La Competitivitá lavorativa Italiana e i deliri di Fassina

Nella campagna elettorale del 2013 si sentono molte ricette per guarire l’economia ormai agonizzante del nostro paese. Nell’ambito economico/occupazionale di seguito un estratto dei diversi rimedi proposti dai vari pretendenti al trono:

  • PD: Rimanere sull’austeritá fiscale mantenendo gli impegni Europei. Piú giustizia nel lavoro per combattere la disoccupazione (?). Una piú equilibrata distribuzione delle imposte per alleggerire il carico ai meno abbienti. Innalzamento delle tasse per patrimoni molto alti e lotta all’evasione. Paghiamo tutti paghiamo meno.
  • PDL: Riorganizzare l’Europa riducendo il controllo tedesco fonte di ogni male Italico. Riduzione delle tasse per la prima casa (?). Un’uscita dell’Euro potrebbe non essere un grosso problema anche se non é la prima soluzione.
  • M5S: Lotta alla Casta Politica, statalizzazione di tutte le banche essendo il sistema finanziario la causa della crisi. Uscita dall’Euro per riprendere possesso della propria sovranitá monetaria con relativa possibilitá di stampare denaro.
  • Lista Monti: Italia al centro dell’Europa, rinnovamento della giustizia, lotta all’evasione, riorganizzazione del lavoro. Recentemente il professore sembra promettere un piccolo allentamento della morsa fiscale (ma siamo in campagna elettorale e vale tutto).
  • Rivoluzione Civile: Non pervenuta. Forse Giustizialismo e tasse alte per i grandi patrimoni. In generaleidee molto confuse.

Non commento le proposte di Fare per fermare il declino perché sono di parte. Le potete visionare qui.

Le ricette presentate sembrano tutte lontane dai reali motivi dell’attuale crisi occupazionale dell’Italia perché:

Austeritá fiscale: La tassazione ha raggiunto percentuali incredibilmente elevate sia per i privati che per le aziende. Il tessuto produttivo é danneggiato con relativo crollo delle entrate fiscali. L’innalzamento delle tasse di Monti é stato necessario per risolvere una situazione tragica ma non puó essere mantenuto causa soffocamento dell’economia stessa.

Lotta all’evasione: Sbandierata come la soluzione di tutti i mali ma non si sono mai misurati dei risultati reali, solo titoli altisonanti sui giornali. La questione é piú difficile di quanto sembra e sarebbe meglio evitare propaganda inutile. La giustizia fiscale senza uno sforzo nel ridurre il peso dello Stato non ha senso.

Aumento delle tasse per i grandi patrimoni: Il concetto produce particolare eccitazione in personaggi del calibro di Vendola, Ingroia e tanti altri vendicatori mascherati per i quali ricco é male, senza poi considerare che gli stessi sono ricchi con i soldi pubblici. Spiace per la platea dei Robin Hood ma la famosa rimodulazione non sposta i conti pubblici. Le modifiche dell’IMU proposte da Bersani, per esempio, non sono semplicemente applicabili . Alzare la tassazione sui grandi capitali non giova a nessuno, le aziende scappano in paesi con tassazioni piú favorevoli e le risorse per investire si riducono ulteriormente. Nonostante le credenze popolari sono i capitali che permettono gli investimenti e quindi la creazione di lavoro. Questo é spesso trattato peró come un dettaglio. Alzare le tasse oltre il milione di euro non porterebbe nelle casse statali nessun grande vantaggio nonostante qualcuno continui a ripetere il contrario.

Contrattazione sindacali : Bandiera sventolata dal PD che continua attraverso il suo portavoce economico a difendere contrattazioni sindacali fonti di gabbie regolatorie e causa di innalzamento del costo del lavoro. Le parole di Fassina ammettono implicitamente il problema del costo del lavoro tanto da proporre la “riduzione dei salari” come soluzione. LA RIDUZIONE DEI SALARI attraverso accordi sindacali. Il limite di personaggi come Fassina (e mi auguro non di tutto il PD) é che piuttosto di proporre alleggerimenti della macchina statale/burocratica preferiscono infliggere cure letali ai lavoratori facendole passare per salvifici accordi sindacali.

Via dall’Euro: L’impatto economico sarebbe forte. Aumento degli interessi che il nostro paese pagherebbe in termini di costo del denaro a sfavore di aziende e cittadini (prestiti, mutui, investimenti). Molte delle importazioni crescerebbero di costo danneggiando la bilancia economica.

Stampiamo moneta: La competitivitá presunta della svalutazione é una favola. Quando esisteva la lira la svalutazione era lo strumento con cui la classe politica poteva continuare a “spendere allegramente”. Come ci ricorda Wikipedia :“Per decenni le banche centrali hanno operato seguendo le direttive dei rispettivi governi, che hanno promosso la creazione di moneta per finanziare l’eccedenza di spesa pubblica che non poteva essere coperta dall’imposizione fiscale. L’obbligo di sottoscrivere i titoli non collocati ha gravato fino al 1981 sulla Banca d’Italia. Gli aumenti della base monetaria sono stati all’origine di forti aumenti dei prezzi. Il tasso di inflazione ha raggiunto, tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta, anche livelli del 20-25% annuo.”  La conseguente inflazione da svalutazione non é altro che una tassa aggiuntiva per il mantenimento di uno stato inefficiente. Se dopo una svalutazione vediamo il pane aumentare del 20% che differenza c’é rispetto ad un aumento di IVA? ma qualcuno preferisce chiamarla “svalutazione competitiva”. Nelle teorie monetarie esistono effettivamente delle tecniche di svalutazione che servono per periodi brevi come stimoli economici ma in Italia, esclusi rari casi, la svalutazione era sistematica e veniva usata come velo per l’incapacitá a governare.

Ridimensionamento della Casta: Il costo della nostra classe politica é sicuramente vergognoso se paragonato con altri paesi Europei. La sua riduzione é prima di tutto una prioritá morale prima che economica. Il costo totale del Parlamento Italiano vale uno 0,075% del Debito pubblico. Questo non vuol dire che non debba essere ritoccato al ribasso ma che non é la causa dei nostri problemi economici né tanto meno la prima voce dei costi pubblici.

Le diverse cure proposte sono quindi sostanzialmente lontane dall’obiettivo che si prefiggono. In maniera trasversale a tutte le forze politiche (escluso il M5S) c’é la spiccata propensione all’autoassoluzione politica. Tutte le cause sono sempre esterne allo Stato e gli sforzi pesano sempre sul carico fiscale di cittadini e aziende.

L’unico problema dell’occupazione Italiana

L’Italia ha invece un UNICO grande problema che grava come un macigno sull’occupazione: la COMPETITIVITÁ. Il lavoro e i lavoratori in Italia non sono competitivi perché ci sono semplicemente troppi costi dovuti ad imposizioni pubbliche di vario genere. L’unica arma é la detassazione del lavoro. Le aziende pagano troppo per lavoratore e quindi non investono e non assumono. I lavoratori pagano troppe tasse e il loro potere di acquisto diminuisce.

Sentire rappresentanti economici come Fassina che promuovono un rafforzamento della contrattazione sindacale come via per la competitivitá é semplicemente abominevole. Fassina afferma che un congelamento dei salari mediante contratti sindacali é la via per liberare investimenti. Aggiunge inoltre che le aziende Italiane in questi anni hanno investito poco (e quindi é colpa loro). Questa mentalitá é dannosa per il paese e andrebbe sradicata da una forza politica importante come il PD.

L’Italia é un paese dove gli stipendi sono tutt’altro che elevati ma nonostante questo le aziende non investono e sopratutto quelle straniere non vengono in Italia per produrre.

Fassina non si chiede dov’é il problema e pensa basti congelare gli stipendi giá abbondantemente fermi. Non é forse che la macchina Stato+Sindacati ha un costo troppo elevato sul lavoro?

Per evitare discorsi retorici e ideologici é necessario come sempre considerare le statistiche e i numeri. Fonti Eurostat e OCSE.

unit labor costs

L’Italia é la terza potenza economica dell’Europa ma é l’ultima (ULTIMA) come “Costo del lavoro per singolo lavoratore”, dietro a tutti gli altri paesi Europei compresi Grecia, Irlanda, Portogallo etc.

Nessuno é peggio di noi nemmeno la fallita Grecia. Chiediamoci come mai i tedeschi hanno un costo per lavoratore piú basso del nostro nonostante abbiano gli stipendi piú alti? Che abbiano regole del lavoro fatte per favorire aziende e lavoratori e non lo Stato? Sicuramente hanno meno persone che la pensano come Fassina.

Il costo del lavoro non é l’unico fattore in cui l’Italia si distingue, ci sono anche altri ambiti strettamente collegati come la produttivitá:

productivity II

Anche in questo caso manteniamo la prima posizione partendo dal basso con una Grecia che ci ha superato nel 2012.

Oltre il danno la beffa.

Il grafico che segue elenca le ore lavorate medie nei principali paesi Europei.

Countries Working Hours

L’Italia é al settimo posto ben lontana da paesi con economie paragonabili come Francia e Germania dove i lavoratori dedicano all’anno un bel 20% in meno di ore.

Quindi il lavoratore Italiano:

  • Lavora di piú
  • Viene pagato di meno
  • Paga piú tasse

Tutti questi indici negativi non sono altro che il risultato di politiche del lavoro perdenti fatte negli anni passati. Non si é mai cercato di ridurre il peso dello Stato sul trattamento dei lavoratori. La conseguenza é stata quella di una riduzione dei salari da parte delle aziende , una sorta di inflazione interna per combattere i costi alti dovuti alle imposte. In questa situazione non é accettabile continuare ad inneggiare all’austeritá, alle tasse per ricchi o alla caccia all’evasore se prima non si riduce l’enorme costo delle imposte sul lavoro. Non é accettabile che un sistema cosí costoso e poco efficiente continui a gravare sul lavoro e sull’economia.

Quando si sentono propagande raccontare un’Italia dove le contrattazioni sindacali collettive sono un requisito fondamentale del lavoro e che l’aumento delle tasse é necessario per cause contingenti, sarebbe forse il caso di sventolare davanti questi grafici. Se il lavoro non viene libera delle zavorre di Stato siamo destinati a posizionarci stabilmente in una nuova economica di “decrescita infelice”.

 

Nota: nella pagina web delle statistiche OCSE é possibile analizzare, filtrare o semplicemente scaricare molti dati economici. 

Il Comunismo che chiede aiuto al Capitalismo

Communist Party  Ho sempre simpatizzato e quasi sempre votato a sinistra ma ammetto che certi concetti di base dell’ideologia sinistrorsa ancora vivi ai giorni nostri, mi lasciano perplesso e (negativamente) stupito.

Votare a Sinistra o averne simpatia non vuol dire necessariamente essere un comunista in senso stretto perché é provato dalla storia che questa dottrina economica non puó funzionare per mancanza di un modello economico aperto. I vari tentativi storici di applicare un sistema Comunista (o diciamo un Socialismo reale) hanno avuto dei seri problemi di fattibilitá e non hanno portato dei vantaggi al proletariato che tanto avrebbe dovuto avantaggiarsene.

L’attuale propaganda elettorale di alcuni gruppi di Sinistra piú tradizionali (SEL per esempio) mi lascia esterefatto. Uno puó essere un convinto idealista ma ad un certo punto dovrá pur iniziare a guardare in faccia la realtá e il mondo con la sua storia e i suoi numeri. Sentire nel 2013 qualcuno che trova nell’economia di mercato la causa di tutti i mali, il nemico da combattere, mi sconvolge; come se il nostro mondo fosse cresciuto per grazia del solo sistema pubblico.

La prima domanda che mi piacerebbe fare ad un Nichi Vendola di turno é di spiegarmi quale é il motivo del successo dei Comunisti Cinesi nell’attuale economia mondiale. L’esempio della Cina, a me vicina per motivi lavorativi, é secondo me significativo per dimostrare che nel nostro mondo (diciamo negli ultimo secoli) l’economia di mercato é stata il solo motore per il miglioramento delle nostre condizioni di vita.

In Cina nel momento in cui si applicarono i principi della rivoluzione culturale proletaria venne cancellato tutto quello che aveva a che fare con la libertá privata, culturale e di mercato e l’economia passava sotto il completo controllo dello stato. I risultati di questa economia pianificata si sono visti chiaramente e i numeri della povertá cinese ne sono la prova. Una macchina pubblica non puó gestire in efficienza un’economia e come conseguenza senza un’economia solida anche i proletari non ne traggono vantaggio.

Dopo la morte di Mao l’economia cinese ha subito delle modifiche strutturali che si possono suddividere nelle seguenti fasi:

Prima fase 1978-1989:

Lo stato pesava per un 80% della capacitá produttiva del paese, l’80% della popolazione (1 miliardo) era in gran parte occupata presso fattorie gestite in comunitá.

Nel 1978 Deng Xiaoping andó al potere cercando di modificare per la prima volta l’ideologia che guidava il paese e che aveva portato a 29 anni di impoverimento dovuto a una pianificazione economica centralizzata e inefficiente gestita completamente dallo stato.

In questi 29 anni tutti i risultati economici, principalmente derivanti dall’agricoltura vennero utilizzati per investimenti nell’industria ma per inefficienza delle varie pianificazioni statali crearono solo costi e vennero quindi sprecati per strada.

Deng Xiaoping portó delle regole nuove che sarebbero state definite eretiche sotto Mao:

  • Libertá per gli agricoltori di coltivare cosa volevano
  • Lo stato pagava direttamente i prodotti agli agricoltori

L’agricoltura rimaneva il combustibile per l’industria ma le regole di mercato venivano allentate, si introduceva un pó di libero mercato, risultati:

  • In 10 anni la produzione Agricola raddoppió nonostante molta gente emigró verso le cittá
  • Anche l’industrializzazione crebbe di conseguenza e quindi si ridusse la disoccupazione.

Dopo queste scelte Deng Xiaoping prese delle decisioni ancora piú drastiche rispetto al passat (il nocciolo dell’articolo): Cercó di attirare capitali esteri per gli investimenti. Praticamente chiese aiuto al capitalismo per far crescere il paese perché la pratica dell’ideologia aveva fallito.

Creó delle zone franche a tasse e burocrazia ridotta per attrarre aziende estere che arrivarono in fretta. Nel 1984 erano 14 le cittá a zona franca. Questi investimenti ebbero un rallentamento nel 1989 quando le repressioni di piazza Tiananmen aveva fatto ripensare gli investitori esteri.

Seconda fase 1990-2008:

Dopo la fase di rallentamento gli investimenti continuarono ad arrivare accelerando negli anni 90. Nel 1990 gli investimenti esteri erano di 5 Mrd $ e crebbero fino a 38 Mrd $ nel 1995. Per chiudere a 100 Mrd$ all’inizio del 2000.

Le aziende continuavano ad investire nella speranza di vendere in quel mercato e la Cina faceva di tutto per attrarle ed acquisire le capacitá manageriali e tecnologiche che la rivoluzione culturale aveva cancellato.

Alle aziende estere erano offerte tasse basse, possibilitá di acquistare terre con l’unico intento di accelerare il processo di assunzione dei cinesi nell’industria.

Il Capitalismo era la chiave della crescita per Deng Xiaoping che aveva comunque mantenuto un apparato statale Socialista per il controllo. Il suo piano nel lungo periodo ha dato ragione alle sue idee.

In 30 anni la Cina ha portato fuori dalla povertá 600 Milioni di persone. Ripeto: 600Milioni di persone (l’Europa ha 500 Milioni di abitanti).

Dal 1980 al 2008 il potere di acquisto pro-capita dei cinesi é aumentato per un fattore moltiplicativo pari a 11. Ripeto: moltiplicato 11 volte. (Come se in Italia uno stipendio di 2milioni di Lire nel 1980 diventasse circa 11000 Euro nel 2012)

 Ma perché il mercato é cattivo e lo Stato é buono?

Questo articolo non vuole essere un manifesto contro la Sinistra perché anche a Destra (forse anche in maniera piú accentuate sotto alcuni aspetti) c’é la persistente difensiva della macchina statale. Cosa deve rimanere in mente dopo questa piccolo parentesi cinese? L’idea che un controllo pubblico del mercato non puó essere né efficiente né positivo per i lavoratori e per tutti i cittadini. L’Italia ne é (purtroppo) un esempio perfetto:

  • La Burocrazia Italiana é inefficiente e troppo complessa
  • La macchina statale é troppo costosa (tasse) e impatta negativamente sul mondo economico produttivo.
  • Lo Stato cerca di controllare molte delle attivitá economiche impedendo che si realizzi un libero mercato quindi competizione quindi piú lavoro.
  • Molti dei servizi Statali che potrebbero essere gestiti privatamente vengono mantenuti all’interno del confine pubblico per puro interesse di controllo e come risultato portano all’inefficienza dei servizi stessi. Un esempio é la gestione delle energie alternative a controllo pubblico.
  • Lo stato Italiano spreca. http://www.linkiesta.it/corte-dei-conti-ue-efficienza-energetica

Il motivo per cui le condizioni di mercato in Italia peggiorano é anche dovuto al fatto che nessuno si sogna, per  motivi sopra elencati di investire e creare lavoro in Italia, se ci viene é solo per ferie ma nemmeno piú tanto.

In queste condizioni mi chiedo come ci possano essere ancora politici (ma anche elettori) che cercano di convincere che é il mercato libero la causa di tutti i mali mentre la gestione pubblica é la soluzione. L’Italia é la prova che siamo esattamente nella situazione opposta: uno Stato inefficiente grava sull’economia e non ne aiuta la crescita.

Ho preso Nichi Vendola come esempio perché ha spesso la brutta abitudine di additarela ricchezza come un nemico da stanare. Se un imprenditore che nella vita ha investito i suoi soldi e fatto lavorare gente é per definizione “da spellare di tasse” solamente perché possiede piú della media. Essere ricchi (se non lo si é per malavita) non é una colpa, é una fortuna e spesso anche una qualitá (tutti possono essere lavoratori ma non tutti possono avere le capacitá di imprenditori). In Italia abbiamo una classe politica che vive sulle nostre spalle con stipendi eccessivi e multipli rispetto ad alti manager privati e la stessa classe politica si permette di accusare chi ha soldi? Non mi pare una atteggiamento corretto, il nemico non é il privato ma il pubblico.

Non voglio fermarmi al solo Nichi povero, non é l’unico. Da Destra a Sinistra é pieno di politici che difendono la macchina statale e la sua esistenza; la spacciano come garanzia per il cittadino ma é solo una garanzia per loro e un furto autorizzato per noi.

MENO STATO, PIU’ MERCATO, PIU’LAVORO.

Usciamo dalla nostra “Rivoluzione Culturale”.