte dei passati anni.

Entrambi i ragionamenti “emotivi” sono ben lontani dalla realtá e le spiegazioni di questo passaggio é tanto semplice quanto ovvio: La juventus é sul mercato (e ricca), Higuain anche, la domanda ha incontrato l’offerta.

I 90+ Milioni pagati per il pipita sono ovviamente cifre importanti ma fintanto che un Club é in grado di pagarle dove sta il problema?

Vi scrive una [persona di Fede Granata (perché la chiesa mi ha deluso) e che quindi fa una certa difficoltá a parlare bene degli “odiati” cugini ma la veritá non si puó  nascondere. Non esistono uomini bandiera non esistono societá monopolistiche, esistono calciatori che seguono la migliore offerta e societá che si possono permettere di pagare tanto.

Non é il pepita un traditore né la juventus cattiva: La juventus é semplicemente una societá ricca (molto) rispetto ad un De Laurentis che nel suo lamento non puó che godersi questi 90+ Milioni.

Ma veniamo ai numeri (semplificati).

Exor & juventus

L’Exor é il forziere finanziario della famiglia Agnielli. In termini tecnici la Holding che controlla tutte le aziende a cui partecipa la famiglia Agnelli e altri investitori.

L’Exor controlla:

ed è azionista di maggioranza assoluta di:

Attraverso la holding lussemburghese Exor S.A. ha inoltre diverse partecipazioni internazionali in settori diversificati.

Quindi la juventus é detenuta a maggioranza assoluta dalla societá Exor che ne puó fare quello che vuole e sopratutto puó spendere quello che vuole.

Le dimensione della Exor sono notevoli e il suo valore totale al 2015 é di quasi 140 Miliardi di €.

La juventus vale sul totale del patrimonio dell’Exor solo lo 0,3% (474 Mil€ di asset Value al 2015). Il costo operativo della juventus nel 2015 era pari a di 263 Mil€ contro per esempio un costo operativo di FCA (la vecchia FIAT)  di circa 108.000 Mil€ nel 2015. Se paragoniamo quindi i costi della juventus alla sola componente Exor di FCA siamo nell’intorno di un peso dello 0,2%.

Quindi la juventus e a maggior ragione il pipita, rappresentano una parte estremamente piccola della galassia Exor e quindi qualunque operazione che puó sembrare enorme nel mondo del calcio scompare se si guarda la situazione finanziaria del gruppo che controlla la squadra stessa.

..e De Laurentis? (Va bene cosí ma non lo dirá mai)

Certo non é mia intenzione mettere a confronto il gruppo cinematografico Filmauro di De Laurentis con la Galassia Agnelli ma é comunque interessante calcolare quale é il peso del Napoli nei conti di De Laurentis.

Secondo questo articolo (di cui non sono riuscito peró a recuperare le fonte dei dati) sembra che il peso dei ricavi del Napoli sia stato nel 2014 circa l’86% di tutta la societá Filmauro.

Quindi mentre la juventus pesa per qualche decimo di percentuale degli introiti dei propri padroni, il Napoli pesa per una percentuale consistente. Una certa differenza che forse spiega molte cose.

Sempre l’articolo dice che le varie cessioni di giocatori importanti come Cavani hanno portato una grossa boccata di ossigeno ai bilanci della Filmauro. La componente calcio di De Laurentis aiuta quindi a tenere i conti in positivo nel portafoglio del manager stesso.

La stessa fonte di informazioni riporta inoltre una stima di bilancio del Napoli che sembra riportare invece per il 2015 delle perdite consistenti (articolo scritto prima della cessione del pipita).

Se tanto mi da tanto quando una fonte che conta per l’86% dei miei ricavi va in rosso  si possono avere delle ripercussioni un pó ovunque. La dipartita di Higuain con quel bel carico di milioni forse non fa proprio piangere troppo De Laurentis. Davanti al suo pubblico continuerá forse a lamentarsi della juventus cattiva ma di fronte ai sui conti qualche sorriso puó anche starci.

Ovviamente questa teoria é solo frutto della mia immaginazione non avendo controllato i dati forniti dalle fonti in questione ma qualcosa mi dice che la realtá potrebbe non essere poi cosí lontana.

La juventus non é forte geneticamente ma é solo ricca… molto ricca.

Concetto ovvio e ben noto giá a tutti ma tanto vale ribadirlo oltretutto quando a scrivere é un Granata che forse in questo post di parole in difesa della juventus ne ha giá scritte troppe. I numeri sono quelli che sono e anche nel calcio dove i ragionamenti di pancia sono all’ordine del giorno, vanno comunque considerati e analizzati.

La juventus é l’immagine dei problemi del calcio italiano.

Un articolo che analizza i bilanci juventus 2014/2015 fa emergere che il calcio Italiano a differenza dei campionati stranieri é fatto di squadre che vivono di soli introiti televisivi e non investono negli introiti commerciali. L’articolo riporta il confronto degli introiti commerciali della juventus rispetto ad altri team europei.

bilancio juventus 1 - introiti commerciali confronto resto d' europa

Come si vede dal grafico qui sotto i diritti TV pesano nel fatturato juventus (2014/2015) per un 60% mentre la componente commerciale per solo il 16% mentre squadre come il Bayern Monaco la quota comerciale vale quanto il peso dei diritti TV della juventus (60%).

bilancio juventus 2

Fa riflettere il fatto che la juventus é il club con la piú alta percentuale di introiti commerciali nel campionato Italiano forse sintomo di un calcio che é in ritardo rispetto al resto dell’Europa. Gli scarsi risultati del calcio Italiano in ambito Europeo potrebbe essere anche il risultato di questi ritardi che lasciano la juventus sempre piú sola in cima alla classifica delle societá ricche Italiane.

Se si vuole contrastare la supremazia economica di una squadra (che ha portato i suoi risultati sul campo considerato che la qualitá non é nella maglia ma nel portafoglio) , sarebbe il caso di smettere con le critiche monopoliste cercando in primis di cambiare la mentalitá manageriale nel calcio italiano.

Precisazioni

Nonostante faccia una certa difficoltá a “difendere” la juventus avevo voglia di scrivere qualcosa sull’argomento dopo i vari piagnistei sentiti alla radio. Il mercato vale piú di qualunque attaccamento ad una squadra quindi cari tifosi Napoletani rassegnatevi e non cercate troppi nemici al Nord, la Exor non é la Fimauro e il pipita non é un traditore.

Cari cugini, da buon Granata non sono riuscito ad usare nemmeno una volta la “J” maiuscola ma la cosa é piú che normale e scontata, d’altronde considerando lo sforzo emotivo per scrivere questo articolo questa me la dovete concedere.

Il 2014 di Itaka e altro

Come per ogni Blog che si rispetti é ora di tirare le somme per l’anno appena trascorso.

Il numero di accessi al blog é notevolmente aumentato nel 2014 e per questo devo ringraziare tutti gli ignoti lettori.

Di seguito con orgoglio le mie prime classifiche dei post piú letti in questi 2 anni di Itaka.

Grazie ancora a tutti quelli che hanno seguito Itakablog e Buon 2015.

I piú letti del 2014

1 Un sistema Universitario scadente ovvero: Mi iscrivo a “Scienze per la Pace” e odio la precarietá 
L’inerzia e l’inefficienza degli Enti Locali distrugge le capacitá dei singoli: La Regione Campania e i fondi Europei non spesi.
Morire di Troika: Gli agghiaccianti Numeri della Sanitá Greca
Otto modi in cui la Cina sta cambiando il mondo
I Mulini a vento e la denuncia al Bilderberg. Ovvero le battaglie per i veri problemi del paese.
Renzi a (non é) la RAI – Il caso RAI Way
I nostri Parlamentari Europei, qualche numero sul parcheggio della Politica Nazionale. 
Spesa Pubblica 2001-2013: Ma chi ha speso (sprecato) di piú?
Lo shopping Cinese in Grecia
10 Signora mia, gli stranieri ci stanno comprando a pezzettini. Ah sí, da quando, scusi?

I piú letti da sempre

1 Un sistema Universitario scadente ovvero: Mi iscrivo a “Scienze per la Pace” e odio la precarietá (2014)
2 Liste pulite 3 – Gli Impresentabili (2013)
3 L’inerzia e l’inefficienza degli Enti Locali distrugge le capacitá dei singoli: La Regione Campania e i fondi Europei non spesi. (2014)
4 Quanto costa l’Italia? Analisi della Spesa Pubblica 2007-2011 e confronto con gli altri paesi Europei (2013)
5 Morire di Troika: Gli agghiaccianti Numeri della Sanitá Greca (2014)
6 Otto modi in cui la Cina sta cambiando il mondo (2014)
I Mulini a vento e la denuncia al Bilderberg. Ovvero le battaglie per i veri problemi del paese. (2014)
Renzi a (non é) la RAI – Il caso RAI Way (2014)
9 Facebook e la Privacy: “Mi Piace” (2013)
10 I nostri Parlamentari Europei, qualche numero sul parcheggio della Politica Nazionale.  (2014)

I piú letti “Tecnocrazia” da sempre

Img201107260031_N-tech

1 Facebook e la Privacy: “Mi Piace” (2013)
2 La guerra del Web: Ma chi vince fra Google e gli operatori? (2013)
3 Il futuro della “Smart Home” ovvero 14 Dispositivi per la casa che potrebbero cambiare la tua vita (2014)
4 Google Chromecast: Non é una rivoluzione ma é senza dubbio un ottimo acquisto (2014)
5 La Copertura Broadband Europea. Un altro pessimo primato Italiano. (2014)
6 I bambini e il Wifi: Qualche precauzione (2014)
7 Dall’IPhone all’LTE, la rivoluzione mobile (2013)
Le novitá di ieri della mela morsicata: Apple Watch and Apple Pay (2014)
Perché l’accesso ad Internet gratuito non é applicabile. L’esempio della Germania.(2013)
10 L’Effetto Snowden nel mercato del Cloud Computing (2014)

I piú letti di “Noise from China” da sempre

Img201107280020_N-China

1 Otto modi in cui la Cina sta cambiando il mondo (2014)
2 Lo shopping Cinese in Grecia (2014)
3 Lavorare in un’azienda Cinese (2013)
4 Darwin e i cinesi ovvero solo il piú forte sopravvive (2014)
5 Il cinese venuto da Marte che guida La Safari (2013)

I veri numeri dell’Immigrazione e i suoi benefici (alla faccia di Salvini e del gregge)

Non so se é un problema dei miei contatti su Facebook ma quando apro la Home page mi capita spesso di vedere troppi  post con tristi e ignoranti slogan di propaganda anti immigrazione. Ma quanto ci costano… Ci rubano il lavoro… Loro prendono la diaria dallo Stato mentre non ci sono soldi per gli Italiani … Spendiamo i soldi per accogliere i profughi e non li diamo agli anziani … e altre idiozie del genere.

Non é perche sono io stesso un immigrato (Italiano) in Germania ma mi ha sempre dato fastidio vedere una certa classe politica fare propaganda sulla pelle degli stranieri. Ultimamente é di moda Mr. Salvini che é in televisione una volta su due e continua a propagandare numeri e fatti lontani dalla vera realtá del fenomeno immigrazione. Sfrutta la tragica situazione economica Italiana per raggiungere il consenso delle persone che in maniera stupida e ignorante accettano i suoi ragionamenti da 3a elementare.

D’altronde in un periodo di vera crisi quale migliore soluzione nel trovare un responsabile a tutti i problemi del paese. L’immigrato (mica il politico).

A riguardo di Salvini mi viene da dire che é meglio raccontare alla gente quanti soldi “sprechiamo” per la gestione dell’immigrazione piuttosto che scusarsi per i soldi rubati dalla Lega ladrona al popolo Italiano. Mi riferisco ai vari scandali di rimborsi per le amministrazioni regionali di Piemonte e Lombardia oppure ai vari cerchi magici di Bossi e i relativi investimenti di soldi pubblici in Africa. Ma tralasciamo questa piccola ma fondamentale contraddizione della Lega e vediamo quali sono i veri numeri dell’Immigrazione in Italia.

Mi é capitato di ascoltare la puntata del 29 di Novembre dei “Conti della Belva” la nuova trasmissione radiofonica di Oscar Giannino su Radio 24. Come é nello stile di Giannino sono analizzati i numeri, non le sensazioni di panza. I costi dell’immigrazione era uno degli argomenti della trasmissione. É stata invitata Chiara Tronchin, ricercatrice della Fondazione Moressa che ha da poco rilasciato un interessante studio sui “Costi e benefici dell’immigrazione“.

Certo: Benefici, perché attualmente la componente straniera in Italia é consistente e produce reddito. Non reddito sottratto agli Italiani ma bensí reddito tassato e quindi utilizzato per esempio per pagare le pensioni degli Italiani oppure per pagare i servizi sanitari nazionali, le scuole, i trasporti etc.

La ricerca non ha sicuramente lo scopo di minimizzare i problemi lato immigrazione perché esistono, sono veri e andrebbero risolti. Uso il condizionale perché non mi risultano grosse operazioni pubbliche in materia. Quello che invece lo studio ha calcolato é semplicemente:

L’immigrazione ci costa o ci rende?

Ovviamente Salvini non saprebbe rispondere perché lui preferisce far rientrare nell’immigrazione solo la piccola parte relativa ai profughi di Lampedusa mentre furbescamente lascia fuori l’immensa parte produttiva, che fa reddito e sul quale paga le tasse.

Meglio parlare di Mare Nostrum , l’operazione condotta dalla Marina Militare tra Ottobre 2013 e Ottobre 2014 per fronteggiare l’emergenza umanitaria nel canale di Sicilia piuttosto che degli immigrati che lavorano. Meglio dire che il suo costo é altissimo (quanto scusa?) e che pesa nelle famose “tasche degli Italiani”.

Lo studio inizia ad elencare proprio e non a caso i costi di Mare Nostrum:

  •  9 Milioni al mese (108 Milioni per 1 anno)
  • 593 scafisti arrestati (prima volta che leggo questo numero)
  • 91000 persone soccorse

Direi che 108 Milioni confrontati con i soli finanziamenti ai partiti degli ultimi anni sono una bricciola ma se poi li guardiamo rispetto alla Spesa Pubblica Italiana quasi scompaiono. Certo che qualcuno puó dire che possono essere spesi diversamente ma dal mio punto di vista sono serviti a salvare 91000 persone e non é un dettaglio. Le lacrime dei nostri militari forse lo dimostrano. Ma questa é la mia etica e qui voglio parlare solo di numeri.

Veniamo alla visione vera e globale dell’Immigrazione in Italia. Da dove arrivano questi stranieri e quanti sono?

Paese di nascita             Contribuenti               Distribuzione %
Romania                         657.362                     18,6%
Albania                           248.386                      7,0%
Marocco                         222.130                       6,3%
Cina                               169.135                       4,8%
Svizzera                         150.922                       4,3%
Germania                       146.393                       4,1%
Francia                           105.462                        3,0%
Ucraina                           97.406                         2,8%
Moldavia                         90.996                         2,6%
India                                83.337                         2,4%
Primi 10 paesi               1.971.529                     55,7%

Totale                           3.536.735                     100,0%

I valori si riferiscono al 2012.

É evidente che il problema di Salvini e dei pecoroni Italioti é un falso problema perché i famosi e pericolosi sbarchi sono stati ben 118.000 a Settembre 2014 che conta quanto un 3% sul totale degli immigrati. É sempre buona abitudine pretendere i numeri a conferma delle tesi ma come sempre a molti Italiani i numeri non piacciono, molto meglio le tesi che soddisfano e confermano a pieno le proprie sensazioni di pancia. Dimenticavo, ultimamente Salvini ha spostato il suo focus sui Rom ma purtroppo per i Fans anche qui le percentuali si fanno ancora piú invisibili.

Torniamo ai nostri costosi Immigrati.

Quali sono i costi annuali per gestire l’immigrazione in Italia:

Costi standard in Miliardi di euro per l’Immigrazione
Sanità                3,7
Scuola               3,5
Servizi sociali    0,6
Casa                  0,4
Giustizia             1,8
Ministero degli Interni  1,0
Trasferimenti economici 1,6

Totale uscite 12,6 Miliardi

Vale la pena ricordare che le persone straniere oltre i 65 anni hanno una percentuale sotto il 2% del totale. Lo evidenzio perché il grosso della spesa sanitaria Italiana é dedicata alle persone anziane quindi lo straniero ci costa di meno perché é mediamente piú giovane. Aggiungo inoltre che le tante badanti straniere alleggeriscono lo Stato Italiano da costosi servizi di assistenza agli anziani. Giusto per puntualizzare.

Su un totale di spesa pubblica di 800Miliardi l’Italia spende l’1,57% per l’immigrazione. Quindi per il 7,4% della popolazione sul suolo Italiano (gli stranieri) spendiamo l’1,57% dei costi. Giá mi sembra un ottimo risparmio ma andiamo oltre.

Quanto ci rendono questi stranieri in Totale?

Ci rendono? Eh sí, caro il mio amico pecora lo sai che lavorano e pagano le tasse vero? Lo sai che hanno un tasso di occupazione del 60%? É piú alto degli Italiani lo sai? Ma questi sono dettagli giusto? Quelli che lavorano ti vanno bene tu ti scateni per lo 0,x% che delinque o sui barconi.

Entrate (anno 2012)                    Miliardi di euro
Gettito Irpef                                    4,9
Imposta sui consumi                      1,4
Imposta sugli oli minerali               0,84
Lotto e lotterie                                0,21
Tasse e permessi                           0,25
Totale gettito fiscale                        7,6
Contributi previdenziali                   8,9

Totale entrate                                 16,5

Quindi gli stranieri generano entrate per ben 16,5 Miliardi di Euro a fronte di una spesa di 12,6 Miliardi.

Beneficio netto dell’Immigrazione 3,9 Miliardi di Euro

Attenzione attenzioni amici del gregge mi spiace deludervi ma i numeri danno poca libertá di interpretazione. Se avete qualche altro valore scrivete pure a itakablog@gmail.com saró lieto di capire dove la Fondazione Moressa ha sbagliato.

Caro lettore ti consiglio di diffondere questo post a tutte le persone di tua conoscenza che sprecano grossa parte del loro tempo, energia e fiato nella propaganda da gregge (o branco a seconda della cattiveria). Non credo cambieranno idea perché spesso la pancia controlla il cervello specialmente se é di dimensioni ridotte ma sopratutto perché anche mia figlia di 2 anni sta aspettando Babbo Natale e non voglio rovinarle la sorpresa con la veritá. Devo aspettare qualche anno che diventi piú grande e inizi a ragionare.

Riferimenti per i dati: La fonte dei dati é la presentazione del lavoro svolto dalla Fondazione Moressa che trovate a questo link.

 

 

I Bonus ai dirigenti di Palazzo Chigi e la mail da 5000 Euro

Dollar_Sign_Envelope Leggo con disgusto che nulla sembra proprio cambiare nel nostro paese ormai ammalato di spesa pubblica. Dopo i falsi gli infiniti annunci di Spending Review come cura per tutti i mali del nostro paese vengo a scoprire un interessante e alquanto strano modo di controllare la spesa.

Sembra che quasi la totalitá dei dirigenti pubblici di Palazzo Chigi anche quest’anno riceverá il meritato Bonus che va a sommarsi ai loro 188.000 Euro di stipendio annuo. Sembra infatti che la Presidenza del Consiglio sia il posto piú efficiente della Pubblica Amministrazione.

Il merito é sempre difficile da misurare ma é l’unico strumento per redere piú efficiente la macchina statale. Sembra peró  che nonostante i tanti annunci di Renzi il concetto non si sia mai insediato nella Pubblica Amministrazione o almeno non a Palazzo Chigi.

Questi per esempio erano gli obiettivi che nel 2012 sono stati alla base dell’assegnazione di ben 30.000 Euro di bonus per ogni dirigente:

  •  Impegno per il contenimento della spesa (ma non alla riduzione)
  • Impegno per la crescita della produttività
  • Impegno per la buona amministrazione
  • Impegno per la qualificazione delle competenze
  • Riorganizzazione e reingegnerizzazione dei processi di lavoro e creazione di interscambiabilità di talune attività di supporto (??)
  • Miglioramento della qualità delle attività dell’Amministrazione nel contesto internazionale
  • Ampliamento dell’uso delle tecnologie della comunicazione (scrivere le mail?)

Mi sembra abbastanza chiaro che questo elenco é ben lontano da reali e misurabili obiettivi  ma assomiglia piú ad una lista di buoni propositi. La nostra meritocrazia quindi scompare ed é cosí che i 30.000 Euro di bonus andarono al 99% dei dirigenti.

Quest’anno sembra invece che ci siano stati dei tentativi di ridurre questi bonus indiscriminati (sará vero?) ma come sempre le intenzioni di taglio in questo paese rimangono tali senza concretizzarsi. Il Messaggero ci informa infatti che anche per il 2013 i bonus andranno alla quasi totalitá dei dirigenti (98%) e quindi di nuovo un lauto premio di circa 30.000 Euro per dirigente.

In passato era stata sbandierata l’introduzione di alcuni elementi per legare il calcolo dei bonus con l’andamento del PIL. Questa idea sembra peró essere giá stata bocciata prima di partire dai Magistrati contabili con la giustificazione che «valendo gli stessi al più quali indici rilevatori di una performance del sistema Paese, dipendenti in buona parte da fattori esogeni all’amministrazione e non correlati a una diretta responsabilità dirigenziale». E certo…

Ma la vera presa in giro che sta avvenendo quest’anno é che l’80% del bonus é calcolato sulla base dei criteri (inutili) giá validi lo scorso anno (quindi nulli ai fini della meritocrazia misurabile) mentre nei rimanenti 20% troviamo questo insulso tentativo di far sembrare meritocratico il meccanismo di assegnazione dei bonus.

Sembra infatti che questo 20% (5.000 Euro medi) siano raggiungibili grazie alla voce «Revisione e semplificazione dei processi» che si traduce (udite udite stupidi cittadini fannulloni) nell’inviare una mail entro dicembre. In questa mail il dirigente dovrá semplicemente elencare delle proposte per la semplificazione dei processi.

Non vi sono indicazioni sulla bontá delle proposte ma serve solo inviare una mail per avere 5000E. Ebbene sí, in questo paese lo Stato (in un momento difficile per le finanze pubbliche) ha il coraggio di valutare una mail 5.000 Euro (pagati dai cittadini). Una persona qualunque con un lavoro impiegatizio generico, nel 2014, in qualunque realtá lavorativa privata invia mail pressoché tutto il giorno. Nella nostra amministrazione pubblica invece viene messo come obiettivo e premiato con 5.000 Euro. Una cosa del genere farebbe andare in fallimento qualunque attivitá privata

Qualcosa sembra non funzionare…  ma i Magistrati contabili non intervengono questa volta. Come mai?

Non ci prendiamo in giro, se non si é in grado di tagliare le spese meglio ammetterlo ma non prendeteci per i fondelli.

Nota: L’articolo del Messaggero ovviamente evidenza quanto personalmente il premier Renzi si sia speso nel combattere questi sprechi bonus “a pioggia” ma che alla fine si sia dovuto arrendere. Lasciatemi dubitare, se sei al comando decidi altrimenti sposti l’aria come tutti in questi ultimi 20 anni.  

Letture per il weekend – 27 Settembre 2014

weekend-readingPerché usare Apple nelle aziende. [link all’articolo]

Quanto guadagnano gli Amercani? Interessante grafico che evidenzia la distribuzione del denaro negli US in percentuale della popolazione. [link all’articolo]

Cyber attacco militare negli Stati Uniti con impronta Cinese. [link all’articolo]

Un racconto sulle code per l’iPhone 6 e la mafia cinese. [link all’articolo]

Qulche dettaglio in piú sull’iWatch. [link all’articolo]

Il Report che scagiona l’Italia: Noi siamo bravi il problema sono solo gli interessi

Non mi voglio sicuramente ergere a esperto di macroeconomia né tantomeno mi permetto di giudicare un giornalista che si occupa di economia sul Corriere della Sera ma quando leggo alcuni articoli , nonostante la mia limitata visione, ho dei forti impulsi al disgusto.

La stampa nell’ultimo periodo é fortemente pro-Renzi senza se e senza ma. Accetto una tregua nei bombardamenti sul nuovo arrivato, per lasciar portare a casa qualche risultato ma adesso mi sembra sinceramente che si esageri un pó. Non mi pare che nell’ultimo periodo ci sia ancora molto spazio per una tregua e credo che le critiche della stampa sarebbero doverose ma purtroppo in Italia questo non accade.

L’autorevole Fabio Tamburini (ex direttore di Radio 24 Ore che in passato é riuscito a rimettere in sesto il bilancio della Radio ricevendo in premio il licenziamento) scrive un articolo del quale forse mi sfugge  a pieno il motivo. Forse mi perdo qualche dettaglio nel ragionamento ma alla lettura non posso che indignarmi di fronte alla difensa di un sistema pubblico marcio come quello Italiano.

Ma veniamo all’articolo in cui l’autore debutta con un “Qual è il Paese tra i principali europei con il saldo migliore tra entrate e spese (al netto degli interessi) delle amministrazioni pubbliche negli ultimi 20 anni?”

Qui stranamente il mio sangue inizia da subito a ribollire ma per testardaggine mi  convinco ad andare avanti nella lettura alla ricerca di qualcosa di diverso. Tamburini dice di fare riferimento ad un report (che al momento non sono riuscito a recuperare) di Roberto Poli uno dei “piú prestigiosi consulenti”  che aveva giá lavorato con Prodi e Berlusconi (bene).

Da questo report emerge un Italia diversa, nuova. Sembra infatti che il nostro paese abbia risparmiato in 20 anni (meno spese e piú entrate) ben 600 Miliardi contro gli 80 della Germania,  i – (meno) 500 della Francia, – (meno) 300 della Spagna e cosí via.

Quindi diciamo che siamo stati i piú bravi d’Europa. Bene, non lo sapevo.

Il succo del report del professor Poli é che se si escludono gli interessi sul debito, l’Italia ha fatto benissimo negli ultimi vent’anni risparmiando molti piú soldi rispetto agli altri paesi Europei.

Ma come? Il paese con una spesa pubblica elevata, una “certa” inefficienza del sistema e “qualche” spreco risulta invece essere il piú rigoroso nei conti?

Ma cosa ho sbagliato io nei miei calcoli? Da dove viene questa positivitá? Sono io negativo o sono io che non vedo la realtá dei numeri?

Mi spiace dover agitarmi e innervosirmi di fronte al lavoro di giornalisti o addirittura di consulenti titolati ma in questo caso posso almeno dire che il concetto non mi torna? Posso dire che mi sembra un tentativo di manipolare i numeri per giustificare l’ingiustificabile?

Il report dice che l’Italia ha avuto un avanzo (entrate – spese) in 20 anni del 2% del PIL invece la Germania solo dello 0,2% ma mentre l’Italia pagava il 6% del PIL (1600 Miliardi) di interessi la Germania ne pagava solo il 2,4% del PIL (1000 Miliardi).

Ecco svelato il mistero. Noi siamo bravi e non sprechiamo, sono solo gli interessi che ci fregano (dice il Signor Poli) perché “ un debitore con debito elevato paga interessi più che proporzionali”. Che ingiustizia eh?

Perché gli errori dell’Italia non sono nella classe politica incapace, no signori miei sono solo negli interessi sul debito ..”E tutto questo è la conferma del peccato originale che l’Italia si trascina dal 1992, l’anno della firma del Trattato di Maastricht, sottoscritto pur avendo un parametro del tutto fuori controllo: il debito pubblico, che rappresentava il 104,7%del Pil contro il 42% della Germania, il 39,7% della Francia e il 45,5% della Spagna”.

Finalmente arriviamo al solito Euro cattivo che fiorisce sulla bocca di tutti. Finalmente, nessun colpevole a Roma, le vere carogne stanno tutte a Bruxelles e continuano a tramare alle nostre spalle nonostante la gestione piú che perfetta della nostra classe politica degli ultimi 20 anni.

Eh sí vi ho dimostrato che abbiamo risparmiato no?

Dal mio limitato diametro della comprensione mi sembra di intuire che si accusi l’Europa e poi la crisi di aver spostato i soldi risparmiati da economia reale al solo pagamento degli interessi.

Direi di sí, questo é vero. E quindi mi domando? Durante la crisi gli interessi sul debito sono saliti e quindi si doveva pagare di piú e non c’era spazio per investimenti strutturali nel paese. E quindi?

Mi sembra tutto corretto ma non mi sembra questa grossa novitá o comunque un motivo per elevare l’Italia al paese piú parsimonioso dell’Europa.

Dai miei calcoli non risulta anche se escludo gli interessi. Forse le mie analisi sono semplicistiche ma non riescono proprio ad avvicinarsi alle spiegazioni di Poli.

Che tu spenda i soldi del tuo stipendio (tasse) o che ti indebiti la mia limitata visione mi dice che non cambia nulla, rimani sempre uno spendaccione.

Secondo Poli c’é un Italiano che guadagna 2000E al mese e ne spende 1800 mentre c’é un Tedesco arrogante che guadagna 2500E e ne spende 2450. L’Italiano é piú Bravo. Stop fine della storia.

Detta cosí é indubbio che il Tedesco é piú spendaccione e risparmia meno dell’Italiano.

Quello che peró non capisco é l’esclusione dei debiti.

Sempre nella mia visione l’Italiano risparmia 200E del suo stipendio ma decide di acquistare una nuova macchina (Tedesca) per un valore di 80000 Euro. Chiede il finanziamento alla banca che con moooolto piacere gli impresta i soldi. L’Italiano pagherá comodamente 300E al mese per vent’anni.

Il Tedesco spendaccione invece ha deciso che si tiene la vecchia macchina e compra 2 piccole auto per gli spostamenti della moglie e dei figli indebitandosi per 100E al mese di interessi.

Entrambi i finanziamenti sono a tassi variabili e purtroppo i tassi un giorno salgono cosí tanto che l’Italiano si ritrova una rata di ben 600E al mese e il Tedesco di 200E.

Il nostro povero Italiano risparmiatore si ritrova con ben  -400E al mese mentre il nostro Tedesco a -150. Entrambi devono ridurre le proprie spese in famiglia ma qualcuno per il 20% e qualcun altro per il 6%.

Il fatto di spendere di meno ma indebitarsi dii piú non é necessariamente a mio (semplicistico) modo di vedere un fattore determinante. Posso essere spendaccione comunque anche  risparmiando i soldi dello stipendio ma indebitandomi troppo.

Questo rappresenta l’Italia e il suo indebitamento con l’aggravante che la fantastica auto tedesca se la sono guidata solo i politici e i cittadini non l’hanno nemmeno vista.

Questa é l’Italia spendacciona. Il paese in cui gli Italiani sono veramente parsimoniosi ma chi li governa non ha mai nemmeno fatto un minimo sforzo per ridimensionarsi. Non continuiamo con sta questa storia dell’Austerity, nemmeno in tempi di crisi hanno tagliato qualcosa.

Io non faccio differenza se il debito arriva per spese dirette o per debiti. Qualcuno ha deciso comunque di spendere oltre le proprie capacitá di spesa tanto la copertura viene garantita dai cittadini. Se guadagni 2000E al mese e vuoi un altro finanziamento per una seconda macchina di lusso puó essere che ti dico di no oppure ti faccio pagare piú interessi.

In questo caso di chi é la colpa? di chi impresta i soldi? degli interessi? Lo crede veramente Signor Poli?

L’Italia con l’Euro ha pagato interessi molto piú bassi ma nonostante questo siamo riusciti ad incrementare costantemente il rapporto debito/Pil.

Qualche idea Signor Poli?

A dirla proprio tutta é vero l’Euro ha un’anomalia ovvero che non si puó piú svalutare. Proprio questo é il meccanismo che i nostri geniali amministratori non riescono piú a fare rispetto al passato. Le regole sono cambiate e forse era anche il caso di cambiare abitudini. La BMW si poteva anche evitare.

In passato infatti con una bella svalutazione (inflazione) era possibile ridurre la mole di interessi da pagare.

Questo non significa essere bravi ma incapaci di ridursi le spese. L’inflazione é una tassa nascosta perché se “domani” con 100000 lire compravo quello che “oggi” compro con 90000 lire é quasi peggio dell’IVA al 22%.

Le colpe non si sono mai spostate a Bruxelles nonostante l’Euro sia imperfetto, sono sempre state a Roma. Costantemente in sosta vietata.

Il Signor Poli inoltre ci mette anche dei chiari suggerimenti per come risolvere la situazione. 1) Ridurre il debito di 400 Miliardi 2) ridurre la spesa pubblica (ma se eravamo giá cosí bravi?) 3) permettere piú spesa pubblica agli enti locali ma “spesa produttiva” .

Bene mi sembra che siamo a posto. 400 Miliardi si trovano facilmente con una bella e aggiuntiva patrimoniale sugli immobili, la spesa si riduce come si dice abbiamo sempre fatto e la produttivitá del pubblico aumenta.

BINGO direi tanto c’é ancora un pó di carne intorno all’osso degli Italiani, tanto vale rosicchiare.

Dai Renzi provaci, garantisce Poli tanto “gli italiani capiranno”.

PS: nella realtá l’Italiano continuava ad andare in Banca a chiedere prestiti che servivano a coprire i propri interessi e ad acquistare sempre piú BMW. Il suo stipendio inoltre aumentava poiché ogni anno decideva di rubacchiare di qua e di lá.

 

 

 

La crisi Italiana: il peggio deve ancora venire

Confindustria ha rilasciato un interessante ma preoccupante studio sul quadro economico Italiano.

Le previsioni di crescita del nostro attuale Governo sono ridotte. Nonostante il Governo si affida ad un misero 0,8%, il documento del Centro Studi di Confindustria abbassa questo valore a 0,2%.

La situazione dell’Italia é preoccupante. Siamo tornati indietro di troppi anni.

  • Il PIL é tornato indietro di 15 anni
  • Il PIL pro capite di quasi 20 anni
  • La produzione industriale di quasi 30 anni (trenta)
  • I posti di lavoro di 15 anni
  • + 93% di persone senza lavoro
  • +122% di persone povere

Differenze dei livelli pre-crisi

Questi sono i valori da recuperare e con la crescita prevista non possiamo credere di recuperare in fretta quanto abbiamo perso.

Secondo lo 0,8% di crescita stimato dal Governo servirebbero ben 11 anni per recuperare la perdita. 11 Anni in cui forse l’impoverimento puó crescere ulteriormente ponendo l’Italia di fronte forse a grossi problemi sociali.

Confindustria analizza il problema Italiano dal punto di vista delle aziende e non puó che evidenziare l’eccessivo costo del lavoro e il relativo abbassamento del margine per le aziende.

Causa Austherity le tasse sono cresciute per tutti negli ultimi anni. Dai lavoratori alle aziende senza sconti per nessuno. Sono ovviamente le aziende le uniche che possono generare il lavoro e il loro indebolimento non é sicuramente un fattore positivo. Le aziende si indeboliscono sul mercato e lo Stato non sa far altro che aumentare la loro pressione fiscale.

In questo grafico l’andamento del costo del lavoro, sempre crescente negli ultimi anni, non ha fatto altro che abbassare i margini delle aziende e relativo impoverimento del settore produttivo.

Margini ai minimi

In queste condizioni ovviamente le nostre aziende risultano indebolite rispetto al resto dell’Europa.

Redditivitá delle aziende Italiane confornto con EU

Amara conseguenza di tutti questi fattori é il costante aumento della disoccupazione.

Disoccupazione

Quella di lungo periodo é in pericoloso aumento segno che il paese non riesce ad uscire dalla spirale recessiva. Interessante notare come la Germania sia invece l’unico paese in cui la crisi non ha quasi mai avuto impatti e la crescita é continuata a ritmi ancora piú elevati. Certo i tedeschi hanno il merito di essere riusciti a riformare il loro sistema in tempi in cui era possibile ma é anche ovvio che questa crisi ha spostato la bilancia economica a favore della Germania come si vede chiaramente qui sotto. La differenza é troppa gli squilibri non normali. Ristabilire la situazione vorrebbe dire di chiedere ai Tedeschi di decrescere a favore del resto dell’Europa… ci credete?

PIL Germania vs Europa

L’Italia perde anche la sfida con i paesi a lei piú vicini economicamente .. i cosiddetti paesi “maiali”, in Inglese PIGS Portogallo Irlanda Grecia e Spagna raggruppati sotto questo elegante nome secondo il tradizionale ed educato stile nordica.

Italia e PIGS

Gli Italiani continuano a impoverirsi

Tasso di Risparmio Famiglie

Tenendo in considerazione l’esistente, il Centro Studi di Confindustria non puó che abbassare la stima di crescita rispetto a quella prevista dal Governo Renzi (0,8%) ad un misero 0,2% per il 2014 e ad un 1% per il 2015. Un ritmo dello 0,2% vuol dire che il -9% del PIL puó essere recuperato in (soli) 45 anni.

Conclusioni

La crisi non sembra quindi esaurita. La crescita arriva ma con valori cosí bassi che non potrá cambiare le condizioni del paese velocemente. Nel frattempo sempre piú persone rimangono senza lavoro aggravando la situazione sociale che puó facilmente generare tensioni.

L’attuale Governo Renzi sembra al lavoro ma non cambia stile rispetto ai precedenti cercando di difendere le proprie previsioni e mantenendo una calma che non aiuta. La situazione é grave non servono solo le dichiarazioni ma serve agire in fretta. Abbiamo perso 20 anni economicamente ed é da vent’anni che la classe politica é incapace di trovare soluzioni… non abbiamo piú tempo da perdere..

Come riportato dal sempre presente Phastidio.

Per ora siamo fiduciosi sulla nostra previsione di crescita del Pil” dello 0,8% nel 2014. Così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, interpellato a margine del seminario previsionale del Centro studi di Confindustria. “Siamo convinti – ha spiegato – che le riforme messe in campo procureranno uno shock positivo, vedremo l’effetto degli 80 euro e delle riforme della giustizia, del lavoro, della pubblica amministrazione e della spending review” (Radiocor, 26 giugno 2014)

É giusto chiedersi se davvero si crede che 80 Euro possano veramente muovere qualcosa. Renzi, i voti li ha presi e adesso serve lavorare e in fretta.

In Italia la descrescita Felice é a portata di mano almeno economicamente. Rimane solo piú da trovare la tanto sospirata felicitá che sembra tradare insieme alla ripresa.