Letture per il weekend – 7 Febbraio 2015

Qualche chiarimento sulla questione Greca. [link all’articolo]

La scelta politica di Draghi verso la Grecia e l’Europa. [link all’articolo]

Il Lego diventa digitale. [link all’articolo]

Ed ecco che anche Google si lancia nei pagamenti digitali. Adesso si potranno inviare soldi via gmail. [link all’articolo]

Voi continuate pure a pensare che tutti i problemi siano fuori confine… [link all’articolo]

Il mercato auto sembra in ripresa. [link all’articolo]

Letture per il weekend – 27 Dicembre 2014 – e Buon Anno da Itaka

Il 2014 visto da Google. [link all’articolo]

Le migliori foto del National Geography 2014. [link all’articolo]

Classifica dei paesi per maggiori incidenti stradali… pensavo peggio. [link all’articolo]

Considerato che recentemente le piccole menti della politica Italiana (Salvini, Berlusconi in primis) stanno facendo propaganda sul singolo scaglione di tassazione meglio far capire quali sarebbero le conseguenze. [link all’articolo]

La fusione di fine anno in UK. BT compra EE. [link all’articolo]

L’espansione della mafia alle aziende del Nord. [link all’articolo]

Letture per il weekend – 20 Dicembre 2014 – e Buon Natale da Itaka

Dopo il crollo Russo il valore di mercato della APPLE vale quanto tutto il mercato della borsa Russa. Che botto. [link all’articolo]

Un altro brutto esempio di quanto i legislatori non abbiano ancora capito cos’é la rete… [link all’articolo]

I nuovi arrivi tecnologici del 2015 secondo il Corriere [link all’articolo]

I cinque pilastri su come sará il lavoro nell’IT e non solo nel prossimo futuro [link all’articolo]

L’attacco Hacker alla rete della PlayStation Sony [link all’articolo]

I nuovi dubbi sulla sicurezza mobile dopo lo spionaggio “statale” dell’NSA [link all’articolo]

Le statistiche di Spotify per il 2013. Pensavo peggio per l’Italia ma vedere I Daft Punk al primo posto mi fa pensare che ci capiamo ancora qualcosa in fatto di musica… [link all’articolo]

Il portale di Google che segue le avventure di Babbo Natale [link all’articolo]

Letture per il weekend – 6 Dicembre 2014

L’importanza della sicurezza in rete é ancora un concetto poco diffuso nel mercato e la sua consapevolezza ancora ad uno stato infantile. [Link all’articolo]

L’Europa sembra rilassarsi un poichino sul concetto di Net Neutrality.  [Link all’articolo]

I robot di Amazon ovvero l’automazione spinta della distribuzione.  [Link all’articolo]

Interessante mappa della seconda lingua parlata.  [Link all’articolo]

I dati Istat sull’occupazione, ops.. disoccupazione.  [Link all’articolo]

Google sembra voler sostituire gli scomodi Captcha con una nuova generazione di test anti-robot. Tradotto: basta con quelle scomode caselle con parole distorte per verificare che chi accede non sia un programma automatico.  [Link all’articolo]

 

Letture per il weekend – 22 Novembre 2014

Impietoso paragone rispetto ai primi della classe in Europa in termini di raccolta differenziata. Ció che non va nelle discariche. Impressionante livello di Germania, Austria, Olanda, belgio e Svezia. Sí certo l’Italia é nella media Europea ma non é un dato su cui festeggiare. Le differenze nazionali come sempre evidenziano la solita Italia a 2 marce ma questa volta i piú virtuosi del Nord Ovest sono comunque ben lontani dai primi della classe Europei. [link all’articolo]

Qualche commento sulle teorie di uscita dall’Euro di Bagnai. [link all’articolo]

Attenzione Attenzione… che Itaka c’abbia azzeccato in pieno? [link all’articolo]

Interessantissimo link sui motivi che potrebbero indurre Google a chiudere Gmail. [link all’articolo]

Quando il popolo si ribella a chi pensa di essere il loro unico rappresentante in parlamento. Il M5S respinto dai (veri) cittadini. Il Movimento farebbe bene a rendersi conto che farsi chiamare “cittadino” non cambia il fatto di essere una carica politica e come tale non sempre ben vista da chi protesta. [link all’articolo]

Facebook work? Come linkedin? Vedremo. Per il momento l’unica brutta notizia é  invece che proprio Linkedin é diventato come Facebook e questo non é positivo per la professionalitá nel network. [link all’articolo]

Letture per il weekend – 18 Ottobre 2014

Primi commenti a caldo e caldi sull’improbabile manovra Renzi. [link all’articolo]

Un bell’articolo sulle disavventure di Grillo a Genova. [link all’articolo]

E dopo G+ un nuovo tentativo di copiare Facebook. [link all’articolo]

La gara degli operatori sull’LTE. Swisscom vede i 300Mbps di download su LTE avanzato alla fine del 2015. Mah… serviranno veramente? [link all’articolo]

Stanno arrivando le batterie a carica rapida? [link all’articolo]

Aboliamo il Liceo Classico. Non posso che condividere tutti I contenuti. Il liceo Classico rappresenta la fotografia dell’Italia. Un paese guidato da un Elite in ritardo con i tempi perché istruita in una scuola che insegna un mondo valido secoli fa ma non piú attuabile oggi. Condivido con Boldrin il fatto che la filosofia, il Latino e il Greco non sono inutili ma sono beni di lusso che non si possono inserire nel percorso formativo dei giovani. I giovani hanno bisogno di Inglese, Informatica, economia. Questi non sono lussi ma necessitá che il nostro mondo attualmente ci chiede. [link all’articolo]

Perché la mamma degli stupidi é sempre in cinta. [link all’articolo]

Torna la serie di Twin Peaks. [link all’articolo]

Google Chromecast: Non é una rivoluzione ma é senza dubbio un ottimo acquisto

 

chromecast-4_0L’ho comprato e mi sembra giusto condividere un pó di informazioni su questo  dispositivo non famoso ma abbastanza utile per svariati utilizzi domestici.

Sto parlando del device di Google chiamato ChromeCast.

Chromecast é un piccolo dispositivo che si collega alla TV attraverso la porta HDMI e alla rete Wifi di casa.

In pratica trasforma la vostra televisione in un sistema multimediale che puó accedere a contenuti su Internet. In pratica la vostra televisione diventa una Internet TV a tutti gli effetti ad esclusione ovviamente del touch screen.

É simile ad altri oggetti sul mercato come Apple TV o il device Fire-TV di Amazon ma per le sue dimensioni e prezzo é estremamente interessante. 35E per 7cm di lunghezza.

Come si collega

Chromecast si collega alla porta HDMI del vostro televisore e alla rete Internet attraverso l’accesso Wifi (only) del vostro router.

In aggiunta ha bisogno di un’alimentazione elettrica che prende da una porta USB. Se esista una porta USB sul televisore Chromecast puó essere collegato direttamente per l’alimentazione. Invece se non disponibile come nel mio caso si dovrá collegare ad un adattatore USB/presa elettrica.

Configurazione

La cosa stupefacente é la facilitá di configurazione.

Chromecast puó essere controllato da: Smartphone, Pad o PC tramite il Browser di Google (Chrome), nel mio caso da Smartphone. E’ bastato istallare l’applicazione Chromecast e seguire i semplici passi per la configurazione in cui si inseriscono le informazioni di cui Chromcast ha bisogno per configurarsi:

  • Password della rete Wifi
  • Profilo di Google (indirizzo gmail)

In 5 minuti Chromecast era giá in grado di farmi vedere sul televisore qualunque video da Youtube. Aveva giá scaricato da Internet la nuova versione del suo sistema operativo ed era pronto per l’utilizzo.

Cosa si puó fare con Chromecast?

I motivi che mi hanno spinto a comprare questo dispositivo sono :

  • Poter utilizzare materiale multimediale di YouTube per mia figlia senza per forza dover vederli sul monitor del PC o sul piccolo schermo dello smartphone.
  • Poter avere un dispositivo economico in grado di trasformare il mio televisore in un media center con un prezzo ragionevole (Anche in caso di limitazioni nell’utilizzo 35E erano comunque un ottimo prezzo rispetto a ció che offre il mercato).
  • Ovviamente sapere che Google sviluppava il dispositivo mi tranquillizzava sul suo utilizzo almeno per la parte relativa ai servizi di Google stessa (YouTube e Photos principalmente).

Ho letto un pó di recensioni prima di acquistare ChromeCast e devo dire che i limiti di utilizzo sembravano molti. Troppe poche applicazioni che utilizzano Chromecast, limitazione ai soli servizi di Google etc.

A rigurado devo dire che in 1 anno di rilascio il numero di applicazioni per Chromecast si sono moltiplicate segno del suo flessibile utilizzo. YouTube é per me al momento l’utilizzo principale e sono molto soddisfatto. Accedo ai contenuti di YouTube dal mio Smartphone e li ridirigo su Chromecast. In pratica il mio Smartphone diventa il telecomando dove posso controllare play,pause, rewind e volume mentre il video é in riproduzione sullo schermo della TV. É Chromcast stesso a scaricare il video da Internet mentre pensavo erroneamente che fosse il mio Smartphone a trasmetterlo al Chromecast via Wifi.

L’unico caso in cui vengono inviate le informazioni direttamente al Chromecast é quando si vuole remotizzare il browser Chrome sul televisore oppure lo schermo del proprio smartphone..

Con Chromcast posso anche visulizzare tutte le mie photo memorizzate sul profilo di Google Photo oppure semplicemente usarle come screensaver quando il Chromecast non é utilizzato attivamente. Tutto é facilmente configurabile e gestibile da Smartphone.   Le applicazioni attualmente adattate al Chromecast iniziano ad essere molte e per svariati usi. Ovviamente il video é l’applicazione principale:  C’é le RedBull TV per gli amanti degli sport estremi, contenuti della BBC, TV tedesche, Disney e tutti i piú grandi fornitori di contenuti cinematografici come Netflix, Plex etc.

Il mio prossimo tentativo sará di affittare un film On-line su Google Play e provare il servizio. Diciamo un esperimento da 3E si puó fare.

Un’altra cosa che mi convince sempre di piú di aver fatto un ottimo acquisto é la possibilitá di trasmettere in streaming qualunque video dal mio PC direttamente a Chromecast. Ovviamente serve il browser di Google ed é necessario istallare un’applicazione chiamata Videostream.

videostream

Una volta istallata si seleziona il video locale da inviare via Wifi alla TV. In aggiunta esiste un’applicazione sullo smartphone che serve da telecomando per controllare la riproduzione. Personalmente é stata una rivoluzione perché mi evita di usare Hard disk multimediali vari (purtroppo soldi giá spesi), oppure spostare il PC vicino alla TV e collegarlo via HDMI.

Insomma vado al PC lancio lo streaming e poi mi sposto in salotto e lo vedo alla TV. Nessun problema, nessun bug tutto é andato liscio sin dalla prima prova. In aggiunta é possibile anche inserire dei sottotitoli aprendo semplicemente il relativo file sempre tramite Videostream.

Per me é stato semplicemente rivoluzionario, una rivoluzione a casa mia intendo non tecnologica. Non c’é nulla di nuovo in queste condivisioni multimediali ma la rapiditá e facilitá di utilizzo non sono un dettaglio.

Esistono infatti dei sistemi e protocolli in grado di riprodurre un ambiente multimediale in casa e collegare dispositivi diversi. Per esempio il sistema DLNA ma ovviamente anche se non ho mai provato a sperimentarlo direttamente credo che ci possano essere un certo numero di problemi in termini di interoperabilitá fra i diversi dispositivi. Alla fine si raggiunge lo stesso risultato ma credo con qualche conoscenza tecnica e del tempo lo si debba investire.

Con Chromecast si ha lo stesso risultato senza dover fare nessun tipo di sforzo. Certo si é legati a Google ma meno di quanto si pensi perché il mercato delle Apps Android é molto open e composto da tanti attori diversi.

Insomma, lo consiglio a chi ha intenzione di collegare assieme dispositivi e vuole condividere contenuti anche con il tradizionale televisore. Chromecast é in assoluto la soluzione piú piccola, piú economica, piú semplice e intuitiva che il mercato offre.

Posso dire che é veramente una soluzione “Plug & Play” con un certo cambio di passo rispetto a quello che il passato ci aveva sempre prospettato con il piú tragico “Plug & Pray”.

Riflessioni: É chromecast il futuro?

Sicuramente é un dispositivo che fa capire molte cose agli operatori di telefonia. Fa capire che i contenuti e i dispositivi riescono a guidare i gusti e i comportamenti degli utenti (ne avevo giá scritto qui a proposito dell’iPhone). La rete di un operatore diventa con Chromecast un semplice tubo senza nessun valore aggiunto anzi puó solo peggiorare la situazione.

Se nel futuro gli operatori non investiranno in contenuti potranno perdere il controllo dell’utenza perché sará giá in mano ad aziende come Google. Quindi come giá scritto qui o gli operatori faranno degli accordi con i cosiddetti OTT (e Chromecast é un perfetto esempio di Over The Top) oppure perderanno la gara sui contenuti e non solo.

A mio parere Chromecast é un dispositivo che gli operatori dovrebbero offrire per poter riacquistare il controllo dell’utente e della sua attivitá casalinga.

Chromecast non é una novitá sul mercato perché come giá detto prima altri OTT come Amazon o la stessa Apple producono dispositivi simili. Chromecast peró é sicuramente il piú piccolo ed economico e usa una piattaforma open come Android.

Google é un’azienda con tanti soldi da spendere e si é in passato lanciata in molti esperimenti che poi non hanno avuto grandi risultati. Adesso si parla addirittura di chiudere G+ perché non regge la concorrenza con Facebook. Personalmente sono convinto che anche i Google Glass non siano una buona idea per il mercato.

Chromecast mi sembra un grosso investimento del quale non riesco a capirne la strategia. Ok che Google puó pensare di vendere il suo materiale multimediale via GooglePlay (film, videos etc) ma se nello stesso tempo apre a piattaforme come Netflix perde immediatamente la competizione prima di iniziarla. Google alla fine non é un’azienda innovativa in termini di business. Google guadagna solamente sulla pubblicitá e cioé con un metodo tutt’altro che innovativo. La grande differenza é che viene applicata al web e quindi con un magnitudo ben piú grande rispetto a quella in broadcasting o sulla carta. Io ho sempre pensato che ad esclusione del motore di ricerca Google non abbia mai azzeccato altri Business reali ma la mole di soldi raccolti con la pubblicitá gli ha sempre permesso di seprimentare di tutto anche a fondo perduto. Alla fine di sola pubblicitá vive Google e tutto il resto sono solo tentativi: Tecnologicamente molto affascinanti ma tentativi.

Android é rivoluzionario, é installato in un grandissimo numero di dispositivi al mondo. Ha permesso ad altre aziende di entrare nel mercato Smartphone senza dover inventarsi un simil Apple OS (unica vera rivoluzione degli ultimi 10 anni). Google peró non ci guadagna nulla con Android. Nemmeno raccoglie informazioni per i suoi scopi pubblicitari. Quando Android é personalizzato da altre aziende come Samsung, Huawei, HTC etc ovviamente non é piú sotto il controllo di Google.

Insomma grande idea ma poco orientata al Business. Esattamente tutto all’opposto di una mente come Steve Jobs che aveva un bel preciso obiettivo di Business.

Google Wave, per esempio, é stata una fantasiosa piattaforma di comunicazione su web che permetteva di condividere documenti, chattare, scrivere mail. Era molto rivoluzionaria ma portava delle importanti funzioni aziendali sul web “pubblico”. Gli utenti tardizionali non avevano bisogno di tutta questa interazione e le aziende non avrebbero accettato una piattaforma cloud pubblica per le comunicazioni aziendali.

Nel caso di Chromecast Google sembra aver svilluppato un prodotto tecnologicamente avanzato, o meglio: Ha integrato funzionalitá avanzate in un piccolo dispositivo. A vedere i componenti interni il giocattolo non é propriamente semplice e quindi avrá un certo costo di produzione.

I 35E a cui é venduto mi sembrano non dico al limite ma un prezzo abbastanza basso se lo si rapporta all’hardware e alle funzionalitá. Si paga quasi lo stesso prezzo per avere una chiavetta mobile ma le funzionalitá di Chromecast sono enormemente piú complesse. Non sembra che Google voglia guadagnare molto dalla sua vendita, e quindi?

Il mio dubbio sui vantaggi per Google rimangono. Ha speso molto per una piattaforma open venduta ad un prezzo di 35E che qualunque OTT o azienda nel web puó utilizzare per i propri scopi e sopratutto Business. Tutto questo é bellissimo per me utente ma credo che solo un’azienda come Google se lo puó permettere perché guadagna da altro. Se i contenuti fossero invece il suo unico business allora credo che Chromecast non sarebbe cosí “Open” e forse sarebbe bloccato come gli altri dispositivi di Amazon, Apple e gli altri.

Nonostante i dubbi sui vantaggi per Google, Chromecast soddisfa molte delle mie esigenze. Mi ha rivoluzionato il modo di accedere ai miei contenuti multimediali e considerando che Youtube é un serbatoio immenso di materiale giá da solo mi fa apprezzare il giocattolino.

Cosa aggiungere: ACQUISTO CONSIGLIATO

La Cina a Wall Street e gli straordinari numeri di Alibaba.

A pedestrian walks past Alibaba.com adveIl 22 dicembre si é aperta la vendita pubblica del colosso Cinese On-Line AliBaba. Una delle piú grande operazioni finanziarie a Wall Street di tutti i tempi. In una giornata sono stati venduti i titoli per 10 Miliardi di Dollari. L’azione é salita fino a 99 dollari dagli iniziali 68. Nessuna azienda della cosiddetta new-economy aveva mai fatto numeri del genere. Sembra che non esistano piú tabú per gli USA verso le aziende cinesi, l’importante é che muovano soldi, tanti. Dall’altro lato sembra che la Cina accetti piú che mai le regole internazionali della finanza per partecipare al mercato globale. (Non so cosa sia peggio delle due ma sicuramente Alibaba ha giá scosso il mercato)

A parte le discussioni sui movimenti finanziari, sui volumi e su chi ci ha veramente guadagnato é di fondamentale importanza guardare oltre alle pure transazioni e capire cosa vuol dire “Colosso” nel mercato cinese.

Nel mondo della new economy abbiamo spesso in mente grosse aziende come Google, Facebook, Amazon o e-bay ma non ci rendiamo conto quali sono gli impatti di aziende che fanno lo stesso mestiere in ambito cinese.

Il profitto netto di AliBaba é infatti il 42% maggiore di Amazon e E-bay messe assieme. La vendita delle azioni di Alibaba ha raccolto nella sola prima giornata 10 Miliardi di dollari facendola diventare l’IPO piú grande della storia pari a quelle di Facebook, Amazon e E-bay messe assieme.

AliBaba detiene la maggior parte del mercato On-line Cinese (oltre il 50%) e dal 2011 ha triplicato il suo valore che adesso é pari a 400 Miliardi di dollari. Se si considera che l’Italia costa all’anno (Spesa Pubblica) circa 800 Miliardi (di Euro), una sola azienda Cinese riesce a muovere quasi la metá degli stessi soldi che spende un paese come il nostro. Se vogliamo prendere come paragone le Poste Italiane, in qualche maniera piú vicine al mercato di Alibaba vediamo che:

  • AliBaba ha un fatturato 8.4 Miliardi di dollari mentre Poste Italiane dichiara ricavi per 4,5 Miliardi (di Euro) per i Servizi Postali e Commerciali (di cui 120 Milioni per i soli servizi di corriere espresso e pacchi).
  • AliBaba ha spedito in 1 anno circa 5 Miliardi di pacchi mentre le Poste Italiane dichiarano un volume di circa 60 Milioni di pacchi distribuiti nel 2013 di cui 7Milioni per Corriere Espresso e 54 Milioni da SDA Express (controllata). Quindi il traffico di Alibaba é piú di 80 volte maggiore di quello di Poste Italiane (e in fase di crescita).
  • I 5 Miliardi di pacchi spediti da Alibaba rappresentano il 50% dell’intero traffico Nazionale Cinese.

Guardando i numeri di Alibaba, di Amazon o del commercio On-Line in generale c’é da chiedersi perché negli anni scorsi a nessun acuto stratega politico é mai venuto in mente di provare ad attrarre questi colossi? Gli acquisti On-Line hanno avuto un’impennata ma Poste Italiane non é riuscita a trarne il maggior profitto poiché i grandi venditori erano (e sono ancora in parte) all’estero. La crescita del traffico di Poste é  infatti Internazionale mentre quella Nazionale é in riduzione. Ma si sa che nel nostro paese cogliere i vantaggi dei mercati globali é sempre difficile specialmente in ambito pubblico.

Ma dopo gli strabilianti numeri di traffico di Alibaba possiamo continuare a stupirci anche delle dimensioni del settore legato alle transazioni monetarie ovvero i pagamenti attraverso il sistema Alipay che é il corrispondente di Paypal per Alibaba.

Paragonando i due intermediari delle transazioni e i loro volumi vediamo che Alibaba dichiara un volume di scambi annuo di circa 700 Miliardi contro i 180 di Paypal.

Il confronto é quindi fortemente impari e le realtá cinesi sono sempre piú in grado di controllare enormi fette di mercato e soldi con il solo peso del loro mercato nazionale. Il loro spazio di crescita inoltre é ancora enorme e si prevede che il volume del mercato On-line a cui Alibaba puó accedere é di circa 270Miliardi.

Quando pensiamo ai pochi miliardi di Euro che i nostri Stati NON riescono a trovare per coperture varie (vedi gli 80E di Renzi) e leggiamo queste moli enormi di capitali in transito con questi Elefanti economici, capiamo quanto profonda é l’incapacitá dei nostri politici a non provare ad incanalare questi flussi economici per il bene del paese e della sua economia.

Ma come solito questa é un’altra storia e mentre in Cina hanno Alibaba a noi rimangono solo i 40 ladroni.

 

I dati di Poste Italiane si riferiscono alla Relazione Finanziaria 2013.

I bambini e il Wifi: Qualche precauzione

Vivo di tecnologia, nel senso che la tecnologia mi mantiene, mi paga le spese mensili e le vacanze ma spesso nonostante il mio legame ombelicale mantengo tutta una serie di forti dubbi sulle possibili conseguenze negative di alcune tecnologie.

Le prime in lista sono ovviamente quelle “On the Air” ovvero le tecnologie wireless, senza fili. Come molti non addetti al settore anche io sono abbastanza preoccupato delle conseguenze di esposizioni alle radiazioni elettromagnetiche. Sí, perché sempre di radiazioni si tratta anche se trasportano le vostre foto di Facebook.

A cosa mi riferisco nello specifico: alle tecnologie mobili come GSM (2G), UMTS (3G), LTE (4G), Wifi.

Esistono molti studi in merito agli effetti dell’esposizione continua a queste radiazioni ma nessuno che dimostra con certezza le possibili conseguenze.

Di cosa parliamo? Di onde elettromagnetiche a frequenze diverse e potenze diverse. Il problema é che quando l’energia (potenza) del segnale attraversa il corpo puó danneggiare o provocare reazioni nell’organismo. L’estremo esempio di onde elettromagnetiche particolarmente pericolose sono quelle generate da un’esplosione nucleare. La loro mortalitá sta nel fatto che hanno un’energia elevatissima insieme ad una frequenza altissima (raggi gamma) in grado di attraversare il corpo umano. Le radiazioni nucleari come la storia purtroppo ci racconta hanno effettivamente conseguenze nocive sulle persone esposte.

Non voglio avvicinare un’esplosione nucleare ad una rete cellulare o Wifi ma entrambe si riferiscono ad onde elettromagnetiche solo che nel primo caso hanno valori di potenza e frequenza in grado di polverizzare tutto quello che incontrano.

La nostra generazione é perennemente sottoposta a onde elettromagnetiche che arrivano dalla moltitudine di sorgenti “senza fili” che ci circonda giornalmente: Antenne della rete cellulare, Smartphone, router Wifi, Computers Wifi etc. Ovviamente non vuol dire che tutti questi segnali danneggiano inevitabilmente l’organismo perché va prima considerata la potenza del segnale che é il fattore determinante.

Le leggi che regolano l’elettromagnetismo dimostrano che un’onda elettromagnetica perde la sua potenza in aria per attrito con l’aria. Per poter raggiungere quindi lunghe distanze bisogna aumentare la potenza del segnale alla sorgente. Questo implica ovviamente che piú vicini siamo alla sorgente del segnale piú alta é la potenza.

Ecco da qui la preoccupazione per il piccolo segnale del nostro smartphone, Tablet, PC wifi poiché la distanza con il nostro corpo é minima. Lo smartphone durante una chiamata é a qualche millimetro dal cervello oppure a contatto con le mani. In aggiunta questi dispositivi sono spesso una triplice sorgente radio: Wifi, UMTS e Bluetooth, giusto per non farci mancare nessuna frequenza.

Tutta questa premessa per introdurre un articolo che mi é capitato fra le mani in questi giorni. L’Articolo ovviamente indicava come la quantitá di segnali a radio frequenza usati per la comunicazione wireless sono in continuo aumento giá da inizio del secolo.  Negli anni 2000 sono stati introdotti anche i segnali WiFi per la trasmissione di reti LAN Ethernet senza fili. Questi sono fondamentalmente i segnali oggetto dell’articolo poiché sembrano essere i piú dannosi.

In generale quello che tecnicamente manca al Wifi é una certa regolazione della potenza che invece esiste nelle reti mobili. In pratica mentre il vostro Smartphone aumenta o riduce la sua potenza di trasmissione a seconda di quanto lontano si trova dall’antenna della rete mobile (cella), il wifi non ha particolari controlli della potenza e quindi quando siamo vicini alla sorgente potrebbe avere un’intensitá non pericolosa ma che per lunghe esposizioni potrebbe danneggiare.

L’articolo focalizzava l’allarme sull’esposizione dei bambini e nel merito indica questo articolo accademico come riferimento. L’articolo si intitola “Perché I bambini assorbono piú onde elettromagnetiche degli adulti- Le conseguenze”.

Da Padre ovviamente leggo l’articolo con interesse poiché in ogni caso confermava paure e dubbi che avevo giá senza averne mai avuto la prova.

L’articolo mette in correlazione l’esposizione continuata ad una sorgente radio ad effetti cancerogeni: Il legame fra tumore al seno e il tenere il cellulare sempre nella tasca della giacca, danni alla feritilitá maschile dovuti al portare sempre il cellulare in tasca etc.

Se siete curiosi potete leggere tutto l’articolo e le correlazioni indicate fra aumento dei tumori e l’esposizione alle onde elettromagnetiche generate da dispositivi wireless.

Ma l’articolo non vuole dimostrare che i segnali wireless sono in assoluto cancerogeni ma mette l’attenzione sulla lunga esposizione alle relazioni. Il soggetto principale dell’articolo é l’assorbimento maggiore di radiazioni da parte dei bambini che rende piú problematica questa esposizione. I tessuti infatti di bambini sono piú facilmente penetrabili da queste onde elettromagnetiche. Le onde possono andare piú a fondo rispetto ad un corpo adulto perché i tessuti sono giovani e meno spessi.

Il concetto principale é che esistono delle correlazione fra l’esposizione continuata alle radiazioni elettromagnetiche dei dispositivi wireless e gli effetti cancerogeni e che queste sono ancora piú riuschiose nei bambini. Se le onde penetrano piú a fondo vuol dire fondamentalemente che nei bambini un tempo di esposizione minore puó portare alle stesse conseguenze. Questo non viene esplicitamente scritto ma é ovvio implicito nell’analisi.

Difficile dimostrarlo con certezza specialmente perché la latenza fra esposizione e evidenza del tumore é spesso molto lunga, anche di molti anni ma é difficile non considerare i possibili rischi specialmente verso i propri figli.

L’articolo non conferma nulla ma ovviamente vuole aiutare le persone ad essere piú consapevoli sui possibili rischi. Ció non vuol dire che camminando per strada si é esposti a rischi di contaminazione elettromagnetica ma che bisogna fare attenzione alle sorgenti wireless vicine dove i rischi possono aumentare. Certo é difficile scrivere lontano dalla tastiera del proprio PC portatile collegato via Wifi ma sí puó sicuramente usare auricolari per parlare al telefono cellulare.

I Bambini e il WiFi – conclusioni

Conoscendo i possibili rischi é quindi opportuno evitare il piú possible ai nostri piccoli il contatto ravvicinato con le sorgenti radio. Questo non vuol dire che dobbiamo spegnere il router WLAN di casa ma forse:

  • Usare per un tempo limitato amplificatori/ripetitori/repeater/extender di segnale Wifi (sotto in foto), solo quando ci servono. Specialmente quando ci sono bambini nella casa.

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  • Evitare di far giocare i propri bambini con dispositivi mobili specialmente quando connessi in Wifi.
  • Evitare alcuni giocattoli multimediali che non hanno nessuno valore aggiunto se non offendere l’intelligenza dei genitori. I nostri figli non hanno ancora cosí bisogno di essere connessi e se invece serve distrarli facciamoli giocare noi non l’iPad. In ogni caso qui sotto alcuni esempi di articoli da evitare per rispetto della salute dei figli e della vostra intelligenza.

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La tecnologia puó aiutare a renderli interattivi ma ogni tanto possiamo fare qualche sforzo in piú come genitori piuttosto che chiedere ad un iPad di sostituirci temporaneamente.

I colori ogni tanto possono essere ancora stimolanti.

..e per noi “adulti” non dimentichiamoci che…

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… forse nessuno ha pensato alle conseguenze anche se per il momento continuo a sostenere che non sará una rivoluzione.

2019: Video On Line batte DVD

broken-dvd-game-disc Ho letto proprio oggi alcuni dati di crescita del mercato Video delle aziende OTT (Over The Top) ovvero quelle aziende che forniscono su Web la visione di film come alternativa all’acquisto o affitto del supporto DVD.

Mi riferisco principalmente alle aziende come Netflix, Hulu, MLB.com, HBO Go, YouTube and Amazon che sono fra gli attori principali di questo mercato. In assoluto Netflix é il leader incontrastato del mercato con i suoi ¾ di utenti video in Nord America.

In Italia questo fenomeno non ha ancora preso grosso piede poiché alcuni servizi di queste aziende non sono ancora disponibili. Un pó per investimenti non fatti, regole di copyright mai superate , barriere delle piccole lobby, burocrazia lenta, visione pubblica praticamente inesistente e qualche problemino tecnico sulle infrastrutture ne hanno impedito l’esplosione.

In altri paesi invece la battaglia é invece intensa e sempre piú aziende si stanno spostando nel mercato dei servizi video on-line.

I dati di crescita di questo mercato sono impressionanti, nel 2014 crescerá negli Stati Uniti di ben il 21% raggiungendo quasi 11 Miliardi di dollari. I profitti di questo mercato si raddoppieranno nel periodo fra il 2013 e il 2019 raggiungendo i 18 Miliardi.

Il 48% dell’intero mercato OTT-video é di servizi Video On Demand (VoD) ovvero guardarsi un film On-line in streaming con un semplice click sul proprio PC e sopratutto senza essere legato a nessuna programmazione televisiva come invece avviene nella tradizionale televisione in broadcast. Il mercato VoD da solo ha un volume nei soli Stati Uniti di oltre 5 Miliardi e si prevede crescerá del 116% entro il 2019 raggiungendo un valore di quasi 9 Miliardi.

I Servizi OTT di download video (il film lo compro e posso scaricarlo localmente sul mio PC) avranno anche loro una crescita prevista del 15% (1.4Mld$). I Servizi On-Line di affitto video (Alternativa alla classica Videoteca) invece saliranno del 21% nel 2014. Per questi ultimi é prevista una crescita del 74% totale entro il 2019.

Ovviamente anche la pubblicitá video (Video Ads) rimane una grossa fetta di questi profitti ed é cresciuta del 33%. Per l’advertisement si prevede un incremento del 109% fino al 2019.

Interessante notare quanto il fenomeno almeno negli Stati Uniti abbia spostato il budget degli Utenti per i servizi di rete. Attualmente infatti un utente broadband degli Stati Uniti spende mediamente 29$ al mese per i servizi OTT ma si prevede possa crescere fino ai 44$ nel 2019. Sono cifre comparabili a quanto in Italia spendono gli utenti delle piattaforme satellitari come SKY ed é anche il motivo per cui Sky sta attivando gli stessi tipi di servizio su Internet.

Il fatto che venga ritardato l’ingresso di Netflix in Italia mi fa pensare a pressioni dall’alto per dare tempo ai tradizionali operatori broadcast (digitale e satellitare) di preparare anch’essi i propri servizi On Demand. Diciamo i soliti metodi monopolistici Italiani per chiudere i mercati prima che si aprano. Ma ovviamente sono solo riflessioni e pessimismo personale.

A parte i problemi Italiani, c’é un generale stupore sul fatto che gli utenti stanno spendendo piú tempo nel guardare contenuti On-line di quanto spendano in DVD. Questo nonostante sia quello On-Line Video un mercato disponibile da pochi anni mentre il DVD é disponibile da 20 anni circa.

Alla fine del 2014 ci saranno infatti 54 milioni di clienti OTT e in 5 anni il loro numero salirá a 69Milioni punto in cui supereranno definitivamente i profitti del mondo DVD.

La crescita di questi nuovi servizi é impressionante ma esempi del genere non sono nuovi in rete. Se consideriamo le iperboliche crescite nei social media come facebook o twitter non ci possiamo stupire di questi numeri.

La grossa differenza sta nel fatto che questi ultimi non sono gratuiti e il loro costo non indifferente rispetto al costo della connessione stessa. Una crescita di interesse cosí rapida é finalmente il segno che la rete ha finalmente aperto nuove opportunitá dirette di business rispetto al modello tutto gratis finanziato dalla sola pubblicitá come é stato finora e questo non puó che essere positivo.

Rimane un solo problema da risolvere: Le dimensioni. Nel Web attualmente chi vince prende tutto e non esiste ancora una democrazia di mercato. Non esiste un’alternativa a Facebook come non esiste un’alternativa a Google ma forse é solo questione di tempo. nel frattempo la strada del successo almeno in Europa é ancora piena di ostacoli e non solo in Italia.