Il programma di Grillo: Tanto cuore ma poca testa

Il Movimento 5 Stelle (M5S) é un fenomeno che si avvia ad essere uno dei maggiori protagonisti delle prossime Elezioni politiche. Il movimento é incentrato sulla figura di Bepper Grillo che é alla base dell’iniziativa e senza di lui il movimento e le varie singolaritá non avrebbero né visibilitá né successo.

Il valore aggiunto del M5S é “l’effetto terremoto” che porterá nel mondo della politica considerando l’alta probabilitá di raggiungere percentuali non trascurabili in Parlamento. Molto probabilmente il suo effetto nel tempo si ridurrá fisiologicamente come sta avvenendo per movimenti simili in Europa dove la distanza tra le forti aspettative e i risultati concreti hanno inevitabilmente portato ad una delusione e la conseguente perdita di consensi.

Per un’analisi concreta delle idee del M5S é utile dare un’occhiata al NON-Programma disponibile e invariato da molti anni sul sito ufficiale di Beppe Grillo.

Il NON programma si divide in 7 sezioni: Stato e Cittadini, Energia, Informazione, Economia, Trasporti, Salute, Istruzione e per ognuna di esse vengono elencati i diversi punti.

Stato e Cittadini

Il grosso del programma é dedicato alla riduzione dei privilegi per le cariche pubbliche. E’ il manifesto “Anti-casta” che ha sempre contraddistinto il M5S e che ne fa il valore aggiunto primario. La questione dei privilegi é di fondamentale importanza per la ricostruzione della “moralitá politica” del paese. Un cambiamento drastico della politica é necessario nel nostro paese e il M5S é l’unica voce che costantemente lo richiama. L’impatto economico della riduzione dei privilegi invece non é cosí consistente sul debito pubblico come molti credono ma questo non viene mai esplicitato.

Alcune proposte della sezione come l’abolizione delle Province o l’accorpamento dei comuni  sono sicuramente positive ma bisogna dare qualche informazioni in piú sulle metodologie di applicazione. Tutti i Partiti hanno annunciato queste misure ma nessuno é stato in grado di applicarle.

La presenza di Internet e la partecipazione via Web dell’elettorato viene richiamata con insistenza ma non ha grossi vantaggi in termini democratici considerato lo scarso uso Italiano della rete e la copertura della banda larga.

Si chiede l’abolizione delle Authority senza capire che invece dovrebbero essere potenziate e de-politicizzate per combattere i monopoli e rendere il mercato piú competitivo. Il programma da un lato chiede di eliminare i monopoli dall’altro di cancellare l’arbitro, un controsenso.  Le Authority devono cambiare e separarsi dal controllo politico ma non é eliminandole che si migliora il mercato Italiano.

Energia

Il capitolo energetico sembra completamente e innegabilmente positivo. E’ molto forte infatti nel M5S l’attenzione per la cosiddetta Green Economy con una forte spinta verso il rinnovamento nella produzione di energia e il conseguente miglioramento della societá. Tutti principi corretti e condivisibili ma da una lettura piú attenta ci si accorge della presenza insistente della parola “Incentivazione”.  Il mercato delle energie rinnovabili ha giá dimostrato i suoi limiti in termini di costi per la collettivitá. Nel nuovo conto energia (versione 5.0) le incentivazioni arrivano a quasi 7 miliardi di Euro l’anno (tetto massimo annuo del Conto Energia). Questo meccanismo perverso di incentivazioni selvagge ha portato ad un incremento fortissimo e falsato del fotovoltaico e del numero di impianti istallati un pó ovunque (drogaggio di mercato) principalmente per convenienza economica.

Il risultato si é visto nel 2011 quando l’Italia (udite udite) ha superato la Germania in numero di istallazioni fotovoltaiche portandosi al primo posto a livello mondiale:

  1. Italia 6,9 GW
  2.  Germania 5,9 GW
  3. US 2,7 GW
  4. Cina 1,7 GW

Questa fantastica performance del popolo Italiano che non brilla per essere nativamente ecologista dimostra che c’é qualcosa di strano e che gli incentivi forse sono un pó troppo generosi.

Continuare a spingere sull’incentivazione di tutte le energie alternative non é la strada migliore perché:

  • Le risorse per le incentivazioni non fanno altro che gravare sulle imposte di tutta la collettivitá.
  • Il peso degli incentivi é alto. Basta considerare che la sola proposta di rimodulazione dell’IMU promessa da Bersani pesa 2 Miliardi all’anno mentre gli incentivi per il solo fotovoltaico sono 3 volte maggiori.
  • I risultati in termini di istallato previsti per il 2020 sono giá stati superati da molto tempo.
  • Se si considerano tutte le altre fonti rinnovabili a quanto puó salire il peso delle incentivazioni totali?
  • Gli incentivi drogano il mercato e lo distorgono con conseguenze sociali. Molte aziende italiane nel settore del fotovoltaico hanno investito molto negli anni del boom e adesso, con un mercato che rallenta e torna a livelli “non drogati”, si ritrovano in crisi con rischio licenziamenti. L’incentivo ha creato purtroppo il danno e non puó essere un’eterna cassa integrazione.
  • Esistono energie rinnovabili come le biomasse che non possono economicamente (ed ecologicamente) sopravvivere salvo rari casi. In quasi tutti i progetti di impianti per Biomasse (Energia termica prodotta bruciando fondamentalemente legname) la fattibilitá é legata alla presenza di finanziamenti pubblici. Non é accettabile avere una fonte di energia anche pulita che necessita costantemente di soldi pubblici. Le Biomasse per esempio lavorano bene per impianti piccoli che coprono qualche abitazione. La visione di molti peró é di usarle come centrali per aree piú estese e a controllo pubblico con la scusa della valorizzazione del territorio. La conseguenza é di un costo per la collettivitá ed un controllo pubblico e politico del mercato energetico.

L’incentivo statale ha un senso per la promozione di una tecnologia ma deve essere limitato nel tempo e controllato. Quando invece un fenomeno é artificialmente tenuto in vita dai soli incentivi statali, che generano spesso anche speculazioni, sarebbe bene riflettere e muoversi con cautela.

Il programma del M5S considera probabilmente risorse monetarie illimitate e gioca sul fatto che nessuno si permette di criticare un’energia rinnovabile semplicemente per ignoranza diffusa sui reali costi.

L’efficienza energetica degli edifici é un altro punto condivisibile del programma energetico. La trasformazione peró non puó essere fatta da un giorno all’altro perché avrebbe un impatto troppo alto sulle finanze dei singoli cittadini e dello stato.  In Italia dovremmo prima di tutto imparare a gestire i fondi giá a disposizione evitando pessime figure. Pretendere una cosí forte gestione pubblica (incentivazioni) dopo questi esempi di inefficienza non ha un senso pratico e logico.

La politica selvaggia di incentivazione vá fermata in questa forma e controllata in ogni sua voce. Servono numeri e progetti reali altrimenti si parla come sempre senza avere in testa le soluzioni vere.

L’attuale mancanza di risorse pubbliche non rende possibile il finanziamento di molti punti e quindi alcune promesse rimarrebbero scritte solo sulla carta o pubblicate sul Web (con conseguente consumo energetico dei server).

Informazione

Questo capitolo ha un punto molto importante e condivisibile: la cancellazione dei finanziamenti alle testate giornalistiche. La scarsa qualitá del giornalismo Italiano é il risultato del controllo totale da parte della politica. Nessuno si permette di criticare il proprio datore di lavoro e questo non puó che influire sulla libertá di informazione. In Italia non c’é un problema di libertá di stampa come molti credono ma un grosso problema di libertá di INFORMAZIONE. L’idea di finanziare tutti come segno di libertá di espressione é fondamentalmente sbagliata. Gli unici finanziatori della Stampa devono essere i suoi lettori e non tutti i cittadini Italiani attraverso le tasse.

La parte relativa all’informazione televisiva (divieto di possedere un certo numero di televisioni etc.) va in una direzione esplicitamente antiberlusconiana che potrebbe peró rivelarsi nociva per la libertá di mercato. Il tutto andrebbe calibrato e specificato. La rinegoziazione delle frequenze é corretta ma 5 anni sono un arco temporale corto per un ritorno degli investimenti e quindi solo pochi (e grandi) potrebbero permetterselo.

Un argomento molto caro al M5S é la rete. Molti dei suoi punti peró sono concettualmente sbagliati e non applicabili:

Internet gratis per tutti e copertura ADSL di tutto il territorio: La realtá é che dietro a questi due punti c’é qualcosa che si chiama “mercato delle telecomunicazioni” ed esistono dei soggetti chiamati “Operatori fissi” i quali vendono i loro servizi di accesso alla rete e non possono essere trascurati. Promettere Internet gratis per tutti vuol dire semplicemente che:

  • la connessione é pagata dallo Stato notoriamente non molto ricco e con i bilanci negativi
  • La concorrenza e gli operatori stessi sparirebbero insieme al mercato delle telecomunicazioni che verrebbe controllato al 100% dallo Stato con consistenti e inevitabili esuberi di personale (il mercato delle TLC ha una dimensione non trascurabile).

Stesso discorso per la copertura ADSL di tutto il territorio. Chi lavora nel settore sa benissimo che questi investimenti non sono piccoli, basta considerare che portare una fibra in cima ad una montagna non é a costo zero. Gli operatori non coprono tutte le aree per un problema di recupero degli investimenti. Il Ritorno degli investimenti (o profitto) non é una bestemmia ma la base del ciclo economico, senza questa “piccola” variabile si ferma tutto. Se un’azienda é costretta a fare investimenti senza recuperarli soffrirá di un conseguente aumento dei costi interni che in qualche modo dovrá essere riequilibrato. Se non si vuole invece far leva sui bilanci delle aziende allora gli investimenti dovrá farli lo Stato e si torna al solito discorso delle sovvenzioni quindi, abbiamo disponibilitá? NO.

Statalizzazione della rete di Telecom Italia e l’impegno da parte dello Stato di fornire gli stessi servizi a prezzi competitivi ad ogni operatore telefonico: E’ necessario considerare che tutto quello che passa allo Stato diventa automaticamente un costo dei cittadini. Sinceramente non credo che oltre al canone ci sia l’interesse di pagare nuovamente l’infrastruttura di rete Telecom Italia (perché se passa allo stato si pagherá 2 volte). L’attuale mercato delle telecomunicazioni obbliga giá adesso Telecom Italia a vendere a prezzo di costo (concetto non facilmente quantificabile) l’accesso alla sua rete. Questo serve per garantire la stessa possibilitá di copertura nazionale ad ogni operatore. Il  meccanismo é controllato dall’Authority e sfocia nell’offerta Telecom Italia chiamata Wholesale (vendita all’ingrosso). E’ il caso di gestire tutto pubblicamente sopratutto considerata la scarsa efficienza del nostro Stato? Come giá detto precedentemente é meglio migliorare le regole per la competizione di mercato attraverso un potenziamento delle Authority?

 Introduzione dei ripetitori Wimax per l’accesso mobile e diffuso alla Rete:  Come giá spiegato in un altro post la tecnologia LTE é la strada per l’accesso mobile. La tecnologia WiMax sembra aver preso un binario morto. A parte il discorso tecnologico chi dovrebbe pagare i “ripetitori”? sempre il solito Stato? Il grosso problema Italiano degli accessi Wireless non sono i ripetitori che sono investimenti infrastrutturali dell’operatore ma é la disponibilitá di frequenze. Liberalizzare le frequenze wireless ad oggi bloccate (almeno per il Wifi) é la strada per il miglioramento del mercato prima di istallare le antenne pubbliche. Ognuno faccia il suo mestiere, lo Stato faccia lo Stato e non l’operatore di rete.

Allineamento delle tariffe di connessione a Internet e telefoniche a quelle europee: La superficialitá di questo punto é disarmante. Le tariffe non cadono dal cielo o sono decise sulla base di scelte “tiranniche”ma rispondono a leggi di mercato che considerano costi, ricavi e competizione di mercato. I vari paesi Europei per condizioni di mercato diverso hanno ovviamente tariffe diverse. Chiedere un allineamento delle tariffe senza avere le stesse regole di mercato é impraticabile. Il mercato Italiano a differenza di altri paesi non aiuta la concorrenza ma preferisce organizzarla attraverso il controllo pubblico. Il risultato é che in Italia le tariffe non seguono regole di concorrenza vere ma regole di connivenza.

La strada non é allineare le tariffe ma allineare la libertá di mercato grazie al rafforzamento delle varie Authority. Le Authority servono anche per la diffusione della rete perché se ben fatte migliorano la competizione e quindi la possibilitá di investimenti differenziati (piú operatori anche locali) al posto di un controllo centralizzato (e politicizzato) di pochi.

Ad  esempio nel gruppo Vodafone, l’Italia é il paese che ha il margine operativo piú alto  cioé fa piú profitto rispetto agli altri paesi. I costi Italiani delle reti non sono piú elevati e allora come mai le tariffe sono piú alte nonostante i profitti abbondanti? Semplicemente manca la competizione vera. In Italia si preferiscono gli accordi fra i diversi operatori alla reale competizione in modo da mantenere profitti piú alti per tutti. Un Authority vera e forte é l’unica alternativa per abbattere questo vizio tipicamente Italiano e il mercato libero e la competizione sono gli unici metodi per abbattere le tariffe.

Economia

Il paragafo é alquanto imbarazzante. In mezzo alla piú grande crisi del secolo si dimostra di non avere la reale comprensione della gravitá del momento. E’altrettanto vero che in nessun programma di partito si riscontra una conoscenza economica all’altezza della situazione ma considerato che il M5S si propone come il nuovo, allora ci si aspetta che sia diverso e migliore.

Il Grillo-pensiero economico non fa altro che inventare favole con orchi cattivi vestiti da banche che hanno il 100% delle responsabilitá e devono essere sconfitti. La differenza fra Grillo e Berlusconi é praticamente nulla, nel caso del Cavaliere gli orchi hanno semplicemente un uniforme tedesca ma sostanzialmente sono anch’essi parte di un fantomatico complotto globale.

Notizie degli ultimi giorni sembrano dare ragione a Grillo e alla sua propaganda anti banche ma purtroppo sono solo la dimostrazione che nel mercato servono regole chiare e non la nazionalizzazione delle banche. Nel caso di MPS infatti il controllo politico locale (e quindi pubblico) é forte come in tutte le altre banche italiane ma nonostante questo non si sono evitati gli schianti. Il problema quindi non é nazionalizzare ma fare regole vere e controlli severi. E’ lo Stato che mediante la politica controlla le banche e non il contrario come tutti pensano, incluso Grillo, e i risultati si vedono.

Utilizzare il termine “Scatole Cinesi” nel programma é un pó troppo generico e diventa difficile identificare aziende che rientrino in questa categoria. Non vengono indicati invece quali sono le nuove regole da introdurre per la loro eliminazione o controllo.

L’abolizione dei Monopoli ha sicuramente un impatto positivo sull’economia ma forse bisogna ricordare a Grillo che letteralmente significa liberalizzare cioé lasciare tutto in mano al mercato (cattivo). Sentendo i discorsi pubblici del comico non sembra peró che le liberalizzazioni siano una prioritá per il M5S.

Evitare che la stessa persona faccia parte di diversi consigli di Amministrazione (specialmente per aziende in competizione) e anch’esso un elemento di liberalizzazione e per questo condivisibile e importante.

Sul discorso Debito pubblico invece il programma é nullo e questo non fa onore considerati gli attuali problemi.

Riduzione del debito pubblico con forti interventi sui costi dello Stato con il taglio degli sprechi: Non é una risposta seria ma solo generica se non viene accompagnata da numeri a sostegno. Qual’é la differenza fra Grillo e il Pifferaio magico di Arcore con questo tipo di argomentazioni? Se si vuole dimostrare di essere un’alternativa seria bisogna differenziarsi con proposte credibili e concrete. Non si puó parlare di riduzione dei costi quando nel resto del programma si distribuiscono incentivi, si acquistano reti di Telecomunicazioni oppure “ripetitori WiMax” in nome di una presunta equitá.

Il ricorso alle casse dello stato (che in Italia non sono propriamente colme di denaro) é ben rappresentato dai seguenti punti:

  • Favorire le produzioni locali
  • Sostenere le società no profit
  • Sussidio di disoccupazione garantito

Il programma finanzia tutto, lo Stato paga anche chi sul mercato non fa Profit. E come si fa a criticare qualcosa chiamato “No Profit”? Il profitto é il “male” e il No-Profit é il bene assoluto, giusto? No, é solo beneficenza pura e se rientra in un programma di economia nazionale richiede delle regole precise ed eque per le distribuzione di questi fondi (non illimitati). Serve identificare i soggetti destinatari con chiarezza per evitare il rischio di clientelarismi. Questo aspetto peró non viene ovviamente considerato.

Le produzioni locali dovranno anche loro essere finanziate ma aspettiamo Grillo e qualche spiegazione/numero in merito.

Il Sussidio di disoccupazione é la perla del programma economico, quasi pari al “ milione di posti di lavoro”. Una societá seria deve pensare prima a creare le migliori condizioni per il lavoro e non al sussidio per chi il lavoro non ce l’ha piú. I sussidi sono socialmente necessari ma non illimitatamente disponibili e questo bisogna dirlo alla gente, é trasparenza e correttezza morale.

Incuriosisce inoltre come un programma di economia nazionale consideri anche settori industriali non particolarmente importanti come la produzione di distributori di acqua in bottiglia. Ma questo rimarrá uno dei misteri irrisolti.

L’economia conta attualmente piú di qualunque altro aspetto, quando scarseggia le persone si impoveriscono e lo Stato di conseguenza non ha le risorse per gli aiuti (che arrivano dalle tasse e quindi dal lavoro). Nel programma del M5S l’economia é invece sottovalutata in termini di proposte fattibili, é il segno di una chiara impreparazione ad argomentare soluzioni con il risultato che almeno un 80% del programma risulta impraticabile.

Trasporti

Il capitolo dei trasporti segue ovviamente la linea “Green” indicando tutta una serie di azioni puntuali sull’incentivazione alla mobilitá ecologica. Tutto ragionevole nell’ottica di un “mondo piú sostenibile”. E’di sicuro effetto mettere le piste ciclabili come prioritá ma forse il loro sviluppo non si addice a programmi nazionali e le argomentazioni andrebbero discusse a livello regionale se non comunale.

La voce “corsie riservate per i mezzi pubblici” suona addirittura come un obbligo scritto sull’acqua. Immagino che molte aree urbane abbiano giá corsie riservate e il fatto che in alcune zone non esistano forse é legato piú a difficoltá costruttive/finanziarie piuttosto che ad un’anima “nera” delle amministrazioni locali.  Le infrastrutture hanno dei costi e in un momento di crisi sono difficili da applicare anche con la volontá.

Nei trasporti si ricorrere alle incentivazioni su quasi tutte le proposte. Ripeto: se si promette un servizio pubblico é necessario esplicitare il modo in cui si coprono i costi perché in un periodo di crisi potrebbe risultare impossibile rispettare la promessa. Il rischio é di parlare al vento con argomenti per greggi, non é il caso. La parola “deficit” fino a prova contraria ha ancora un significato nonostante alcune sconsiderate teorie monetarie , con cui Grillo simpatizza, lo considerino una via illimitata di sviluppo.

Il punto sulla TAV é esclusivamente politico. La TAV é condivisibile o meno a seconda delle proprie convinzioni sullo sviluppo di un paese. La materia é difficile da decodificare al 100% per il gran numero di interessi da entrambe le parti, NO-TAV e PRO.

La “Banda Larga” nei trasporti non é chiara, forse é legata alla voce “telelavoro” anche se é ovvio il legame fra le due cose. Il Telelavoro richiede secondo programma degli incentivi non ben definiti ma nella realtá ha bisogno solo di una regolamentazione e gli incentivi alle aziende arrivano direttamente dall’applicazione stessa del telelavoro senza bisogno di soldi pubblici.

Salute

Si promuove l’informazione sanitaria come mezzo di prevenzione. Tutto corretto se non fosse che non é un punto fondamentale della gestione sanitaria Italiana. Un cittadino Italiano non percepisce la carenza informativo-sanitaria come causa principale della “Mala-Sanitá”. Se l’informazione fosse l’unico problema sanitario Italiano saremmo giá ad un ottimo livello di servizio ma purtroppo le carenze sono altrove e ben piú importanti.

Nel programma Salute non compare invece alcun riferimento a problemi reali del sistema sanitario Nazionale e ogni singolo punto del programma si occupa di aspetti alquanto marginali. L’Introduzione di oppiacei per la cura del dolore per esempio non ha grossa influenza sul miglioramento generale della Sanitá Italiana. Sono elencati punti sicuramente condivisibili e utili ma ben lontani dal miglioramento dell’intero sistema, semplicemente opzioni secondarie di gestione.

La Sanitá Italiana come in tutti gli altri paesi Europei ha un peso molto forte sui costi generali dello Stato. Il problema Italiano é che questo grosso costo non viene percepito dai cittadini come servizio. Quello che serve é invece un programma per rendere le spese efficienti e liberare risorse per migliorare il servizio stesso. Ogni Ente sanitario non deve per esempio avere autonomia delle proprie forniture ma questo deve essere gestito centralmente in modo da ridurre i costi. In questo modo si evita di pagare una siringa in Sicilia il doppio di quello che si paga a Milano. E’ la teoria dei “Costi Standard”.

“Introduzione del reato di strage per danni sensibili e diffusi causati dalle politiche locali e nazionali“ non é sinonimo di serietá per un programma sanitario ma solo uno stimolo per forcaioli populisti in cerca di vendetta. Bisogna creare delle regole e dei controlli veri non aggiungere reati per giustiziare meglio i colpevoli.

Le discussioni reali non vengono affrontate dal M5S ma si preferisce elencare idee anche giuste ma che non hanno impatto nel miglioramento globale del sistema Sanitario Nazionale.

Istruzione

Due punti fra tutti importanti e condivisibili, l’abolizione del valore legale del titolo di studio e l’integrazione fra Aziende e Universitá anche se quest’ultima proposta andrebbe elaborata meglio.

Il continuo forzare su Internet e la rete é invece eccessivo. La rete non serve agli studenti per studiare ma l’informatizzazione dell’istruzione significa creare una rete di scuole su tutto il territorio in maniera piú efficiente di come viene fatto adesso (ottimizzare la spesa).

Internet non é il luogo dove risiede l’istruzione ma é solo un utile mezzo per recuperare rapidamente alcune informazioni. Internet non migliora l’istruzione é solo uno strumento alternativo di comunicazione.

I libri di testo elettronici possono essere un eventuale alternativa ma non capisco quale legame abbiano con la gratuitá. Il prezzo di un libro non é solamente carta e copertina ma anche diritti dell’autore. Credo che il lavoro per la scrittura di un libro debba essere riconosciuto con un prezzo oppure la sua diffusione gratuita una scelta dell’autore. Dire che é automatica con la diffusione in rete é solo un modo per giustificare la pirateria oppure per caricare lo Stato di costi aggiuntivi in caso debba pagare i libri.

Il sistema nazionale va riformato e reso piú efficiente, in generale deve essere valutato e valorizzato il lavoro di ogni singola scuola o Universitá. Ogni ente deve essere misurato (punto che esiste ma é blando) per i suoi risultati. I mezzi per misurare ci sono ed é possibile valutare interi istituti o singoli insegnanti. Le scuole devono essere in competizione fra di loro per accedere ai fondi statali e l’unico metro di misura sono i risultati didattici. Non é ammissibile far cadere dall’alto i finanziamenti senza distribuirli equamente sulla base di risultati. Bisogna premiare gli insegnanti e stimolarli a fare meglio creando strumenti di misura per la famosa meritocrazia.

Il programma M5S non contribuisce in tale senso ma decide solo di distribuire i soldi senza introdurre regole di valutazione.

Conclusioni

Il M5S é effettivamente l’UNICO movimento schierato contro i privilegi della “Casta” e questo ne fa il grosso valore aggiunto. L’impatto che il M5S avrá sulla moralitá politica sará sicuramente importantissimo e con risvolti positivi. Senza una classe politica morale é impossibile fare riforme.

Il valore del M5S e del suo programma peró non va oltre la lotta alla Casta.

L’organizzazione e i contenuti sono confusi , si passa da macro (abolizione province) a micro argomenti (spazi condominiali per le biciclette) senza una logica e dimostrando una certa superficialitá.

Non ci sono voci relative all’occupazione ma solo interventi per garantire sussidi alla disoccupazione e non é positivo considerato il periodo.

Il ricorso costante a finanziamenti statali sotto forma di incentivazioni, fondi pubblici o semplici acquisizioni statali di infrastrutture private rendono il programma ad alto rischio di fallimento per la quasi totalitá dei punti. Non si indica chiaramente come recuperare i soldi necessari agli investimenti ed é quindi scontato il ricorso a nuove imposte che andrebbero a gravare sui cittadini giá sottoposti ad una tassazione troppo elevata. Il “taglio degli sprechi”é un argomento troppo blando per il recupero dei fondi pubblici e nella realtá non puó coprire l’elevato sforzo imposto dal programma.

Il ricorso continuo al controllo statale di parti del mercato non fa altro che trasformare monopoli privati in monopoli pubblici con relativo peggioramento di prezzi e servizi per i cittadini. Mentre da un lato si chiede l’abbattimento di monopoli di fatto dall’altro si promuove il controllo dello Stato ovvero il monopolio per definizione.

Nel programma non sono indicate le iniziative per l’applicazione dei diversi punti. Se ci si presenta come una forza nuova e rivoluzionaria bisogna dimostrare di esserlo veramente anche in termini di contenuti altrimenti non si notano le differenze con l’attuale offerta politica.

Il M5S sfocia spesso per bocca di Grillo in assurde teorie economiche poi condivise passivamente dalla massa. Esse non hanno un razionale e sono la dimostrazione dell’assenza di conoscenze in materia. Questo non é accettabile per una novitá importante come il M5S in un periodo come questo, bisogna andare oltre la sola caccia alle streghe. Non serve trovare nemici serve risolvere i problemi.

Il M5S forse ha solo un problema di giovinezza …o forse anche no.

2 thoughts on “Il programma di Grillo: Tanto cuore ma poca testa

  1. Pingback: I deliri ipnotici di Grillo ai suoi comizi | Itaka

  2. Pingback: M5S e uscita dall’Euro, ci risiamo…. E poi si offendono se li chiamiamo ignoranti. | Itaka

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *